Ormai ci siamo. Le Final Four di Eurolega 2020-2021 sono prossime al via. E proprio per questo BasketMagazine ha deciso di regalare ai propri lettori una breve guida all’atto finale della competizione, presentando le squadre partecipanti, i loro punti di forza e di debolezza, gli allenatori e i giocatori più rappresentativi. Un breve riepilogo che ci permetta di mettere insieme le idee, in attesa di capire chi alzerà al cielo il trofeo nella serata di domenica.

BARCELLONA

La squadra catalana arriva all’ultimo step di questa edizione da testa di serie numero uno, avendo ottenuto il miglior record in regular season. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica, come dimostra la vittoria per 3-2 nella serie di playoff contro lo Zenit. Il lato migliore dei blaugrana è sicuramente quello difensivo. La retroguardia del Barça si è affermata infatti come la migliore della stagione, imponendo sempre la propria aggressività sull’attacco avversario, tanto sulla palla quanto sulle linee di passaggio. In attacco le cose migliori vengono fatte, indubbiamente, quando si appoggia con frequenza la palla ai lunghi, bravi poi anche a collaborare fra loro in spazi aperti dalla presenza di tiratori come Kyle Kuric (il migliore d’Europa per percentuale da tre punti) e Alex Abrines.

Ci sono anche dei punti oscuri comunque. Non per nulla i catalani sono stati protagonisti anche di cadute inattese nel corso dell’annata. Le difficoltà maggiori sono state riscontrate quelle volte in cui al sempre molto cercato gioco interno non è corrisposta una sufficiente perimetralità, elemento che ha contribuito a rendere l’attacco decisamente monodimensionale. In difesa, se non ci sono aggressività e fisicità ai massimi livelli, il Barcellona è squadra come tante altre.

Sarunas Jasikevicius, dopo il bellissimo lavoro fatto allo Zalgiris Kaunas, è al primo anno sulla panchina blaugrana. In stagione ha già vinto la Copa del Rey e sta dimostrando di poter piegare alla propria idea di pallacanestro anche autentici fuoriclasse di questo gioco, rispondendo positivamente al dubbio che pervadeva i critici la scorsa estate, quando in Catalogna lo hanno inchiostrato con un triennale. Torna alle Final Four dopo tre anni: nel 2018 compì infatti l’impresa portando a Belgrado lo Zalgiris. Ora, però, ci sono più pressioni. Il Barcellona è costretto a vincere dai pronostici e dagli investimenti fatti. Sarunas Jasikevicius è già pronto a trionfare da allenatore?

Nikola Mirotic e Brandon Davies sono stati i giocatori più costanti, per rendimento, della stagione blaugrana. Il loro modo di stare in campo è perfetta espressione delle idee del loro allenatore: estrema efficienza difensiva e abilità nel giocare tra post basso e post alto in attacco. Davies si è dimostrato un fattore anche a livello di playoff; Mirotic, invece, ha faticato molto, dando prova di soffrire quando gli vengono messe le mani addosso. Se l’ala originaria del Montenegro non riuscisse a superare questo suo limite, la spedizione di Colonia potrebbe rivelarsi fallimentare.

CSKA MOSCA

Una presenza fissa nell’ultimo ventennio alle Final Four. Anche quest’anno, nonostante una stagione che definire particolare pare eufemistico. Un girone d’andata da autentica schiacciasassi, seguito da un girone di ritorno costellato dai diversi casi Mike James, sfociati nella definitiva separazione, e complicato dall’infortunio che ha messo fine alla stagione di Nikola Milutinov. Una squadra originariamente imperniata sull’uno contro uno, che conserva comunque ancora ottimi interpreti di quesa parte del gioco. Ora, però, la vera forza sta in difesa. La transizione difensiva dei russi è diventata una macchina veramente perfetta, e questo potrà fare la differenza. E’ inoltre la squadra mediamente più stazzata, soprattutto sugli esterni, dove il tasso di fisicità può fare la differenza anche in attacco, portando spalle a canestro i piccoli avversari.

Le problematiche maggiori si verificano in attacco. Una squadra che fa dell’uno contro uno e di un gioco “brutto” il proprio stile non può che soffrire la perdita di un grande interprete del genere quale era James. C’è necessità di trovare una nuova fluidità offensiva, che porti i moscoviti dall’assolo al coro, volendo metterla in termini musicali. La serie contro il rimaneggiato Fenerbahce non può dare indicazioni sufficienti e solo la semifinale contro l’Efes ci dirà se il CSKA ha superato lo “stile James”. Al momento, con tutti questi interrogativi, è la più debole del lotto.

