In Basket Magazine 117, in edicola in attesa del prossimo BM 118, la rubrica “Appunti del mese” di Fabrizio Pungetti si muove tra la forza delle grandi storie umane e la lucida analisi del campo, offrendo uno sguardo intimo e appassionato sul nostro movimento. Al centro della riflessione c’è lo straordinario coraggio di Achille Polonara di fronte alle avversità, accostato all’immortale sorriso di campioni come Oscar Schmidt e Alex Zanardi, simboli di una resilienza che va ben oltre i confini del parquet. Accanto alle vicende più toccanti, Pungetti esamina con fermezza i nodi cruciali del presente: dalle prime sentenze del campionato ai cambiamenti che stanno ridisegnando la geografia del basket italiano, fino alle preoccupazioni per il destino dei giovani talenti, tracciando il quadro di un movimento sospinto da passioni genuine ma chiamato a fare i conti con le proprie contraddizioni.

Gli appunti del mese di Fabrizio Pungetti:

IL GUERRIERO ACHILLE ha sotterrato l’ascia. Sportivamente parlando.

Achille Polonara, dopo aver vinto, in più riprese, risorgendo tre volte ribellandosi al perfido e diabolico destino destino che lo ha preso di mira in questi ultimi anni, ha dovuto arrendersi. Gli mancava l’ultimo miglio, quello da percorrere, dopo aver sconfitto il male che ce lo voleva strappare, per riuscire a tornare a giocare e coronare un altro sogno. Ci ha provato sul serio, da guerriero, come sa fare lui, fino alla fine. Allenamenti veri e duri, spirito di resilienza e sacrificio puro, ma stavolta ha dovuto arrendersi ai messaggi che il suo corpo gli mandava e accettare, con fierezza e dignità, la resa.

UNA RESA DA VINCITORE, Achille ha vinto lo stesso. E il suo messaggio resta un insegnamento di vita per tutti. Si è ribellato a tutto, anche a quei messaggeri di sventura, che per il gusto di uno scoop di cui chiunque mentalmente stabile non sente certo il bisogno in questa professione, e che non aggiunge nulla né fa la differenza come indice di valori di carriera – che ne avevano anticipato in una trasmissione tv bolognese, la, di fatto, dipartita finale ormai avvenuta. Andando contro ogni etica non solo professionale e violando quel tacito codice d’onore che ci si dà in certi casi e la riservatezza del dolore dei propri cari. E Achille gli ha fatto marameo, ed è risorto, si è rialzato novello Lazzaro.

LA SUA FORZA morale e umana, oltre a quella fisica e mentale, ci hanno ricordato altri due grandi eroi non solo sportivi, ma di vita, che purtroppo invece ci hanno lasciati negli stessi giorni, Oscar Schmidt e Alex Zanardi. Come loro la stessa capacità di sorridere sempre alla vita e farsi beffe delle “sfighe” cui la nostra esistenza ci consegna come sgraditissimo regalo. Sorridendo fino alla fine, a chi li circonda (poi interiormente solo loro avranno i momenti di rabbia e sconforto, avranno anche pianto, ma senza farsi notare, e trovando sempre la forza di reagire) anche quando arriva il momento di arrendersi. Li immaginiamo ancora così, sorridenti ovunque siano.

ABBIAMO RIVISTO IN questi giorni le immagini di Oscar quando tornò nella sua Caserta qualche anno fa, e in lacrime sì stavolta, lacrime di commozione vera, quella che nasce dal cuore, salutò il suo popolo adottivo. Un segno di condivisione e di fratellanza da brividi veri, impossibile non commuoversi ancora oggi: immagini da far vedere a grandi e piccoli, specie in tempi in cui l’altro diverso da noi viene considerato nemico da sopraffare secondo i più beceri istinti dell’uomo. E quelle dello sfortunatissimo campione bolognese, che più la sfortuna lo colpiva, e più sorrisi e gioia di vivere lui dispensava.

