I playoff NBA sono entrati nel vivo e hanno messo la parola fine alla stagione di diverse squadre. I Magic sono una di queste.

Tra le 10 franchigie che non sono riuscite a centrare l’obiettivo postseason, Orlando è quella che più ha avuto una stagione in crescendo. Partendo da un inizio catastrofico, solo 5 vittorie nelle prime 25 partite, arrivando poi a concludere l’annata con un bottino di 34 successi e 48 sconfitte, e rimanendo in corsa per i play-in fino alle ultime settimane di regular season. 

La stagione dei Magic è stata al centro di tante attenzioni per un motivo in particolare, Paolo Banchero. Prima scelta al draft dello scorso Giugno e vincitore, con 98 voti su 100, del premio di rookie dell’anno. 

Con il classe 2002, Orlando, pur non essendo riuscita a centrare i playoff, ha gettato le basi per quello che si prospetta un futuro roseo. L’ex Duke ha avuto infatti la fortuna di essere scelto in una squadra in piena ricostruzione che gli ha concesso molte opportunità. A partire dai tanti minuti in campo e le numerose responsabilità, fino alla possibilità di poter migliorare commettendo talvolta degli errori, lusso che una squadra con ambizioni importanti nel breve periodo spesso non si può permettere.

L’Italo americano ha messo in piedi una stagione sontuosa e, grazie ai numerosi record infranti, più volte è stato paragonato ai grandi del presente e del passato. Fin dal debutto il prodotto di Duke non ha deluso le aspettative. Contro i Detroit Pistons, gara d’esordio tra i professionisti, ha fatto registrare 27 punti con 11 su 18 al tiro, 9 rimbalzi, 5 assist e 2 stoppate, raggiungendo subito un primato importante. Dal lontano 2003 infatti una prima scelta al draft non esordiva con una prestazione da almeno 20 punti, 5 rimbalzi e 5 assist. L’ultimo a riuscirci era stato Lebron James che la notte dell’esordio con la maglia dei Cavs mise 25 di punti a referto, conditi da 6 rimbalzi e 9 assist. 

Anche dopo la gara di avvio, Banchero ha continuato a impressionare e, alla quarta apparizione in campo, ha siglato anche la sua prima partita da 30 punti in NBA. Diventando anche il sesto giocatore nella storia a iniziare la carriera con cinque partite consecutive da almeno 20 punti.

Se si guardano i numeri del classe 2002 non si può non concordare che siano indici di una stella nascente. Un riconoscimento meritato, ma che alza ulteriormente le aspettative sul suo futuro. Banchero ha chiuso la sua stagione con 20 punti, 6.9 rimbalzi e 3.7 assist di media, tirando con il 42,7% dal campo, il 29,8% da tre e il 73,8% ai liberi. È diventato la sesta matricola; dopo Larry Bird, Michael Jordan, Luka Doncic, Blake Griffin e Walter Davis; a chiudere la stagione con almeno 20 punti, 6 rimbalzi e 3 assist di media. Inoltre l’ex Duke ha centrato anche le 40 gare da almeno 20 punti, altro primato da matricola appartenente a Lebron James. Si aggiungono poi le 14 partite chiuse con una doppia doppia e le 6 da almeno 30 punti. La stagione della prima scelta è stata anche sinonimo di continuità, infatti il tre volte rookie del mese ha mantenuto la doppia cifra di punti per 68 partite, ed è sceso al di sotto solo in quattro occasioni: 4 punti contro i Lakers (G28), 9 punti contro Milwaukee (G56), Chicago (G43) e Toronto (G17). 

Se si parla di Paolo Banchero però non si può parlare solo di NBA, perchè tanto attesa è la sua scelta in ottica nazionale. La domanda che gli è stata posta più volte questa stagione, e in maniera sempre più insistente nel finale, è se indosserà la maglia azzurra o quella di team USA. Il prodotto di Duke infatti possiede il passaporto italiano dal 2020 e avrebbe dovuto esordire già con l’Italia allo scorso preolimpico, ma per problemi legati al Covid l’appuntamento era stato rimandato. La risposta definitiva non è ancora arrivata, Banchero in passato più volte ha lasciato intendere di voler approdare alla corte di coach Pozzecco, ma nell’ultimo periodo ha fatto un passo indietro sottolineando come certe cose siano cambiate dal 2020 e ha rimandato alla off-season il momento della scelta.

 

In foto Banchero (Twitter)

Alessandro di Bari