Ha salutato la Reyer dopo la Gara 3 di semifinale Scudetto persa a Schio, ma ha anche salutato l’Italia: per Sara Madera si sono spalancate le porte di un’avventura al di fuori dei confini nazionali, destinazione Spagna. La livornese classe 2000 ha lasciato la laguna per firmare con Gernika: provare a ripercorrere le orme – anche se con squadre diverse di due fuoriclasse del basket azzurro come Giorgia Sottana e Cecilia Zandalasini è il grande obiettivo di Sara, che avrà davanti a sé una grande opportunità per mettersi in mostra al di fuori dell’Italia. Il suo cuore – però – resterà almeno in parte a Venezia, una seconda casa per lei. Ecco cosa ci ha detto Sara in questa lunga intervista

Ciao Sara, partiamo dalla chiusura della tua avventura a Venezia: che stagione è stata per te e le tue compagne, cosa ti porti dentro da questa stagione e perché hai scelto di lasciare la laguna? Il minutaggio è calato, ma va dato atto a coach Mazzon di aver trovato per te la giusta collocazione in campo, che ne pensi?

“Ciao e grazie per questa opportunità, inizio ringraziando la Reyer perché mi ha dato veramente tanto, sono arrivata a Venezia che avevo 15 anni, praticamente una bambina. Ho instaurato amicizie, naturalmente sia a scuola che con il gruppo giovanile. Ho avuto poi la possibilità di fare la A2 con Pordenone e l’aggregata in A1, tutto questo percorso mi ha fatta crescere dal punto di vista tecnico-tattico ed umano. Quest’anno eravamo un gruppo molto giovane, ero la veterana del gruppo, non mi è pesato per niente farlo. Eravamo pronte a darci una mano nei momenti difficili, siamo state bene insieme ed avere un bel gruppo che sta bene insieme dentro e fuori dal campo fa tanta differenza. Avevamo obiettivi ma non mi piace mai pensare tanto oltre, preferisco lavorare step by step, abbiamo raggiunto una semifinale di Eurocup con una squadra che era mediamente la più giovane, una semifinale playoff scudetto contro una squadra molto molto buona come Schio. C’è da lavorare, ma sono sicura che il prossimo anno faranno altrettanto bene se non di più. Ho scelto di andare all’estero perché mi è sempre piaciuto fare un’esperienza fuori dall’Italia che potesse essere costruttiva a livello personale e cestistico. Ho avuto questa opportunità e l’ho presa al volo, era un mio desiderio fare un’esperienza da straniera, avere responsabilità, devo poi esser brava io a conquistare spazio e fiducia. Vado là consapevole di quel che so fare e consapevole che ho tanti limiti su cui lavorarci, sono felice di quest’opportunità che si è presentata. Mi sono avvicinata al ruolo del “3”, ero sempre stata vista come un 5 ma crescendo dovevo essere un “4”. Andrea Mazzon ha avuto forse il coraggio e la volontà di spostarmi nel ruolo di 3 e credere in questo mio cambiamento, poi durante l’anno con il rientro di Francesca Pan dopo l’infortunio sono cambiate le dinamiche ed abbiamo purtroppo avuto tanti infortuni: all’inizio Shepard e Pan, poi Fassina, Santucci, Cubaj… quindi gli equilibri di squadra sono stati altalenanti. Iniziare il percorso da 3 mi è servito tanto, cambiare visione di gioco… passare da 4 a 3 è totalmente diverso come posizione, visione, credo mi sia servito molto. Nella partita con Bologna avevo l’adrenalina alle stelle, ma sono entrata concentrata su cosa dovevo fare, poi ho avuto la fortuna di poter stare in campo. Sono entrata in trance agonistica, chi c’era c’era, ero senza freni, è una cosa bella da ritrovare in sé stessi. Giocare una partita così dopo aver preso 25 punti in casa dalla stessa Bologna non è facile, ma sappiamo benissimo che dopo una partita ne hai subito un’altra e non hai tempo di riflettere, pensare. Credo che in Coppa Italia siamo entrate senza pensare al ko di campionato, abbiamo pensato che era un’opportunità da cogliere e dovevamo dare il 100%. Siamo scese in campo consapevoli del lavoro fatto durante l’anno, non siamo partite svantaggiate mai. Dopo Bologna ci siamo dette che non eravamo noi e per x motivi può succedere, poi puoi affrontare chiunque, ma dovevamo dare il 100% ed abbiamo vinto il derby”

Venezia, ma non solo. L’ultima al Taliercio con la maglia Reyer ha visto oltre 2500 spettatori, una G3 a Schio con 2800 persone di cui 400 reyerini. Che messaggio è per il basket femminile e che rapporto hai costruito con la tifoseria veneziana? Vuoi mandargli un messaggio?

