Le parole dei due coach, quello di Milano Ettore Messina e quello di Tortona Marco Ramondino, dopo il loro scontro nella finale della Final Eight di Coppa Italia:
ETTORE MESSINA:
È stata una Coppa molto dura perché abbiamo giocato la prima gara contro Sassari che ha potenzialità indubbie e infine abbiamo sudato molto contro le due rivelazioni, due squadre allenate da due giovani allenatori che stanno facendo bene e sono un’iniezione di fiducia per tutta la nostra categoria. La partita è stata decisa una volta di più dalla nostra difesa perché loro qui stavano segnando più di 90 punti per gara e hanno giocatori che, se gli lasci un metro, fanno canestro. Invece gli abbiamo tolto gran parte dei tiri migliori. Nel primo tempo abbiamo concesso troppi rimbalzi offensivi e poi commesso qualche sciocchezza come un fallo su tiro da tre. Nel secondo tempo siamo partiti male in attacco ma poi abbiamo costruito buoni tiri, mosso la palla. Quando le percentuali sono salite abbiano fatto il break decisivo. Sono contento di aver giocato così davanti al sig Armani e Leo Dell’Orco. Questo ci darà fiducia per andare avanti. Non eravamo cretini quando abbiamo perso in Supercoppa e non siamo campioni del mondo ora ma siamo solidi e recupereremo Shields e Mitoglou. Dovremo riequilibrare la squadra ma se miglioriamo anche un cinque percento sarà un passo avanti importante. Siamo stati fedeli a noi stessi muovendo la palla e difendendo. Ringrazio i miei quattro assistenti che sono un aiuto enorme per me sia dal punto di vista tecnico che psicologico e organizzativo: a loro devo molto”.
MARCO RAMONDINO:
ʺDoverosi e meritatissimi complimenti a Milano, al coaching staff e ai giocatori per avere conquistato la Coppa Italia, controllando la partita dall’inizio alla fine. Nell’arco della manifestazione l’AX Armani Exchange ha meritato il trofeo. Le nostre prestazioni nel torneo sono state buone sia dal punto di vista tecnico sia caratteriale nei primi due giorni, oggi abbiamo dato tutto come gruppo ma non è stato sufficiente contro Milano. Confrontarsi contro grandi allenatori e giocatori deve essere da stimolo per provare a migliorare. Ettore Messina è un allenatore che finirà nella Hall of Fame di Springfield e per i coach della mia generazione è un modello sotto tutti i punti di vista: c’è grande ammirazione per quello che è, ha fatto e farà per la pallacanestro. Per il tipo di squadra che siamo, è difficile estrapolare un singolo giocatore dal contesto: si percepisce una collaborazione tra i giocatori e l’assecondare i comportamenti che permettono a tutti di esprimersi. La cosa più positiva della Coppa Italia è la percezione di come andiamo via e di dove possiamo migliorare. In ottica campionato questo torneo può essere più pericoloso che positivo semplicemente da un punto di vista extra tecnico: avere raggiunto la finale alza l’asticella su di noi ed essendo neopromossi dobbiamo renderci contro del livello a cui siamo. Evitiamo la trappola di alzare le aspettative solo se torniamo in palestra con l’idea che quello che è stato fatto è tanto ma si può crescereʺ.