Era scritto nel destino. Quel destino che lega indissolubilmente Teo Alibegovic e la Fortitudo da quella notte fiabesca e storica il 2 aprile 1992.
La salvezza all’ultimo tuffo, con quello che poi divenne ill Salvatore subito a miracolo mostrare. Poi venne la promozione in serie A, ma sacrificato da Sergio Scariolo per avere i classici due uomini d’area (Comegys e Gay, che non era ancora italiano) .Così tornò da avversario, in Korac, uscendo dal parquet della Paladozza quasi scusandosi per aver fatto il suo dovere eliminando l’ Aquila tornata in Europa.
Uniti anche quando lontaniLui continuò la sua grande carriera, poi, appese le scarpette, il ritorno da general manager. Ultimo anno era Seragnoli, con il budget più basso di quel tempo, sacrificati anche alcuni nostri sacri, in primis Basile. Realizzando plus valenze come mai prima, lanciano definitivamente Mancinelli e Belinelli, il colpissimo Diawara, sconosciuto, arrivato a 59mila con byout a 500mils. Subito vinto un trofeo, la Supercoppa, buon cammino in Eurolega e scudetto perso per un tiro un finale con la Benetton di un certo Andrea Bargnani.
Ma l’era Seragnoli era alla fine, il successore Martinelli spazzò via tutto.
In questi anni Teo non ha mancato di fare sentire il suo supporto, anche con critiche apparentemente non dure ma realistiche e piene d’amore.
Continuando a sognare di tornare a casa e soprattutto per di nuovo dare una mano all’ Aquila biancoblu. Come quest’estate, quando per mesi ha lavorato in silenzio, alla costruzione del nuovo corso, senza abbattersi anche quando le cose sembravano non andare e risultando collante decisivo per costruire definitivamente l’ asse Tedeschi-Gentilini.
Che quindi lo hanno voluto, insieme agli altri soci come loro braccio destro operativo alla guida del nuovo progetto .
Con la stima e l’affetto di chi prima , come loro e tutto il popolo biancoblu, lo aveva già ammirato.
La terza volta del Salvatore. Il destino vuole che dia sempre in momenti delicatissimi della storia fortitudina. Anche stavolta, che c’è da ricostruire tutto. In fondo è per questo che di legano, Teo e la Effe: saper combattere, sapere soffrire. E se come dice il detto non c’è il due senza il tre, visti i trascorsi, anche questo è un buon auspicio per un nuovo capitolo di una lunga storia che cominciando. Con una di quelle figure che ha le stimmate che la tifoseria sperava ispirassero il cambiamento. Ritorno al futuro, partendo dalla propria storia.

Fabrizio Pungetti