Il CT dell’Italbasket Gianmarco Pozzecco è stato intervistato in esclusiva da BasketballSphere ed ha toccato diversi temi, queste tutte le sue parole:

Sull’assenza degli NBA e dei giocatori di Eurolega nelle qualificazioni: “A causa delle regole non è stato per nulla facile. Non abbiamo potuto contare su giocatori che giocano le due migliori competizioni. Secondo me, la scorsa estate ad Eurobasket, abbiamo giocato molto bene. Dopo abbiamo dovuto usare tutte le nostre forze a disposizione nelle qualificazioni. Sai, ora la serie A non è neanche più tra i primi quattro campionati europei, mentre in passato eravamo la seconda forza del vecchio continente.

Sulla serie A: “Ci sono diversi campionati migliori del nostro. Questo crea difficoltà nello sviluppare giovani giocatori, anche date le regole sugli stranieri. Questo è il motivo perchè molti giocano in Italia. Grande rispetto per loro, ma non li vogliamo nella nostra Nazionale. I miei giocatori hanno mostrato tanta qualità, anche i più giovani della squadra. Hanno mostrato grande carattere e l’obiettivo è stato raggiunto con la qualificazione al Mondiale 2023. Siamo soddisfatti, perchè questo ci dà l’opportunità di stare insieme e proseguire il percorso iniziato la scorsa estate”.

Sulla partita con la Serbia ad Eurobasket 2022: “Prima di tutto voglio dire, che sto sempre dalla parte dei miei giocatori. Non c’è più grande soddisfazione che quando dimostri di essere a fianco della tua squadra al 100%. Se ti dicessi che l’espulsione è dovuta al fatto che così avrei ottenuto una reazione, mentirei. La verità è che ho visto il loro desiderio e gli sforzi che stavano mettendo in campo e volevo dimostrargli anche da parte mia che ero dalla loro parte il più possibile. Amo i miei giocatori ed ho giocato e visto così tante partite di basket per sapere quanto sacrificio devi mettere per diventare un giocatore competitivo. In quel momento stavamo giocando contro una delle migliori squadre al mondo. Al momento dell’espulsione, ho visto la mia squadra dare il suo meglio e stavano giocando contro una squadra che aveva un giocatore del calibro di Nikola Jokic. Volevo mostrargli che erano pronti a lottare. Forse per tanti la mia reazione è stata eccessiva, ma non mi importa “.

Sulla Serbia e l’ex Yugoslavia: “Ho grande rispetto per la Serbia e l’ex Yugloslavia. Sono cresciuto a Trieste e quando ero piccolo, ho visto più partite di basket yugoslavo rispetto a quello italiano. Partizan, Stella Rossa, Cibona, Spalato squadre incredibili. Partizan e Bosna Sarajevo erano due squadre che erano migliori di tante compagini in Europa. Parte tutto dal rispetto, dal rispetto a Pedrag “Sasa” Danilovic. Ha giocato gran parte della sua carriera in Italia. Da quel momento li ho rispettati tutti come faccio con il roster di oggi, che include giocatori come Marko Guduric, Ognjen Jaramaz, Nikola Kalinic”.

Sulla sua emotività in panchina: “Se qualcuno pensa che la mia emotività nel basket sia eccessiva, è un loro problema. A volte mi guardo e so che certe reazione possono non sembrare normali. Per questo non guardo i replay o gli highlights delle partite. In quei momenti semplicemente non mi potevo comportare diversamente. Sono stato competitivo ed ho sempre dato il meglio nella mia carriera da giocatore e lo stesso sto facendo da head coach. Voglio mandare un messaggio ai miei giocatori di divertirsi quando sono in campo. Non sono comportamenti per controllare la partita, ma è per mostrare ai miei giocatori che sarei pronto a fare qualsiasi cosa per loro. Alla fine hanno mostrato che ce la possono fare anche senza di me”.

La conversazione con Duska “Duda” Ivkovic che ancora ricorda: “Un coach può sempre fare un disastro. Dusan “Duda” Ivkovic una volta mi ha detto che un coach deve fare dei disastri per diventare bravo. Inoltre che un head coach può far rendere i giocatori meglio del 50% rispetto a come sono. Il resto è tutto a loro. Me lo disse diversi anni fa ed ancora lo ricordo”.

