Quando ho firmato per la Virtus, ero certo di essere nel posto giusto in cui poter sognare.
Dovevo ricominciare da zero, convincere BasketCity che ero quello giusto, guadagnarmi tutto, di nuovo. Come quella mattina a Roma con una t-shirt che recitava “Niente più scuse”. Come tutte le altre avventure che ho vissuto nella mia carriera.
Non ero ancora capitano, ma sapevo che un capitano non gioca per le percentuali. Un capitano gioca per vincere. Gioca senza avere paura di nessuno. Un capitano deve essere l’esempio ogni singolo giorno e non ha il diritto di risparmiarsi mai.
Io in due anni non l’ho mai fatto e dentro quella palestra ho sempre messo quella maglia davanti a tutto.
Qualche settimana fa ho alzato la coppa della Serie A.
A Bologna, nella città che sognavo tanti anni fa.
Davanti a così tante voci commosse, così tante braccia e parole di amicizia e riconoscenza.
Ho alzato quella coppa da capitano davanti alla Torre degli Asinelli, la stessa torre che guardavo dal basso anni prima, e che ora sembrava così vicina.
La città rossa coi suoi tetti illuminati era lì, ne facevo parte, ne avevo scritto un capitolo anche io.
Ha un po’ il sapore di addio questa lettera alla mia Virtus e a tutte le persone che mi hanno voluto bene. Alcuni ci rideranno su. “La maledizione del capitano colpisce ancora!”, “Non è attaccato alla maglia!”.
I commenti di persone che non conoscono la realtà ce ne sono tanti, ma non fa niente. Vi lascio il diritto di ruggire dietro una tastiera anche stavolta.
Spero di poter chiamare la⁰ prossima città ‘casa’ con la stessa facilità con cui Bologna mi è entrata sottopelle.
Ciò che abbiamo costruito insieme, non sarà mai cancellato! Quella grande V nera rimarrà dentro di me, statene certi.
Arrivederci.
Vostro,
il capitano Pippo Ricci”