Siamo alla vigilia delle finali che assegneranno lo scudetto per la stagione 2024-2025 e a giocarselo saranno la Virtus Segafredo Bologna e la Germani Brescia. Una finale che forse non tutti si aspettavano ad inizio stagione, ma che ha premiato il lavoro di entrambe le squadre. Dusko Ivanovic e Peppe Poeta, i due condottieri, diversi ma con un unico obiettivo: cucire il tricolore sulla divisa della propria squadra.
In occasione di queste LBA Finals abbiamo intervistato Alessandro Abbio, giocatore della Virtus Bologna dal 1994 al 2002, con la quale ha vinto tutto quello che poteva vincere: 3 scudetti, 4 coppe Italia, una Supercoppa e soprattutto 2 Coppe dei Campioni.
“Picchio” non perde occasione per seguire la sua ex squadra, di cui è stato allenatore anche delle giovanili fino al 2022, ed era presente all’Unipol Forum di Assago in occasione di gara 4 delle semifinali tra Milano e Virtus, rivelando prima della gara ai microfoni di Basket Magazine che non ci sarebbe stato bisogno di una gara 5 e che la Virtus sarebbe andata in finale subito…
L’hanno definita un veggente! Aveva previsto proprio ai nostri microfoni all’Unipol Forum il 3-1 della Virtus…
“Non mi definirei un veggente, nel 2022 sono stato a Milano per gara 6 convinto che si tornasse a Bologna per gara 7 e invece sono tornato gobbo io (ride ndr). Invece questa volta ero fiducioso e ho avuto ragione.”
Come arriva la Virtus a questa finale scudetto?
Ci arriva con una grande spinta e forse anche in maniera sorprendente. Lo 0/2 di Leday in gara 1 è stato determinante quanto inaspettato, nonostante il mio pronostico azzeccato. I giocatori ci arrivano in condizione e non è stata così allarmante l’assenza di Clyburn in gara 3 e in gara 4. Anzi, forse ha giocato meglio senza di lui, che tende a giocare troppi uno contro uno in post basso, una cosa che dovrebbe fare solo Shengelia.”
Quanto e dove è stata determinante l’aggiunta di Brandon Taylor?
Mi è piaciuto tantissimo. Ha fatto il suo esordio giocando pochi secondi e poi è diventato fondamentale sul parquet. È un giocatore che cambia ritmo, si sbatte in difesa e sul pick-and-roll è quasi letale perché sa passare molto bene il pallone. Paga solo qualcosa dal punto di vista fisico, ma se la squadra difende insieme, questo problema si limita.”
Invece, Shengelia non è stato solo determinante, ma anche dominante.
“È un giocatore fondamentale, è stato decisivo in tutte e tre le partite vinte contro l’Olimpia, oltre che nella quinta contro Venezia nel finale. Ma non c’è solo lui: un altro protagonista a Milano è stato Cordinier, dopo alcune uscite difficili, forse dovute alla stanchezza. E poi manca qualcuno che è stato decisivo con Venezia…”
A chi si riferisce?
“A Morgan, che è mancato moltissimo alla Virtus nella serie contro Milano, ma sta capendo come funziona in Italia, un campionato difficile. Contro Brooks ha fatto fatica a prendersi i suoi tiri, pagando dal punto di vista fisico. Comunque, è un giocatore che può cambiare le sorti della partita, come in gara 5 contro Venezia e credo che si risveglierà contro Brescia. Però deve avere un po’ più di spirito di sacrificio difensivo perché non può farsi battere così facilmente nell’uno contro uno. Ha le gambe per fare quelle accelerazioni verso il ferro nella metacampo offensiva, deve farlo anche in difesa. Come ho imparato io, deve imparare anche lui”.
Quanta mano c’è di Dusko Ivanovic?
Ha preso decisioni sulle rotazioni della squadra, anche a fronte di assenze dovute agli infortuni. Belinelli è sempre un giocatore importante, al di là dell’età e dei problemi difensivi. Beli esce dalla panchina e segna punti che nell’economia della partita sono pesanti come nelle due gare del Forum. Ivanovic riesce ad adattarsi alle partite, anche all’interno della stessa serie, vedi l’esempio di Taylor già citato.”
In che modo Brescia può mettere in difficoltà la Virtus?
“È una squadra che ha più dimensioni. Hanno Miro Bilan, che è per distacco il centro più forte del campionato: è molto tecnico, sa muoversi e i suoi compagni sanno come servirlo vicino a canestro. La Virtus dovrà farlo ricevere lontano dal ferro, dove fa molta più fatica. E poi si vedrà con le percentuali da tre punti, che sono state decisive nelle due vittorie a Trapani.”
Che squadra è Brescia?
“È una squadra fastidiosa, pericolosissima e soprattutto ben allenata. Conosciamo tutti Della Valle, che non è una novità. Hanno elementi di grande talento offensivo come Ivanovic e Ndour, poi altri che sono specialisti nella metacampo difensiva, come Cournooh e soprattutto Burnell, un giocatore molto caldo ma che mi piace tantissimo.”
Come Brescia può essere messa in difficoltà dalla Virtus?
“La Virtus dovrà giocare da Virtus, anche se delle volte dà segnali altalenanti. Dovrà stare concentrata, difendere e soprattutto correre. Brescia ha molti giocatori fisici, quindi la Virtus dovrà essere dinamica e precisa nelle transizioni. Inoltre, dovrà sfruttare l’esperienza della quinta finale consecutiva contro una squadra che è alla sua prima partecipazione.”
Questa sfida finale metterà di fronte Ivanovic, uno dei coach europei più esperti, e una new entry come Poeta, come la vede?
“Sono due allenatori diversi, ma entrambi sono stati giocatori e vivono tanto la partita, pur non giocandola. La vivono in maniera diversa: Peppe in maniera molto più rilassata, mentre Dusko in maniera più sanguigna.”
Come giudica il Poeta allenatore?
“Ha un gran feeling con la squadra e i suoi giocatori si spendono tanto per lui. La fa giocare bene, ma soprattutto è seguito. Se la squadra ti segue, hai alte probabilità di fare bene.”
Un voto alla sua prima stagione da head-coach?
Il voto è sicuramente alto per la stagione strepitosa che ha fatto. Le due esperienze da vice con la nazionale e con Ettore Messina gli sono servite tantissimo. Con Ettore è come andare all’università. Quindi gli darei 30, ma la lode dovrà guadagnarsela vincendo lo scudetto (ride ndr).”
Pronostico secco?
“Difficilissimo. 51% per la Virtus, ma la prima partita ci dirà tante cose.”
Matteo Orsolan