A Miami dormono sonni tranquilli. Fino a quando ci sarà Patrick James Riley, Pat per tutti, Mister 8 anelli per appassionati, gli Heat continueranno a lottare per traguardi prestigiosi. 

Dopo aver trasmesso il suo sapere a Spoelstra con la stessa maestrìa con cui il maestro Miyagi insegnò il Karate a Daniel Larusso, Riley ha trovato il suo discepolo in campo, l’adepto migliore, l’uomo che ha deciso che vincerà sì un anello, ma non altrove. Lo farà con gli Heat e non se ne andrà dalla Florida.

Stiamo parlando di Jimmy Butler, uno dei talenti più puri e nobili della Nba. L’unico e solo in grado di avvicinarsi ai Big Three o ad Alonzo Mouring. Butler ormai si vede solo con la canotta degli Heat.

Cambiare non avrebbe neanche tanto senso, Miami ha fatto breccia nel suo animo così come le sue giocate sono entrate nel cuore dei tifosi. Riley, Butler e Spoelstra, – vicini ai Tre Moschettieri di Dumasiana memoria – hanno individuato in Damian Lillard il nuovo D’Artagnan.

Con lui nel quintetto base sono convinti non solo di confermarsi ad Est ma di riuscire a strappare l’Ovest a Denver. Lillard vuole solo Miami ma l’intesa tra le due franchigie – Portland fa resistenza – è tutt’altro che vicina. Gli Heat contano di chiudere, il tempo stringe ma la sensazione è che alla fine il matrimonio si farà. Per buona pace dei Don Rodrigo di turno pronti ad impedirlo. Dai Big Three ai Fantastic Four per riscrivere la storia.

 

Raffaele Garinella

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