Le grandi squadre hanno bisogno dei loro uomini migliori nei momenti decisivi. L’Olimpia Milano ha iniziato le LBA Finals con una vittoria convincente in Gara 1 contro la Reyer Venezia e, tra i tanti protagonisti della serata del Forum, il nome che brilla più di tutti è quello di Ousmane Diop.
Il lungo biancorosso ha disputato probabilmente la sua miglior partita stagionale proprio nell’appuntamento più importante dell’anno, dominando l’area colorata e risultando una presenza costante e devastante per la difesa veneziana. I numeri raccontano una prestazione quasi perfetta: 18 punti in appena 15 minuti di utilizzo, un impressionante 6/6 da due punti e 6/8 ai tiri liberi, oltre a 5 rimbalzi e una valutazione finale di 28, la migliore tra tutti i giocatori scesi in campo.
Ma al di là delle statistiche, ciò che ha colpito è stata la sensazione di superiorità trasmessa ogni volta che Milano è riuscita a coinvolgerlo vicino al ferro. Venezia non ha trovato risposte alla sua fisicità, alla sua rapidità nel correre il campo e alla capacità di concludere con efficacia ogni possesso costruito dai compagni.
La prestazione di Diop è stata il simbolo della superiorità collettiva mostrata dall’Olimpia. La squadra di Giuseppe Poeta ha chiuso con 27 assist e oltre il 52% da tre punti, ma è stata proprio la presenza del centro italiano a garantire equilibrio tra gioco interno ed esterno, costringendo la difesa orogranata a continue scelte difficili.
Ogni volta che la Reyer ha provato a restare agganciata alla partita grazie alle iniziative di Tessitori e Cole, Milano ha trovato nel proprio numero 25 una risposta immediata. Canestri, falli subiti, presenza a rimbalzo e una continua capacità di occupare gli spazi corretti: una partita da lungo moderno e dominante.
Nelle finali spesso emergono i campioni attesi. In Gara 1, invece, è stato Ousmane Diop a prendersi la scena. E se questa sarà la versione che Milano potrà avere a disposizione per tutta la serie, allora per Venezia il compito di ribaltare le Finals rischia di diventare ancora più complicato.
Perché il primo squillo della corsa scudetto porta chiaramente la sua firma.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Diop, foto Ciamillo-Castoria