“Messaggio bellissimo, il basket femminile ha bisogno di questa visibilità e questo entusiasmo. Ho instaurato un bellissimo rapporto con i tifosi, si è creato un clima molto familiare e caloroso. I tifosi ed il resto del pubblico che venivano a sostenerci erano il sesto uomo, anche vedere a Schio la curva completamente piena è stato bellissimo, mi ha riempito il cuore di gioia sinceramente. Sono andata poi ad esempio a vedere la finale scudetto contro la Virtus e non dico che la curva ospite era vuota, ma quasi. Quindi le nostre prestazioni e magari il nostro modo di essere come persone ha fatto sì che il pubblico ci amasse e ci seguisse tanto. Penso sia un messaggio stupendo per Venezia ed il basket femminile in generale. Penso che anche altre tifoserie possano e debbano prendere esempio da Venezia e Schio dove è più sentito, per avere – non dico ovunque – la stessa calorosità di tifo. Ad esempio a Broni c’era una bellissima tifoseria poi un po’ scemata con A2 e covid, mi auguro ci sia sempre più gente alle partite di basket femminile in generale. Il primo messaggio che vorrei dare ai tifosi è un grazie. Grazie per averci supportato e magari sopportato tutta la stagione, anche nei momenti di difficoltà. L’altra cosa che vorrei dire è di continuare così, i tifosi sono fantastici, la Reyer e tutta Italia ha bisogno di questo calore e questa voglia di seguire il basket femminile.”

Il basket femminile riparte dunque da 3 palazzetti pieni di fatto, soprattutto dai 3500 di Bologna: cosa si deve fare per non disperdere questo entusiasmo?

“Tutto parte dalla visibilità che ha lo sport. La visibilità parte dai risultati e sono d’accordo, ma i palazzetti pieni sono un bel punto di partenza per cercare che sia sempre così. Magari non è facile, ma la gente non deve pensare che non vanno ad una partita perché non ci sono schiacciate. Una partita di basket femminile è altrettanto spettacolare e chi le va a vedere lo sa. Magari non vedrà stoppate o schiacciate tutti i giorni, bisogna esaltare la nostra femminilità, il nostro spettacolo. A Venezia c’erano sempre i settori giovanili a vedere le nostre partite, quello è un buon incentivo perché la ragazzina porta la compagna di classe, ci sono i genitori che poi dicono “portiamo l’amico della mamma”, quindi mi auguro che si riesca ad ampliare questo palco. Ognuna di noi può dare spettacolo al movimento, che sia un passaggio di Matilde (Villa, ndr) o un 1vs1 di Marina (Mabrey, ndr), la passione va condivisa, la voce lo stesso, deve esserci più gente a vedere le partite non solo ai playoff ma anche nell’arco della stagione. Lo spettacolo è anche una giocata difensiva, ogni piccola cosa è uno spettacolo se la sappiamo vedere ed apprezzare. Il nostro compito è divertire chi ci guarda, questo credo sia un bello slogan per prendere più pubblico. Nel nostro piccolo c’è da divertirsi”

Schio sta dominando in questi anni, come Milano al maschile. Sono a tuo avviso due situazioni simili o ci sono differenze? Chi può rompere l’egemonia orange?

“A Schio c’è solo il movimento femminile e credo possano concentrarsi meglio su questo. C’è da dire che Milano o il Famila durante l’anno spendono molto, cosa che comunque fanno altre come Venezia o Bologna, ma penso che a Schio ci sia una mentalità vincente, è quel che percepisco da fuori. Le orange sono arrivate devastate, pensavo vincesse Bologna che stava giocando bene ed aveva un ottimo roster, eppure l’ha portata a casa Schio perché credo sia più abituata a vincere e credo che Milano possa essere non uguale ma avere quella mentalità. Stare sul pezzo è un tassello in più, le giocatrici brave ci sono ovunque. Da parte di Schio credo ci sia sempre una sfida nel doversi riconfermare, penso si stia alzando il livello del basket femminile e Schio avrà filo da torcere come successo quest’anno. Credo ci sarà qualche squadra pronta a batterla, penso sarà l’obiettivo dei top team.”

SARA MADERA ED I TIFOSI REYER

Le squadre italiane in Europa hanno brillato, Venezia e Schio su tutte, la Nazionale ha chiuso un Europeo disastroso: che idea ti sei fatta sulla spedizione fallimentare agli Europei? Da chi deve ripartire l’Italia e cosa manca? Ti aspettavi una chiamata per l’Europeo o era previsto te andassi al 3×3?

