Bucks, Clippers e Elgin Baylor: è tempo di scoprire i protagonisti della tredicesima settimana NBA
La trade deadline è ormai imminente, e le franchigie NBA si stanno organizzando per piazzare gli ultimi colpi di mercato. Alcuni giocatori hanno già trovato una nuova sistemazione, come PJ Tucker ai Bucks, Trevor Ariza agli Heat e Blake Griffin ai Nets, mentre altri (come Lowry, Drummond e Aldridge) stanno ancora aspettando di scoprire il proprio destino. In ogni caso dopo giovedì 25 marzo le trattative saranno definitivamente chiuse, e le squadre NBA dovranno iniziare a concentrarsi esclusivamente sui playoff. Per quanto riguarda la Eastern Conference, la prima posizione è ancora occupata dai Philadelphia 76ers (31-13), reduci da nove vittorie nelle ultime dieci partite e marcati stretto dai Brooklyn Nets (30-14) e dai consistenti Milwaukee Bucks (28-14). A seguire gli ottimi Atlanta Hawks (22-21), gli sfortunati Charlotte Hornets (21-21), che dovranno proseguire la stagione senza l’infortunato LaMelo Ball, i deludenti Miami Heat (22-22), i New York Knicks (22-22), i Boston Celtics (21-22), i Chicago Bulls (19-23) e gli Indiana Pacers (19-23). Nella Western Conference, invece, rimangono ancora in testa gli Utah Jazz (31-11), che sono inseguiti dai Phoenix Suns (29-13), i Los Angeles Clippers (28-16) e i Los Angeles Lakers (28-16). A poche vittorie di distanza i Denver Nuggets (26-17), reduci in un buon momento di forma, e i Portland Trail Blazers (25-18), leggermente in calo nelle ultime partite disputate. Dalla settima posizione in poi: San Antonio Spurs (22-18), Dallas Mavericks (22-19), Golden State Warriors (22-22), Memphis Grizzlies (20-20). Attenzione anche ai New Orleans Pelicans (19-24), che dopo aver battuto Nuggets e Lakers sembrano intenzionati a risalire la classifica.
Le migliori: Milwaukee Bucks e Los Angeles Clippers
I Milwaukee Bucks (28-14) hanno iniziato a salire di colpi e sembrano essere tornati la macchina ben oliata delle ultime stagioni. La squadra di coach Budenholzer, infatti, in seguito all’ultima vittoria contro i Pacers ha inanellato il settimo successo consecutivo (il nono nelle ultime dieci partite) e si ritrova solitaria al terzo posto della Eastern Conference, a una sola vittoria di distanza dai Brooklyn Nets (29-14) e a due dai Philadelphia 76ers (30-13). Grandi meriti devono essere attribuiti all’attacco (secondo in NBA per punti a partita), che sta tirando con il 48.7% dal campo e il 39% da oltre l’arco, e alla grande attenzione a rimbalzo (categoria in cui i Bucks sono al primo posto della lega). Per il resto la squadra sembra essere tornata estremamente solida e affiatata, ma soprattutto motivata a spingere sull’acceleratore per la volata ai playoff. Antetokounmpo (NBA Player of the Week per la Eastern Conference) e Middleton sono tornati a splendere e a caricarsi i compagni sulle spalle, Holiday è sempre più il metronomo della squadra, e Lopez e Di Vincenzo stanno giocando con sempre maggiore intelligenza e efficacia. Non bisogna poi scordarsi che i Bucks hanno appena acquistato PJ Tucker, un giocatore che potrebbe dare ancora più solidità alla difesa e rivelarsi una pedina importante per le partite dei playoff.

I Los Angeles Clippers (28-16) non sembrano ancora aver trovato quella tanto agognata chimica di squadra, ma di sicuro non possono lamentarsi del loro favorevole momento di stagione. La squadra di coach Tyronn Lue ha infatti vinto tre delle ultime quattro partite e si ritrova al terzo posto della Western Conference, a pari merito con i cugini Lakers. I Clippers stanno mettendo insieme numeri consistenti, soprattutto in attacco (il secondo della lega), ma al momento devono fare fronte alle assenze di Ibaka e Beverley e stanno chiedendo molto ai giovani della propria panchina. Giovani riserve che, ad esempio nell’ultima partita contro gli Hawks, si sono rivelate fondamentali (soprattutto Luke Kennard) per acciuffare un’incredibile vittoria in rimonta. I Clippers sono stati spesso in viaggio nel corso di questo mese, ma adesso potranno giocare nove partite in casa (contro Sixers, Bucks, Nuggets, Lakers, Blazers e Suns), e concentrarsi maggiormente sugli aspetti del proprio gioco da migliorare (come ad esempio la mancanza di penetrazioni e l’inabilità di guadagnarsi frequenti tiri liberi).

