La vittoria per 90-86 su Udine ha rimesso in carreggiata certezze e consapevolezze. Non è stato un successo semplice, né lineare, ma proprio per questo racconta molto del momento della Virtus Bologna. Una squadra che sa soffrire, che sa trovare il colpo decisivo quando serve e che ora si presenta alla Frecciarossa Final Eight di Coppa Italia 2026 con ambizioni dichiarate.
Il primo appuntamento è già un crocevia: giovedì alle 20:45 i quarti di finale contro la Guerri Napoli, con diretta su LBA TV, Sky Sport e radiocronaca su Nettuno Bologna Uno. Una gara che sulla carta vede l’Olidata nettamente favorita, ma che proprio per questo nasconde insidie.

Infermeria e rotazioni: un solo nodo da sciogliere

Dal punto di vista fisico, le notizie sono confortanti. Tutti presenti, abili e arruolati, ad eccezione di capitan Alessandro Pajola, che dovrà restare ai box ancora per qualche settimana. Un’assenza pesante per leadership e identità difensiva, ma il gruppo ha dimostrato di saper sopperire con responsabilità diffuse.
Spetterà a coach Dusko Ivanovic decidere quale straniero lasciare fuori dalle rotazioni. Contro Udine era toccato ad Aliou Diarra, scelta tecnica legata a condizioni e match-up. Molto dipenderà anche dalle caratteristiche dell’avversario, ma la sensazione è che possa essere ancora il centro maliano a rimanere in tribuna, in una logica di equilibrio tattico.

Favorita sì, ma senza leggerezze

La Virtus parte avanti nei pronostici contro una Napoli che arriva alla Coppa Italia nel momento più delicato della stagione. Eppure è proprio qui che si nasconde il pericolo. Le partite secche sono trappole emotive prima ancora che tecniche. In un contesto come quello della Final Eight basta una serata storta, un parziale subito, un paio di possessi gestiti male per compromettere tutto.
L’Olidata non può permettersi cali di tensione. Dovrà imporre il proprio ritmo, la propria fisicità, il talento diffuso di un roster costruito per vincere. L’ideale sarebbe indirizzare la partita fin dai primi minuti, mettendo subito distanza e potendo così gestire energie preziose in una competizione compressa, dove si gioca ogni due giorni e i dettagli fanno la differenza.
Nelle ultime settimane un aspetto è emerso con chiarezza: i cali di concentrazione. Le pesanti sconfitte europee contro Olympiacos ed Anadolu Efes rappresentano un capitolo a parte, per livello e profondità degli avversari. Ma anche in Italia si sono visti passaggi a vuoto, come quelli contro Udine o Trento.
In una competizione come la Coppa Italia, quei blackout possono diventare fatali. Servirà continuità mentale, oltre che tecnica. Servirà quella ferocia agonistica che spesso ha contraddistinto le squadre di Ivanovic nei momenti chiave.
Di fronte ci sarà una Napoli guidata da Alessandro Magro, tecnico preparato e capace di costruire imprese. La memoria riporta al 2023, quando sulla panchina di Germani Brescia riuscì a giocare un brutto scherzo alla Virtus in finale. Le condizioni di quella Brescia, per certi versi, ricordano l’attuale Napoli: squadra senza pressioni e con tanto da guadagnare.
È un campanello d’allarme che in casa bianconera conoscono bene. Guai a pensare che basti il talento. Guai a pensare che il momento negativo dell’avversario sia garanzia di tranquillità.

Il precedente del PalaDozza: un segnale da replicare

C’è poi un ricordo non troppo recente, ma che può offrire spunti interessanti. Virtus Bologna e Guerri Napoli si erano affrontate alla prima giornata di campionato, il 6 ottobre, al PalaDozza. In quell’occasione l’Olidata si impose 105-88, dominando per lunghi tratti e mettendo le cose in chiaro già nel primo tempo.
Fu una prova di forza netta, costruita su ritmo alto, aggressività difensiva e grande condivisione offensiva. Ben sette giocatori chiusero in doppia cifra, a testimonianza di un attacco fluido e imprevedibile, capitan Pajola si fermò a quota 9 punti, sfiorando anche lui la doppia cifra in una serata di grande coralità.
È esattamente quel tipo di approccio che la Virtus proverà a replicare in Coppa Italia: partire forte, indirizzare subito l’inerzia e non concedere fiducia a un’avversaria che, se lasciata respirare, potrebbe accendersi.

Torino come banco di prova

La Final Eight è sempre un torneo nel torneo. Cambiano le gerarchie, si azzerano i percorsi, conta solo il presente. La Virtus arriva a Torino con il peso delle aspettative, con un roster profondo e con la consapevolezza di essere costruita per alzare trofei.
Ora però serve concretezza. Primo scoglio Napoli, senza distrazioni. Poi si vedrà se il cammino bianconero potrà allungarsi fino al weekend. Ma il messaggio è chiaro: talento e profondità non bastano, servono attenzione, fame e solidità mentale.
E in questo momento, più che mai, la Virtus è chiamata a dimostrare di essere grande davvero.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Carsen Edwards contro Napoli, foto Ciamillo-Castoria