“Prima di tutto mi spiace molto del cammino che hanno fatto. Io sono stata con loro solo la prima settimana poi mi sono trasferita con il 3×3, ho vissuto poco il gruppo. L’obiettivo minimo nostro era il Pre-Olimpico, arrivando tra le prime 6, ciò non è accaduto perdendo con il Montenegro. Mi è dispiaciuto molto. Le altre nazioni hanno le giocatrici protagoniste nei loro campionati o vanno in altri paesi per giocare, qua in Italia le nostre sono molto spesso il cambio della straniera o il cambio di una veterana, quindi penso che quando si ha da essere protagoniste manca l’abitudine a giocare queste partite. Si dice che mancano minuti nelle gambe, è la stessa cosa se consideriamo la scarsa abitudine a giocare minuti importanti in partite importanti. Nelle società c’è la straniera a risolvere la situazione, poi quando devi farlo te che non sei abituata cambia la prospettiva. La Zanda è abituata ad avere minuti importanti, si vede, mi spiace per le mie compagne, so quanto ci tenevano, poi purtroppo la palla è tonda, gli episodi sono decisivi. Nella partita con la Repubblica Ceca non abbiamo gestito il +14, sono cose che ti segnano, magari il percorso cambia. Fatico a dire da chi deve ripartire l’Italia, in realtà le giocatrici molto buone le abbiamo, forse è più utile avere più raduni durante la stagione per aumentare la conoscenza del gruppo. Conoscersi poco e disputare un Europeo non è facile, noi dobbiamo alzare l’asticella per esser più pronte giocando contro le più forti. Per quanto riguarda me è stato un periodo caotico dove ci ho capito poco anche io, io sono andata al raduno del 5vs5 e mi è stato detto che sarei giocata il posto come giusto che fosse. Prima del 3×3 c’era il torneo di Spagna ed ho chiesto se era possibile farlo, me l’hanno data e poi sono andata al 3×3 per i Mondiali. Dopo i Mondiali mi hanno detto che c’era la possibilità di rientrare in azzurro o di rimanere nel 3×3, io aspettavo una notizia e mi è stato detto che c’erano le qualificazioni europee del 3×3 e che comunque il gruppo si era allenato insieme ed avevano fatto determinate scelte, quindi sono rimasta nel 3×3.”

Dall’Italia alla Spagna: cosa ti ha spinto ad accettare la proposta di Gernika e cosa ti aspetti dalla tua esperienza estera?

“Come dicevo prima, l’idea di fare un’esperienza fuori Italia che spero sia positiva a livello sportivo e personale è un motivo in più di crescita. Sono carichissima, vado lì con l’idea di dare il mio 100%, non vedo l’ora di iniziare, voglio migliorare sempre di più per portare il mio mattoncino alla squadra. Sono rimasta molto felice quando ho parlato con il coach, mi conosceva, aveva desiderio di allenarmi ed avermi in squadra, mi ha dato un motivo in più di felicità, sentire un allenatore che ti stima e che ha le idee chiare sui tuoi punti forti ed anche i punti deboli su cui lavorare in stagione. Non vedo l’ora di cominciare! A Venezia sono cresciuta sotto tutti i punti di vista, è la mia seconda casa, volevo un po’ uscire dalla comfort zone, conoscere persone nuove, dentro e fuori dal campo. Lì sei una straniera, devi guadagnarti il posto, guadagnarti responsabilità e minuti, credo sia una buona sfida con me stesso. Ricalcare le orme di Ceci e Giorgia è il sogno di tutte le giocatrici, ma vado avanti step by step, vivo al massimo questa esperienza e ciò che accadrà dopo sarà tutto di guadagnato”

Da dove nasce la passione per il giornalismo e come stai gestendo questa situazione che ti vede impegnata in campo e fuori? Pensi riuscirai a portare avanti questa passione in Spagna? Giorgia Sottana ha speso parole al miele per te e questo tuo impegno, che cosa ne pensi?

“Sono stata super felice di accogliere l’offerta della Nuova Venezia, con cui ho iniziato questa collaborazione. La passione per la scrittura l’ho sempre avuta, non sono mai stata bravissima con le parole soprattutto da piccola. Quando giocavamo le finali Nazionali U16 a Battipaglia prima di ogni partita volevo fare un discorso motivazionale ma non ero brava con le parole, quindi lo scrivevo nelle note cosicché potessi leggerlo altrimenti mi sarei impappinata ogni volta. La scrittura è stata una liberazione, pochi giorni fa scorrevo le note ed ho trovato un diario del 2015, vecchi ricordi. La scrittura è qualcosa che rimane, quando racconti una giornata bella nelle note e ti ricapita poi di rileggerla magari dici “cavolo che bella”. Non vivo la scrittura come un impiccio bensì come un piacere, spero ai lettori piaccia come scrivo e cosa scrivo. Continuare a scrivere anche dalla Spagna è uno dei miei obiettivi, dovrò mettermi d’accordo con il mio caporedattore e le persone che mi seguono per il giornale, penso si possa fare, a me piacerebbe. Giorgia la stimo tantissimo come persona e naturalmente come atleta, ho visto che lei scrive libri, lei è a livello pro rispetto a me, io sono basica. Mi fa solo piacere delle parole che ha speso, posso solo ricambiare, per me lei è una numero uno e non lo dico tanto per dirlo ma perché ci credo. Dentro al campo penso tutti possano dirlo, anche come persona, la veridicità di quel che prova, che scrive, sta costruendo un campetto nelle parti più povere e meno sviluppate. Iniziative che partono da chi ha un cuore grande e lei credo sia una di queste. Lei è esempio di dual career, Giorgia numero uno. Parlare non so se è un dono, ma devi sicuramente essere portato, questa è un’altra cosa che adoro di lei, non ha peli sulla lingua, ti dice le cose dritte per dritte in tutta la loro veridicità.”

