Le parole dei due coach, quello di Trieste Jamion Christian e quello di Varese Herman Mandole, dopo il loro scontro nel sesto turno di LBA:
JAMION CHRISTIAN:
“Prima di iniziare volevo fare i complimenti al nostro pubblico per come hanno applaudito Marco Legovich all’inizio della partita, lui è un figlio di Trieste ed è un ragazzo che penso abbia avuto circostanze molto difficili due anni fa per la situazione in cui si è trovato. Posso immaginare come sia stato per lui essere in questo posto che per lui era il lavoro dei sogni e non esser riuscito a fare il lavoro che avrebbe voluto. Quanto possa esser stato per lui difficile tornare in questo posto e vedere come il pubblico lo ha celebrato e lo ha applaudito, è stato veramente emozionante. Uno dei motivi per cui alleno nel modo in cui lo faccio adesso è che due anni fa sono stato nella stessa situazione e le cose che ho imparato da quell’esperienza mi hanno reso un allenatore migliore. Lui ha fatto un ottimo lavoro ed ha davanti a lui un enorme futuro e sono curioso di vedere dove lo porterà. Riguardo la nostra squadra, eccellente lavoro durante la settimana, non si arriva preparati alla partita a meno che non si lavori costantemente in palestra tutti i giorni. Volevamo concentrarci sul difendere il tiro da tre di Varese e vincere la lotta a rimbalzo. Vedere ogni giocatore entrare in campo e fare questo lavoro è una cosa che ci rende orgogliosi. Non sono tante le notti in cui chiunque entra in campo ha l’opportunità di segnare e vorrei che avesse potuto vedere l’energia che c’era nello spogliatoio perchè questo potesse accadere. Uno dei motivi è che abbiamo una squadra veramente forte è perchè i nostri giocatori hanno la capacità di celebrare i successi dei loro compagni come se fossero i loro, questo ci darà una grande durata nelle battaglie che ci troveremo ad affrontare quest’anno”.
HERMAN MANDOLE:
«Non siamo stati pronti per questa gara, al contrario di Trieste, a cui faccio i complimenti, che invece si è resa protagonista di una gara spettacolare e con voglia di vincere, quella che noi non abbiamo auto. Una parola che può definire la gara che abbiamo fatto è “vergogna”; una squadra che viene qui, con una vittoria in cinque partite, e gioca così non può che meritare di perdere questa partita».