È Natale, tempo di bilanci ma anche di desideri. E allora, sotto l’albero bianconero, proviamo a capire che cosa trova oggi la Virtus Bologna e che cosa spera di trovare nei prossimi mesi, tra ambizioni concrete e sogni da coltivare con pazienza. Le V Nere arrivano alle feste in una posizione tutt’altro che banale: dodicesime in Eurolega con un record di 8 vittorie e 9 sconfitte, pienamente agganciate alla corsa play-in, e prime in LBA insieme a Brescia con un solido 10-2. Una fotografia che racconta di una squadra competitiva su due fronti, consapevole dei propri mezzi e delle proprie aree di crescita.
Il confronto con lo scorso Natale aiuta a mettere tutto in prospettiva. Un anno fa, di questi tempi, la Virtus era quinta in campionato e reduce dalla sconfitta di Trento, mentre in Eurolega, nonostante la prestigiosa vittoria casalinga contro il Barcellona, occupava il terzultimo posto con appena 4 successi in 17 partite. Oggi le vittorie europee sono raddoppiate, la classifica è più respirabile e, soprattutto, il percorso appare più coerente, meno legato agli strappi e più a una costruzione graduale.
Tra i desideri da affidare a Babbo Natale c’è sicuramente una crescita definitiva lontano dalla Virtus Arena in Eurolega. I segnali non mancano: Barcellona, Fenerbahce e Stella Rossa hanno raccontato di una squadra capace di stare dentro la partita, di gestire meglio i momenti e di non uscire mentalmente dai finali caldi. Fare l’ultimo passo, trasformando le buone prestazioni in punti veri, sarebbe un regalo pesante per il prosieguo della stagione.
Allo stesso tempo, la Virtus chiede continuità tra le mura amiche, dove il rendimento resta un punto di forza sia in campionato che in Eurolega. La battuta d’arresto contro l’Hapoel non ha scalfito certezze costruite nel tempo, confermate dal cammino in LBA che vede le V Nere in vetta e capaci di imporsi anche contro avversari ostici come Tortona e l’altra capolista Brescia. L’idea è semplice: fare della casa un fortino stabile, senza cali di tensione.
C’è poi il tema della gestione delle energie, cruciale in una stagione così compressa. In campionato l’obiettivo è continuare a fare punti senza spremere troppo il motore, evitando partite dispendiose.
Vincere, sì, ma con intelligenza, pensando anche a ciò che verrà.
Un desiderio che vale più di tutti è la salute. Fin qui la Virtus ha dovuto fare i conti con stop non gravissimi, come quelli di Alen Smailagic e Brandon Taylor, ma ora l’attenzione è tutta su Karim Jallow, fermato da un problema muscolare al polpaccio, e su Luca Vildoza, alle prese con la lombalgia. L’auspicio è che si tratti di pause brevi, perché la profondità del roster passa anche dalla disponibilità di tutti gli effettivi.
Sotto l’albero, Dusko Ivanovic spera di trovare anche qualcosa che sta già “cucinando”: nuove soluzioni tattiche capaci di dare slancio al nuovo anno. Quintetti piccoli e dinamici, un Nicola Akele più coinvolto, ma anche assetti più strutturati con Momo Diouf da cinque e Smailagic da quattro, per cambiare volto alle partite e sorprendere gli avversari. La Virtus vuole essere leggibile il meno possibile.
Il Natale bianconero è anche tempo di crescita per i giovani. Saliou Niang è alla ricerca di continuità, Karim Jallow – dopo un avvio importante – sta ritrovando fiducia dopo una fase di calo, mentre Derrick Alston Jr, partito come un oggetto misterioso, è diventato un ingranaggio fondamentale dell’attacco. Segnali incoraggianti che parlano di un progetto che non guarda solo all’immediato.
Un pensiero speciale va ad Alessandro Pajola, apparso in debito d’ossigeno dopo un numero impressionante di partite e minuti. Ritrovarlo pienamente lucido è un desiderio condiviso, e la sua prova da capitano contro Brescia è già sembrata un regalo anticipato.
Dal punto di vista tecnico, la Virtus chiede più fluidità offensiva, senza dipendere esclusivamente dal rendimento del binomio Carsen Edwards–Matt Morgan, che resta di altissimo livello. Trovare soluzioni alternative, valorizzando un Luca Vildoza che nell’ultimo mese ha finalmente mostrato il suo reale valore, è una delle chiavi per alzare il tetto della squadra.
C’è poi la curiosità di scoprire fino in fondo l’utilità di Aliou Diarra, finora tra i meno utilizzati, e di continuare a sfruttare Brandon Taylor, pretoriano di Ivanovic e uomo simbolo dell’ultimo scudetto. Proprio contro Brescia, complice l’assenza di Luca Vildoza, Taylor ha trovato minuti e responsabilità aggiuntive, rispondendo presente con personalità e sostanza. Un segnale forte: è un giocatore da cavalcare, che si è guadagnato sul campo la fiducia dello staff tecnico e che continua a dimostrare di poter essere una risorsa affidabile nei momenti in cui la squadra ha bisogno di equilibrio. Anche da qui passa la crescita complessiva del gruppo.
Lo sguardo va infine al mercato, con l’arrivo di Francesco Ferrari da gennaio che contribuirà a ringiovanire il pacchetto italiano, e a una tranquillità societaria ritrovata da fine gennaio in poi, elemento spesso sottovalutato ma decisivo per lavorare bene. E, perché no, tra i desideri c’è anche quel famoso sponsor di Eurolega che potrebbe far parecchio “rilassare” le tasche di patron Massimo Zanetti.
Babbo Natale, insomma, alla Virtus Bologna non è chiamato a fare miracoli. Piuttosto, a consolidare un percorso già avviato, trasformando buone sensazioni in certezze. Se sotto l’albero arriveranno continuità, salute e un pizzico di ambizione in più, il 2026 bianconero potrebbe davvero iniziare con il sorriso.
Eugenio Petrillo