Le peggiori: Toronto Raptors e Los Angeles Lakers
I Toronto Raptors (17-26) sono ritornati a fissare il baratro. La squadra di coach Nick Nurse, infatti, sta nuovamente attraversando un periodo di estrema crisi e non riesce a vincere da ben nove partite. Come risultato di ciò i canadesi sono sprofondati nuovamente all’interno della classifica della Eastern Conference, e adesso occupano l’undicesima posizione. I problemi maggiori continuano ad arrivare dalla difesa (tra le ultime dieci della lega), dai rimbalzi difensivi e dalla panchina, che non riesce a supportare adeguatamente i titolari. Non sono però da escludere anche possibili problemi interni alla franchigia di Toronto, che attualmente si sta ritrovando a dover gestire anche il “caso Lowry”, il quale a fine anno sarà free agent e negli ultimi giorni sta ricevendo avances da squadre di primo piano come gli Heat o i 76ers. Lowry è una vera e propria bandiera oltreché l’anima dello spogliatoio dei Raptors, e una sua partenza potrebbe sancire il definitivo tracollo della franchigia. Difficile pensare che i Raptors possano fare peggio di così (visto che attualmente sono fuori dagli scenari playoff), ma se Lowry decidesse di andarsene la squadra potrebbe davvero ricevere il colpo di grazia.

Le disgrazie non arrivano mai da sole. Un modo di dire azzeccato, nel caso dei Los Angeles Lakers (28-16), che dopo aver perso Anthony Davis per varie settimane sono attualmente privi anche di LeBron James (infortunatosi alla caviglia nel corso della sconfitta contro gli Atlanta Hawks). Dopo l’infortunio del “Re”, i gialloviola hanno perso tre partite consecutive, e adesso appaiono decisamente allo sbando. La squadra è ancora saldamente all’interno del gruppo di testa della Western Conference, ma deve fare fronte a varie problematiche: disattenzioni difensive, poca grinta in attacco, la mancanza di un leader e in generale di un gioco fluido e collettivo. Certo, senza Davis e James in quintetto sarebbe strano non affondare, ma i Lakers dovranno fare il possibile per rimanere a galla e cercare di ottenere qualche vittoria anche senza le proprie stelle. Un giocatore su cui puntare potrebbe essere Montrezl Harrell, sicuramente il più produttivo dei suoi negli ultimi giorni (20 punti di media in 29 minuti) , ma i Lakers avranno bisogno di un contributo collettivo per uscire da questo forzato periodo di crisi.

Focus: Ricordando il leggendario Elgin Baylor
Recentemente l’NBA ha detto addio a Elgin Baylor, uno dei giocatori più forti e famosi della storia della lega, spentosi a 86 anni per cause naturali. Una vera e propria leggenda dei Los Angeles Lakers, visto che indossò i colori giallo viola per quattordici stagioni (dal 1958 al 1971), e in generale uno dei giocatori simbolo della pallacanestro americana degli anni ’60. La sua carriera in NBA iniziò nel 1958, subito dopo la finale NCAA persa dalla sua Seattle University contro Kentucky, quando fu chiamato con la n°1 dai Minneapolis Lakers. Dopo due anni la franchigia si trasferì a Los Angeles, e Baylor divenne uno dei primi volti di quella che sarebbe poi diventata una delle squadre più famose della storia. La sua carriera in NBA fu assolutamente leggendaria, ma anche incredibilmente sfortunata. Nonostante undici convocazioni agli All-Star Game, dieci inclusioni nei primi quintetti All-NBA, un premio di “Rookie dell’Anno” nel 1959 e ben sette finali NBA insieme all’altrettanto leggendario Jerry West (sei delle quali contro i Celtics e una contro i Knicks), infatti, Baylor non riuscì mai a coronare il sogno di conquistare un anello. Si ritirò a metà della stagione 1971-72 (vinta in seguito, ironia della sorte, proprio dai Lakers), e concluse la propria incredibile carriera con 27.4 punti di media (terza miglior media di ogni epoca, che nel 1977 gli valse l’inclusione nella Naismith Basketball Hall of Fame). Dopo il ritiro allenò New Orleans per tre anni e in seguito venne assunto come Vice President of Basketball Operations dei Los Angeles Clippers, ruolo che occupò fino al 2008 (riuscendo a vincere, nel 2006, il premio di Executive of the Year). I Los Angeles Lakers, che hanno giustamente deciso di ritirare la sua n°22, ricorderanno per sempre le sue incredibili giocate e manterranno per sempre viva la sua memoria. La leggenda di Elgin Baylor, però, vivrà in generale nei cuori degli appassionati di pallacanestro di tutto il mondo, che non potranno mai dimenticare uno dei primi grandi nomi dell’NBA. Una delle prime stelle a splendere sul parquet, oltreché uno dei più grandi a non aver mai avuto l’onore di indossare un anello e festeggiare un titolo.

Pier Paolo Polimeno