Questa volta la lavagna tecnica di Basket Magazine è riservata al giocato della decisiva gara 7 avvenuta nella giornata di ieri al Mediolanum Forum di Milano.

Le due squadre oramai si conoscono molto bene ma nonostante ciò ogni match nasconde delle insidie e delle particolarità che proveremo a captare insieme.

Quindi, mettetevi comodi ed immergiamoci nel nostro playbook.

Milano si cuce sul petto la terza stella.

30esimo scudetto. Ennesimo capolavoro di Re Ettore Messina.

Milano batte Virtus con il punteggio di 67-55 e si impossessa del trofeo della Lega LBA 2022/2023.

Prima di immergerci nei dettami tattici, dobbiamo dirlo, siamo in perfetta sintonia con le parole nel post partita di Nick Melli: “l’anno prossimo proviamo a fare al meglio delle 5 partite!”.

È stata una serie estenuante, fatta di alti e di bassi, di acido lattico, di muscoli contratti, picchi di adrenalina e chi ne ha più ne metta.

Ieri, abbiamo assistito ad una NON fantasmagorica e scintillante gara 7.

Nel pensiero utopico di tutti noi ci saremmo aspettati, o per lo meno speravamo in una partita punto a punto, con qualche ribaltone e perché no, con una giocata spettacolare nel finale di partita ed invece, la stanchezza l’ha fatta da padrona.

Andiamo in ordine.

Milano è partita subito forte mettendo in chiaro le cose, spinta dai 12.000 del Forum aveva forse un brio in più rispetto agli uomini di Scariolo che sono sembrati più spaesati e non pronti.

Un impatto così forte non era stato previsto.

Milano attacca subito il ferro rimanendo ancora ai suoi principi basilari: P&R dal centro o da un lato del campo, cercando una soluzione veloce o un ribaltamento per un Pick&Pop alto o un appoggio ad un terzo giocatore.

Cosa che ha funzionato e ha dato il largo ai ragazzi di Messina.

Le V nere nella metà campo difensiva hanno mal interpretato quella che era la mission di Don Sergio: chiudere l’area ed non lasciare vita facile si tiratori meneghini.

L’Olimpia è apparsa a tratti molto più fresca, sciolta, volando in contropiede e catturando i soliti rimbalzi che “spostano” l’andamento del match.

Bologna dal canto suo, pur provando a macinare gioco, (si sono visti tanti spain games) e buone scelte di tiro, la % di realizzazione è stata davvero bassa (37% a fine partita).

La verticalità di Jaiteh vista in gara 6 è venuta a mancare.

Il lampo di genio di Milos Teodosic è andato a scemare fino ad incaponirsi nel terzo quarto cercando di risolvere da solo la partita.

I giochi della Virtus, seppur ben congeniali, si sono sempre stampati sul muro bianco rosso vuoi per defaillances causando palle perse o per la bassa % al tiro.

Il gioco in post basso di Hackett non ha portato i suoi frutti a questo giro.

Seppur avendo a suo favore dei miss matches è apparso anche lui stanco.

Il gioco alto/basso con i pivot bolognesi vedi Shengelia-Mickey o Shengelia-Jaithe sono stati fermati e bloccati dall’aiuto difensivo di Milano scaturito dal pivot e da un piccolo a raddoppiare.

Quando la furia rossa è andata scemando (anche loro figli della stanchezza) è andata in scena una partita priva di bellezza del gioco. Scelte di tiro affrettate, forzature, e pochi scampoli di lucidità (per info chiedere e Gigi Datome).

La nota positiva per Bologna è che non era facile tenere i ragazzi di Messina a quota 48 punti all’inizio del 4 quarto.

Avevano tutti i presupposti per riaprire una gara partita male e poi chiusa peggio.

Il black out realizzativo delle V nere (Belinelli e Cordinier in primis) hanno inciso nella sconfitta finale.

Parlare di dettami tecnici è difficile per questa partita.

Si può annoverare la difesa zona e pressing a metà campo della Virtus per racimolare qualche punto e costringere gli avversari ad affrettare delle scelte di tiro, ma è stata una partita, si fondamentalmente ed importante per la sorte del campionato ma non indimenticabile dal punto di vista tecnico/tattico.

Milano si aggiudica il suo 30esimo scudetto.

Bologna dovrà leccarsi le ferite per un’intera estate.

Al prossimo play book della nuova stagione!

Edoardo Cafasso