TRIESTE – Alla fine l’ha vinta la squadra che, nonostante il clima di tensione dovuto ai risultati a dir
poco deludenti finora inanellati, ha saputo tenere i nervi più saldi. Al termine di un derby piacevole
e combattuto, pur se con buon gioco solo a sprazzi, è la Pallacanestro Trieste (in un PalaRubini
pieno ma, a dirla tutta, non stracolmo come in altre occasioni), a portarsi a casa una vittoria
scacciapensieri nel primo derby del Friuli Venezia Giulia da 21 anni a questa parte ( 92-85 il finale ).
Il primo quarto aveva fatto ben sperare i tifosi udinesi e disperare quelli triestini, con Hickey a
mangiarsi Ross (pur se in conferenza stampa González ha negato i problemi difensivi del suo play)
e il miglior Bendzius della stagione (14 alla fine, top-scorer dei suoi assieme ad Alibegovic). La
doppia cifra di vantaggio dei bianconeri, però, è durata poco, complici le fiammate dello stesso
Ross, le zampate di Candussi e soprattutto il risveglio di Toscano-Anderson, autore del sorpasso a
inizio secondo quarto ed MVP della gara con una doppia-doppia da 18 punti e 10 rimbalzi.
A partire da quel punto è stata una gara a elastico, che ha visto alternarsi gli strappi dell’APU
(Alibegovic ha fallito il possibile +9) e i vigorosi rientri dei padroni di casa. Pur con un parziale
avvicendamento dei protagonisti (Uthoff e Sissoko tra i giuliani, Brewton e Dawkins tra i friulani),
quando ha spinto sull’acceleratore Trieste ha l’impressione di poter fare un sol boccone degli
avversari in virtù della netta superiorità tecnica e fisico-atletica. Ma ai biancorossi mancano ancora
coesione e continuità sui 40 minuti, mentre Vertemati ha avuto qualcosa da tutti (o quasi) gli
effettivi sui due lati del campo; menzione speciale per il neo-azzurro Calzavara che, pur con un
minutaggio limitato a causa della presenza “pesante” di Hickey nello stesso ruolo, aumenta la
qualità difensiva dei suoi ed è anche in grado di colpire con freddezza quando ne ha l’opportunità.
Il finale di partita, in ogni caso, ha confermato la superiorità dei biancorossi: quando le difese sono
salite di colpi, con Brown a braccare Hickey e Toscano-Anderson tentacolare, i bianconeri sono
sembrati perdere la lucidità e anche il coraggio. A chiuderla è stato Brown su assist di Ross, che
ha così ripagato la fiducia di coach González. Il quale, asciugando le rotazioni (Moretti n.e. per
scelta tecnica, due giocatori sopra i 30’ di impiego), si è dimostrato meno in balia degli eventi
rispetto alle occasioni precedenti e – chissà – capace forse di fare tesoro dei mormorii della
piazza. Al di là delle scelte dello staff e del canestro-vittoria di Brown, destinato a rimanere a lungo
nella memoria dei triestini, è stata la serata di Juan Toscano-Anderson, vero aizzatore delle folle e
rimasto a lungo sul parquet dopo la sirena finale per saltare sui cori dei tifosi (anche quelli offensivi
nei confronti dei friulani, ma non gliene si può fare una colpa). La stagione della Pallacanestro
Trieste passa in parte da lui (lo giustifica il sontuoso ingaggio, pari quasi a quello dell’intero
quintetto udinese) e i suoi evidenti miglioramenti nelle due metà campo sono un segnale
estremamente positivo.
Udine, invece, rimane ancora una volta con un pugno di mosche e molti rammarichi nonostante la
prestazione complessivamente buona. Ad Alessandro Pedone non è riuscito ciò che riuscì a Edi
Snaidero (presente al PalaRubini da tifoso, così come l’habitué Boscia Tanjevic e il doppio ex
Mario Ghiacci), che quasi 25 anni fa vinse il primo derby in serie A con la firma di Charlie Smith.
Dopo quella contro la Virtus e in parte quella contro Brescia, i ragazzi di Vertemati hanno
nuovamente gettato alle ortiche negli ultimi minuti una vittoria che sembrava alla portata. L’inizio 0-
4, già di per sé al quanto traumatico, potrebbe divenire drammatico se a questo filotto si
aggiungesse una sconfitta nello scontro diretto a Sassari. Come ha affermato coach Vertemati, alla
squadra manca la cura di qualche dettaglio per vincere queste partite, ma sono proprio i dettagli
che in serie A possono fare la differenza tra i playoff e la retrocessione. Certo con l’organico

attuale Udine non può fare particolari voli pindarici per la stagione in corso (problematici in
particolare l’inefficacia offensiva di Spencer e la discontinuità difensiva dei nuovi arrivi), ma
l’impressione è che, se giocatori e dirigenza manterranno i nervi saldi nonostante l’inizio a
handicap, la squadra abbia le carte in regola per una salvezza tranquilla.

 

Andrea Rizzi

Foto (Ciamillo-Castoria)