QUEL SORRISO CHE, siamo sicuri, anche Achille non perderà anche ora che ha dovuto accettare di non poter tornare nella sua seconda casa naturale, un campo da basket. Commovente è stato l’abbraccio di tutto il mondo del basket, senza distinzione di tifosi, di colori, di passione. Achille Polonara saprà trasformarsi in altro ruolo e ottenere gli stessi grandi risultati ottenuti da giocatore. Quando si ha quella forza, quella determinazione, tutto diventa possibile. E quando attorno hai chi ti sostiene: la sua splendida famiglia, sua moglie Erika che ha lottato strenuamente con lui, e i loro piccoli pargoli, nelle occasioni in cui si è mostrata pubblicamente per esorcizzare i tanti momenti difficili – è sembrata davvero la famiglia ideale dei sogni di tutti. Amore puro. Buona nuova vita, caro Achille. Campione e Uomo da ammirare e da amare.

ALTRI APPUNTI SU temi del nostro basket su cui riflettere in questo periodo come il sacco dei nostri giovani da parte della NCAA, o la confusione che ancora aleggia sul progetto NBA Europe e ci disorienta, o lo stordimento per i titoli, messi in mostra come alle bancarelle del mercato, che addolora stuoli di tifosi e noi vecchi, forse retrogradi, innamorati del titolo sportivo da conquistare nelle sede naturale, il campo.

COMPLIMENTI A NICOLA, cui Treviso dovrà fare, oltre a confermarlo stavolta e non come fece dopo il primo miracolo di tre anni fa, un monumento in Piazza dei Signori. Arrivederci Sassari, non sarà semplice, ma resti uno dei posti dove abbiamo vissuto – quando lavorando per la Legadue di un altro grande che ci manca, Marco Bonamico, seguimmo la prima, storica promozione dalla A2 alla A1, emozioni e passioni vere e grande senso dell’ospitalità e rispetto degli avversari. Bentornata Scafati, con il suo patron Longobardi a record di longevità d’amore a capo di un club per cui ha profuso sacrifici in una piccolissima e difficile realtà dopo un solo anno di purgatorio, guidata da un coach, Vitucci, che meriterebbe la chance di una big che finora, in una lunga carriera, gli è stata inspiegabilmente negata.

PLAYOFF: CI INCURIOSISCE che tre delle prime quattro abbiano coach esordienti o quasi Poeta, Cotelli (lo scorso anno vice di Peppe esordiente) profeta in patria a Brescia e Jakovljevic.

SIAMO INNAMORATI DELLA Reggiana, del suo coach Priftis e del suo gm Sambugaro. Il club biancorosso che da anni unisce risultati, ma anche investimenti e cura dei giovani, innovazione nel campo del marketing e della comunicazione, attenzione e cura dell’appassionato, del tifo sportivo e del territorio. E applausi a Tortona che ritorna subito tra le otto al gran ballo, e a Trento, che rinnova, pur all’ultimo tuffo, il suo ormai posto fisso nell’elite tricolore.

TRISTI INVECE PER ALDO VANOLI e la fine della favola della sua Cremona: un signore d’altri tempi e simbolo del basket sano di provincia che è stato quello, con la spinta di tante piccole piazze, che ha fatto fare il salto di qualità al nostro movimento. E tristi per l’addio al basket giocato di Giorgia Sottana, campionessa sul parquet e donna-coraggio per i suoi ideali di vita, che si è battuta per la dignità e il rispetto di ogni diversità, sposandosi con la sua Kim, pure lei giocatrice e mettendo su famiglia con la loro piccola Ellis. L’amore non ha differenze, è uguale per tutti.

SCUDETTO? A OGGI LA VIRTUS è la più in forma e ha tutto per fare bis, Milano deve uscire dall’angolo in cui è ricaduta e attenzione a Brescia che, all’insegna della continuità, è riuscita nell’impresa più difficile, ripetersi, e vuol essere di nuovo quella che gode tra i due litiganti e tornare in finale, magari stavolta con un Ndour disponibile e non che si fa male subito come un anno fa contro la Virtus. La Reyer appare la grande incompiuta: a Spahija, già all’ultima corsa a Venezia, e ai suoi smentirci.

E LA A2… QUANTE belle piazze e storie a contendersi l’altro pass per la serie A. Vinca il migliore, è proprio il caso di dirlo. E anche qui non vediamo l’ora di scoprirlo, forse Verona e Fortitudo in questo momento, ma si incontreranno eventualmente in una impietosa semifinale…

QUANTE EMOZIONI, RAGAZZI, da vivere insieme, e poi da raccontarvi sul prossimo BM.