Dimitris Itoudis è alla sesta partecipazione consecutiva alle Final Four, dove ha trionfato nel 2016 per la prima volta (da capo allenatore) e nel 2019. E’ quindi lui il campione in carica. L’equilibrio che aveva trovato nella prima parte di stagione per un gruppo pieno di talento e individualità ha dimostrato, per l’ennesima volta, che il greco allena a livelli semplicemente celestiali. La scelta della squadra rispetto al talento di Mike James ci ha dato il sentore di un grande uomo di spogliatoio, caratteristica indispensabile a questi livelli. Come dicevamo, la domanda ora è: sarà riuscito a cucire un nuovo abito al proprio CSKA, privo del proprio asse play-pivot originario? Se così fosse e, alla fine, quella coppa la alzasse nuovamente lui, stavolta sarebbe una vera impresa, che lo eleggerebbe miglior allenatore in attività in Europa.

Will Clyburn e Tornike Shengelia sono ora le due guide in campo di questa squadra. Il primo, dopo essere stato tormentato dagli infortuni, sembra tornato ai livelli di quando a Vitoria, due anni fa, fu eletto MVP delle Final Four, offrendo una prestazione mostruosa nella finale contro l’Efes. Il secondo ha chiaramente giovato dell’addio di Mike James, prendendosi finalmente le responsabilità che gli spettano, soprattutto dal post basso, dove la sua tecnica sarebbe da proporre in tutte le società che lavorino con i settori giovanili. Il CSKA  avrà bisogno di tutto il loro talento, sia in attacco sia in difesa.

EFES ISTANBUL

Coronare un grande triennio. Questo è il compito dell’Efes, voglioso di prendersi il trono europeo dopo la finale persa nel 2019 e la stagione interrotta nel 2020, quando i turchi stavano dominando la stagione regolare. Una squadra che si è ritrovata a stagione in corso, quando è tornata a mostrare quel gioco in velocità, fatto di corsa, tiro da fuori e pick and roll, che aveva terrorizzato l’Occidente per un anno e mezzo. Adesso l’Efes gioca il miglior basket offensivo d’Europa, volendolo vedere sotto la lente dell’estetica. Ma il vero progresso è stato fatto in difesa, dove, nonostante la presenza di tanti difensori attaccabili, il sistema funziona, grazie allo sforzo collettivo e a un attento lavoro dello staff tecnico, che ha migliorato nettamente questo aspetto del gioco nel corso dell’annata.

In un attacco stellare, riusciamo a trovare solo un difetto: manca un po’ di dimensione interna, un giocatore cui appoggiare con costanza la palla spalle a canestro, per far sì che la difesa sia costretta a chiudersi. Per portare la sfera vicino al ferro non è sempre sufficiente sperare nelle penetrazioni dei migliori ball hanlder, per questo è vitale che prosegua la crescita esponenziale di Sertac Sanli. In difesa manca un po’ di stazza nel reparto lunghi e, soprattutto, il sistema deve funzionare perfettamente, per evitare di lasciare in braghe di tela la batteria di difensori rivedibili che sono a roster, su tutti Krunoslav Simon.

Ergin Ataman torna alla Final Four di Eurolega per la seconda volta in fila, dopo aver perso la finale contro Itoudis due anni or sono. Non è mai riuscito a vincere la competizione e questa pare la sua più ghiotta occasione. Infatti, il suo Efes arriva nel momento migliore, quando pare la squadra più in forma tra tutte. Un elemento che rende facilmente intellegibili i meriti di un allenatore che, non scoraggiatosi davanti alle difficoltà della prima parte della stagione, ha saputo rimettere in piedi quella macchina da guerra che era il suo Efes. Ora una semifinale da favoriti contro il CSKA, quanto di più pericoloso ci possa essere per una gara secca. Lui ha gasato l’ambiente sottolineando che la sua è la squadra più forte di tutte, ma attenzione a non perdersi nella supponenza. E’ arrivato finalmente il momento della gloria per Ergin Ataman?