Sull’assenza di Nikola Jokic al Mondiale: “Jokic ha giocato durante la scorsa estate. Posso dire che è una grande persona ed un giocatore di basket eccezionale. Ho sentito sempre cose belle su di lui. Si è sempre comportato professionalmente, ma queste sono decisioni che a volte i giocatori devono prendere. Non solo per loro stessi ma anche per altri motivi. Rifiutare la Nazionale significa poter riposare e Nikola molto probabilmente starà pensando alla prossima stagione ed alle Olimpiadi del 2024. Rispondere alla chiamata della Nazionale ogni estate? Semplicemente non è possibile. Il basket di oggi non è lo stesso di quello degli anni in cui ho giocato io. Quante partite ha giocato Nikola Jokic la scorsa stagione? A volte i giocatori hanno bisogno di riposo. A volte devi dire scusa, non posso giocare. Capisco perfettamente questa decisione”.

Sull’assenza di Nico Mannion: “Nico mi ha chiamato ed ha detto che era stanco dalla scorsa stagione. Gli ho chiesto se voleva venire in Nazionale. Mi ha detto di si, ma ho capito che aveva bisogno di riposo. Negli scorsi anni ha mostrato quanto fosse attaccato alla Nazionale, ai suoi compagni ed al suo successo. Gli ho detto che andava bene se avesse scelto di riposare, che avrei preso la decisione per lui. Ok, stai a casa, riposati e preparati per la prossima stagione. Riposati ed il prossimo anno staremo di nuovo insieme per ottenere altre soddisfazioni. Guardare a lungo termine, per me è importante che i giocatori migliorino e vengano la prossima stagione concentrati al 100%. Certe volte l’allenatore deve capire certe decisioni, ma tutto termina in una relazione di grande rispetto. Capisco che voglia iniziare la preparazione con il club dal primo giorno, per essere preparato al massimo ed essere concentrato sulle prossime sfide. Rispetto queste decisioni. È impossibile rispondere ogni volta che la Nazionale ti chiama”.

Sulla squadra: “Devo dire che non tutti i giocatori sono uguali, non è uno scherzo. Sicuramente li amo e rispetto tutti alla stessa maniera, li tratto come figli. Da questo punto di vista li capisco alla perfezione. Non ho distinzioni tra i miei giocatori come i miei figli, ma se mi dite che sono tutti uguali questo non è vero. Gabriele Procida e Matteo Spagnolo sono i più giovani della squadra, possono non segnare tanti punti, ma il futuro è nelle loro mani”.

Su Fontecchio: “Simone è uno dei migliori giocatori in Europa, un giocatore di basket fantastico che ha giocato un Europeo memorabile. Siamo stati sfortunati con la Francia, ma secondo la mia opinione è stato l’MVP della manifestazione. Non lo dico perchè sono il suo allenatore, ma perchè veramente è un giocatore fantastico che ha ottenuto il rispetto dei suoi compagni, coach e tutti i tifosi di basket. Nell’ultimo anno ha mostrato le sue qualità al mondo intero. Lui è la nostra arma principale in attacco”.

Sul girone dell’Italia alla World Cup: “Sicuramente il nostro gruppo non è il più difficile al Mondiale, ma comunque devi affrontare la Repubblica Dominicana che ha eliminato l’Argentina, in questi anni le cose sono cambiate. Non ci sono più partite che tu puoi dire che non puoi perdere. Il basket è progredito e le squadre migliorate. Possiamo vincere tutte le partite come perderle tutte”.

L’ultima medaglia dell’Italia risale ad Atene 2004, con Pozzecco che era in campo da giocatore: “Sono lo stesso idiota che ero allora (ride). Adesso ho solo meno energia, ma la sensazione di vincere una medaglia ad una grande competizione è incredibile. Per questo lo dico ai miei giocatori e provo a dirglielo come esempio. Mondiale, Eurobasket, Euroleague, campionati nazionali…sono tutti trofei che non possono essere comparati alla sensazione che hai quando vinci qualcosa con la tua Nazionale. Nella mia carriera da giocatore non ho vinto tanti trofei, ma ho vinto l’argento olimpico ad Atene 2004. Ed alla fine ognuno di noi se lo ricorderà per sempre. Eravamo degli outsider, nessuno ci vedeva come una squadra da podio. Abbiamo mostrato passione, emozione e dato il massimo per ottenere questo traguardo”.