7 giugno 2021 e 7 giugno 2025: non sono due semplici date per chi ha la Virtus Bologna nel cuore. La prima regalò il 2-0 al Forum nella serie finale contro l’Olimpia Milano. Serie che poi terminò con il sedicesimo scudetto. La seconda con il 3-1 al Forum e successivo approdo in finale. Due date che coincidono così come i due 5 giugno delle stesse serie.
La Virtus Bologna ieri ha completato un vero e proprio capolavoro sportivo. Con le spalle al muro, una serie che sembrava destinata a finire ancora una volta nelle mani di Milano, le V Nere con un colpo di reni hanno stupito tutti. Ma proprio tutti, anche i più ottimisti dei virtussini.
Il miracolo è servito. Prima quello strabiliante di gara3, poi il capolavoro di gara4. Una vera e propria impresa arrivata grazie all’unione di intenti e un’identità di squadra con la S maiuscola.
Negli 80 minuti dell’Unipol Forum, infatti, è proprio emerso tutto ciò. La volontà di rimanere insieme e di raggiungere Brescia alle LBA Finals. Sono arrivate due vittorie nelle condizioni più difficili, con le rotazioni ridotte all’osso viste le assenze di Will Clyburn e di Achille Polonara.
Quella della Segafredo è la realizzazione del concetto di unione d’intenti e di forza di squadra, raggiunta attraverso la qualità dei singoli.
Nonostante le difficoltà e le assenze, i bianconeri si sono compattati e hanno trovato l’apporto di tutti con gli exploit dei cosiddetti senatori.
Tornike Shengelia è stato l’MVP indiscusso della serie. Ha segnato il canestro della vittoria in gara1 e ha trascinato la squadra nelle due partite del Forum.
C’è stata la conferma della crescita dei due azzurri Nicola Akele e Momo Diouf. Il primo ha svolto un faticoso e a tratti molto redditizio lavoro difensivo su Nikola Mirotic.
Il secondo è migliorato di partita in partita e si è preso la titolarità del ruolo di centro con prestazioni importanti, freddezza in lunetta e affidabilità ambo i lati del campo.
Daniel Hackett l’uomo con gli attributi più grandi di tutti. Sempre dentro la partita, spesso è stato il giocatore del cambio di passo ma soprattutto è il leader dentro e fuori dal campo di questa squadra.
Poi c’è stato il tanto criticato Isaia Cordinier. In gara1 e gara2 aveva confermato di essere fuori fase come nella serie contro Venezia. Poi però qualcosa è cambiata con il cambio di campo e al Forum è salito in cattedra nel momento del maggiore bisogno: nelle partite in cui è mancato Will Clyburn. E lo stesso vale per il capitano che si è dimostrato capitano con la C maiuscola, nella più alta accezione del termine. Finito ai margini delle rotazioni, con una condizione fisica non troppo brillante vista anche la botta alle costole subita contro Venezia. Invece si è fatto trovare prontissimo e anche lui si è divertito al Forum.
E poi bisogna menzionare la coppia di playmaker: Brandon Taylor e Alessandro Pajola che hanno vissuto delle giornate completamente diverse. L’americano si sta inserendo sempre più nelle rotazioni e nei meccanismi di Ivanovic. Ha preso la titolarità del ruolo e l’ha condotto in una dimensione in cui la Virtus non era abituata da tempo. Tanti giochi per i compagni, in particolare con pick and roll e dentro-fuori con i lunghi che ne hanno parecchio beneficiato.
Pajola, invece, per quasi tutta la serie è stato il grande assente. Poi però “capitan futuro” è emerso nel momento di maggior tensione. Dopo uno 0/16 dal campo nella serie, ecco che il playmaker azzurro mette una tripla sensatissima nel quarto quarto di gara4 e soprattutto compie un paio (oppure, per l’occasione, “Pajo”) di prodezze difensive su Mirotic degne di nota.
Per la finale con Brescia la Virtus Bologna dovrà ritrovare Ante Zizic che in gara4 ha dato segnali incoraggianti e Matt Morgan per una maggiore produzione offensiva.
Ma tutto questo giudizio va racchiuso sotto il “tetto” di Dusko Ivanovic che ha vinto lo scontro tra decani con Ettore Messina. Nonostante le tantissime critiche sul suo operato, lui ha continuato a lavorare e ha disegnato un successo tutto di sua marca.
Ha saputo smussare i suoi lati duri del carattere per una versione di Dusko Ivanovic quasi paterna. Poi ha dato ordine ed una nuova dimensione con l’inserimento di Taylor che è stata senza ombra di dubbio una chiave.
Ma soprattutto ha creato identità e dato una missione a tutti i suoi giocatori regalando la grande morale della serie di semifinale tra Virtus Bologna e Milano: per vincere partite, campionati e titoli serve il talento individuale, ma questo da solo non basta se non c’è anima e cuore. 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Dusko Ivanovic, foto Ciamillo-Castoria