Shane Larkin e Vasilije Micic. Dalla coppia di guardie più forte in circolazione passano tutte le fortune della truppa turca. Il folletto americano, dopo aver cominciato la stagione in ritardo e male, ha ritrovato le proprie gambe esplosive, riprendendo brillantezza nell’uno contro e nella capacità di tirare dal palleggio, anche da distanze siderali. Il fuoriclasse serbo è stato eletto, meritatamente, MVP della stagione regolare. Micic è difensore fortissimo e in attacco è ormai un manuale nella gestione del pick and roll, grande punto di forza dell’Efes. Tra le guardie, è il miglior giocatore d’Europa, un grosso punto a favore di questo Efes, che deve sfruttarlo prima che in estate parta per l’NBA.

OLIMPIA MILANO

Ultima, ma solo come testa di serie, la “nostra” Olimpia Milano, prima italiana a tornare alle Final Four dopo il terzo posto di Siena nel lontano 2011. I meneghini hanno il pregio di giocare un basket semplice, ma spesso efficace, in attacco. Tanto uno contro uno e dosi non ridotte di pick and roll da parte degli esterni, quasi tutti ottimi creatori dal palleggio e tiratori efficienti tanto dalla media distanza quanto dall’arco da tre punti. Quello che Milano fa meglio? Quando crea un vantaggio dal palleggio o dal pick and roll è la miglior squadra d’Europa a mantenerlo e poi a concretizzarlo con tiri ad altissima percentuale. La vera certezza della stagione è stata però una difesa di squadra incredibile, che ha sopperito ai pochi centimetri nel reparto lunghi e a qualche difensore scadente sul perimetro. Hanno aiutato alcune sorprese difensive notevoli, quali Kevin Punter e Malcolm Delaney, bollati in estate come cattivi difensori e dimostratisi invece eccellenti nell’uno contro uno sulla palla.

Il più grosso problema – una specie di segreto di Pulcinella – è la mancanza di centimetri tra i lunghi, che permette sì di cambiare e di essere spesso aggressivi, ma genera alcune difficoltà quando gli avversari riescono ad appoggiare con costanza la palla in post basso e ad andare a rimbalzo offensivo con efficacia. Capita spesso, infatti, che Milano tira molto meno della propria avversaria di turno, e questo la costringe a tenere percentuali molto alte in attacco, una cosa che, inevitabilmente, non è sempre possibile, pur creando molti tiri in ritmo. Un tema, questo, che sarà centrale nella semifinale contro il Barcellona, squadra esattamente opposta all’Olimpia per caratteristiche.

Ettore Messina torna alle Final Four per la prima volta dal 2014, quando, alla guida del CSKA, venne eliminato in una rocambolesca semifinale dal Maccabi. Il nativo di Catania ha già in bacheca quattro Euroleghe (due con la Virtus Bologna e due a Mosca), che lo rendono il secondo allenatore più vincente nella storia della competizione. Il suo lavoro quest’anno è stato magnifico. Ha costruito e messo in campo la squadra secondo le proprie idee, partendo da una difesa che sia garanzia anche quando l’attacco va incontro a una serata storta. Ha creato una squadra che ogni sera può presentare un protagonista diverso, elemento che la rende di difficilissima lettura per le avversarie. Ora lo scopo è quello di affermarsi tra le grandi d’Europa anche negli anni futuri. Ora, però, c’è una Final Four, nella quale lo scopo non è mai partecipare. L’Olimpia Milano può e deve puntare a vincere l’Eurolega già quest’anno. E, se così fosse, Ettore Messina dimostrerebbe che, in assenza di Zelimir Obradovic, è ancora lui il migliore di tutti nel Vecchio Continente.

Kevin Punter e Shavon Shields sono i due giocatori che determineranno il destino di Milano sul più grande palcoscenico della pallacanestro europea. Aldilà dell’esperienza di Kyle Hines, Sergio Rodriguez e Luigi Datome, la loro esplosione, insieme a quella di Zach Leday, è ciò che ha permesso a Milano di fare una grande stagione su tutti i fronti. Entrambi sono importante fonte di punti e di creazione di vantaggi in attacco, avendo grandi doti di uno contro uno e di tiro da fuori. Entrambi sono due punti di riferimento in difesa, dato che si occupano sempre degli esterni avversari più pericolosi. Inoltre, Shavon Shields è, al momento, per completezza, l’ala piccola più forte d’Europa. Basta per far capire che l’Olimpia Milano è a Colonia con l’obiettivo di alzare il trofeo?