La finestra delle Nazionali sta per entrare nel vivo, il 20 e il 23 febbraio l’Italbasket scenderà in campo per affrontare Turchia e Ungheria e chiudere il suo girone di Qualificazione all’EuroBasket 2025. L’Europeo si terrà in Lettonia, Cipro, alla guida della nostra Nazionale il CT Gianmarco Pozzecco, alla sua quarta estate azzurra dopo l’Eurobasket del 2022, il Mondiale del 2023 e il PreOlimpico di Portorico dello scorso luglio.

In una lunga intervista ad Avvenire il coach azzurro ha parlato di tanti temi, tra cui il digiuno da medaglia che l’Italia porta avanti dal lontano 2004, quando conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene “Ci sono troppi stranieri nel campionato italiano. I giocatori per la Nazionale sono sempre meno, di conseguenza anche la qualità ne risente. Ma non mi lamento, ciò che mi dispiace è che i ragazzi italiani oggi hanno poche speranze di giocare in Serie A. L’Europeo sarà più duro del Mondiale perché gli avversari sono tutti forti. Noi siamo una buona squadra ma dobbiamo lavorare sul gruppo. Non sono contento del preolimpico, abbiamo avuto poco tempo per allenarci e anche io sono stato diverso dal solito…Mi hanno fatto notare che è mancata la mia “follia”…“I tuoi giocatori hanno bisogno della tua follia per accendersi” mi hanno detto. Ci ho riflettuto e sono d’accordo“.

Il coach azzurro si è detto cambiato in alcuni aspetti dopo la nascita di sua figlia Gala: “Sento la responsabilità di padre verso un altro essere umano. Sono cambiate le priorità, faccio una vita talmente più tranquilla che mi sono tranquillizzato. Mia moglie è una mamma straordinaria. Ma io passo un sacco di tempo con mia figlia. Mi diverto, rido, scherzo. Poi ora parla e la sento parlare: è bellissimo. Sì, sono maturato, anche se riconosco di avere un’età cerebrale che non corrisponde alla mia… I bambini pensano subito che abbia la stessa età loro. Anche con i miei giocatori mi sento un po’ il loro papà, e poi penso di essere stato il capostipite di un approccio diverso come allenatore. Oggi vedo che tanti allenatori abbracciano i loro giocatori.”

Spero che mia figlia faccia uno sport di squadra ma non pallacanestro perché non voglio che viva quello che sono stato io. Poi per me è indispensabile nella crescita dei figli non avere pretese. L’unica cosa che mi piacerebbe trasmetterle è che faccia delle attività sociali e sappia stare in mezzo alla gente

Un altro argomento importante di cui si è parlato nell’intervista sono stati gli episodi di cronaca nei campionati giovanili, anche di basket, che sfociano persino nel razzismo: “Viviamo in una società malata di egoismo, dove per i genitori i figli devono diventare campioni. Mio padre aveva la Renault 4, una macchina orrenda… Poi con lui ex giocatore e allenatore di basket, alto 2 metri e pesante 140 kg, l’auto in salita arrancava. Arrivavo sempre ultimo alle partite… Non mi sono mai vergognato di arrivare con questa macchina. Oggi è impensabile, vogliamo essere tutti di status elevato se no non siamo contenti“.

Il coach ha concluso poi l’intervista con un commento sui social.
Non li sopporto. Mio nonno lavorava in ferriera a Trieste quando è andato in pensione il suo orgoglio era non aver mancato un giorno di lavoro… Una volta le persone anziane erano orgogliose di essere considerate brave persone. Oggi quello che è considerato “figo” è quello che c’ha i soldi o ha i followers… Come sportivi dovremmo dare ai giovani un segnale diverso: smetterla anche nella pallacanestro di ambire solo al successo, non è la cosa più importante. Nello sport ci sono tanti valori, come lo stare bene insieme. Io ho giocato sempre e solo per divertirmi. Il problema è che ancora adesso come allenatore tutti mi vedono come uno che si diverte, che impazzisce, che vive le emozioni… È il mio grande “dramma”. Ma io mi reputo la persona più fortunata del mondo perché mi sono sempre divertito».

Foto di Facebook, Gianmarco Pozzecco e Saliou Niang