3×3, 5vs5, sei sempre protagonista nelle due discipline: quanto è complicato ritararsi da 3vs3 a 5vs5 e che differenze ci sono in termini di gioco? Quanto aiuta essere esperta nel 3v3 poi nel basket a tutto campo?

“Diciamo che ci sono molte differenze, già il giocare a metà campo ed in 3vs3 anziché 5vs5 le principali. Il gioco è più veloce, deve essere giocato in 12″, non hai tempo per pensare, non hai periodo di transizione da una metà campo all’altra. A me ha aiutato molto, essendo disciplina molto veloce aiuta a velocizzare le letture, i movimenti che crei e devi fare. Palla in post basso: nel 5vs5 hai tempo di guardare, leggere gli aiuti, pensare la scelta, nel 3vs3 hai 3″ per leggere gli aiuti e le scelte oltre che guardare. Ciò mi ha aiutato a riportarlo nel 5vs5, sono abbastanza convinta che il 3vs3 mette in pratica i fondamentali in maniera molto veloce, la transizione è solo questione di spaziature, alla fine è basket. Il 3c3 ha molto più dispendio di energie del 5c5, è molto molto faticoso, devi sempre prenderti una responsabilità, cosa che magari non succede nel 5c5. La gestione è diversa, il 3×3 è uno sport di strada, è nata da lì. Ora si sta evolvendo, si avvicina al 5c5 ed il livello si sta alzando.”

Si parla molto spesso di professionismo nel basket femminile, quanto è importante fare questo passo? Ne hanno parlato con toni drastici due elementi chiave come Giorgia Sottana e Jasmine Keys, chiedendo uguaglianza di trattamento e non solo. Che idea ti sei fatta?

“Credo sia un argomento delicato, il professionismo è molto importante anche per riconoscere noi giocatrici come lavoratrici. Questa è la nostra passione ma anche il nostro lavoro. Ho letto l’intervista di Jasmine sulla parità di genere e credo sia un argomento tanto delicato, dobbiamo sempre alzare la testa e fare la voce grossa. Non so se si arriverà mai ad avere una parità totale maschile e femminile, ma noi dobbiamo essere le protagoniste di questa battaglia per portare sempre più la parità. Ci sono i tornei 3c3, il premio cambia tra maschile e femminile cambia e la spiegazione data è che ci sono più squadre, è più seguito ed il livello è più alto: ok, forse sono motivazioni dal loro punto di vista sono giuste, ma allora perché non portare questa visibilità, questi numeri anche da noi? Perché non avvicinarsi? Non so se ci arriveremo mai, ma non dobbiamo lasciare nulla al caso in modo che le giocatrici del futuro possano trovare un ambiente diverso.

Chiudiamo con l’Italia del 3×3: come sta crescendo il movimento in Italia in questa specialità, che estate è stata e cosa ti aspetti dal futuro?

“Sta crescendo molto ed infatti a fine stagione abbiamo fatto il campionato a San Martino di Lupari, credo in Italia non ci sia la cultura delle altre nazioni. La Francia la stagione prossima crea una scuola di 3c3, quindi le giocatrici selezionate vanno a fare una school academy di solo 3c3 per preparare le Olimpiadi. Qui ancora non c’è ma sono convinta ci si arriverà. La federazione sta facendo un buon lavoro iscrivendoci a tanti tornei per fare punti ed entrare nel pre-olimpico, che è l’obiettivo. Il 3c3 va tutto a punteggio, più fai tornei più hai possibilità di accedere a Mondiali, Europei, Olimpiadi. Credo la Nazionale stia facendo un buon lavoro, l’obiettivo è prendere più punti per raggiungere l’obiettivo che sappiamo.”

Ringraziamo Sara Madera per la disponibilità

Daniele Morbio

Foto credit Ciamillo-Castoria