In una notte segnata dall’emergenza — l’assenza pesante di Alen Smailagic aveva ridisegnato rotazioni e gerarchie — la Virtus Bologna ha trovato in Momo Diouf molto più di un semplice elemento. Contro il Maccabi, nel match vinto 99-89, il lungo italiano ha messo in scena una delle sue prestazioni più complete da quando è sbarcato in Eurolega: 14 punti senza errore da due (5/5), 4/6 ai liberi, 3 rimbalzi, 16 di valutazione e un eloquente +15 di plus/minus, il migliore dell’intera squadra. Una prova che non solo sfiora il suo record personale (15 punti) nella competizione — stabilito all’OAKA contro il Panathinaikos — ma che conferma come ormai Diouf sia entrato in una nuova dimensione.
La sua partita è stata presenza, intensità, lucidità. Sin dai primi possessi ha dettato energia alla Virtus, alternando attacchi al ferro, letture, movimenti spalle a canestro sempre più puliti e quei piccoli dettagli tecnici che stanno diventando marchio di fabbrica. Una crescita che non nasce ieri: il processo si è avviato e intensificato nella seconda parte della scorsa stagione, quando Dusko Ivanovic ha cominciato a responsabilizzarlo stabilmente, trovando in lui un lungo moderno, disciplinato, perfetto per l’identità difensiva e tattica che il montenegrino pretende.
L’estate, poi, ha fatto il resto. L’EuroBasket disputato con l’Italia ha rappresentato per Diouf un’ulteriore occasione per accelerare la maturazione, confermando la sensazione di trovarsi di fronte a un giocatore in costante aumento di consistenza e continuità. Il contesto azzurro, la competizione internazionale, la fiducia ricevuta: tutto ha contribuito a costruire la versione attuale di Momo, un lungo capace di impattare senza dover per forza monopolizzare possessi.
In palestra, intanto, si è compiuta un’altra parte fondamentale del percorso: la “scuola Shengelia”. Lavorando, la passata stagione, quotidianamente accanto a una delle ali forti più raffinate d’Europa, Diouf ha affinato letture e dettagli. Dai finti handoff alla capacità di punire con i movimenti in post basso: elementi che oggi si vedono chiaramente nel suo bagaglio, e che fanno di lui un giocatore sempre più completo, oltre ad un’indubbia ridefinizione e crescita fisica arrivata con il lavoro in palestra. È anche per questo che, nell’economia della squadra, è diventato una sorta di “chioccia” per il rookie europeo Aliou Diarra: uno che ha già percorso la strada che il giovane maliano sta iniziando a intraprendere.
I numeri confermano la progressione. In Eurolega viaggia a 7 punti e 3.4 rimbalzi di media, mentre in LBA sale a 8.5 punti e 3.9 rimbalzi. Ma ciò che più conta non è la statistica secca, bensì il peso specifico che Diouf ha acquisito nelle rotazioni bianconere. È un innesto strutturale, un uomo che garantisce presenza e affidabilità. E quando l’occasione richiede un passo avanti, come ieri contro il Maccabi, lui risponde con maturità.
La Virtus ha imparato a fidarsi di Momo Diouf. E la sensazione è che questo sia solo l’inizio di un percorso destinato ancora a salire.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Momo Diouf, foto Ciamillo-Castoria