Ore 20:45, ultimo quarto di finale della Frecciarossa Final Eight. È la chiusura del programma, la gara che completa il tabellone delle semifinali. Sulla carta sembra una sfida con un copione già scritto: la Virtus Olidata Bologna, prima in classifica al termine del girone d’andata e ancora capolista, campione d’Italia in carica, contro una Napoli che arriva nel momento più delicato della stagione.
Ma la Coppa Italia è territorio diverso. Gara secca, zero margine d’errore, una sola notte per decidere tutto. E proprio per questo la Virtus non può permettersi leggerezze.
Bologna si presenta con lo status della grande favorita. La squadra bianconera ha continuità, profondità, identità. È una formazione che sa come si gestiscono le partite da dentro o fuori e che, soprattutto, ha talento diffuso in ogni reparto. Leadership tecnica e mentale, abitudine ai palcoscenici che contano e una struttura difensiva che spesso indirizza le gare ancora prima che lo faccia l’attacco.
Napoli, al contrario, attraversa un periodo complesso. Tre sconfitte consecutive, scelte di mercato che non hanno ancora dato le risposte sperate e una situazione ambientale non semplice, con coach Alessandro Magro finito al centro delle discussioni. Eppure proprio nei momenti di difficoltà possono nascere le reazioni più imprevedibili. Senza pressione e con tutto da guadagnare, i partenopei possono giocarsi le loro carte.
Il focus del nostro Gameday è tutto sulle guardie, sul talento offensivo e sulla leadership realizzativa.
Carsen Edwards è il go-to-guy della Virtus. I numeri raccontano 14.9 punti di media in 24.3 minuti, con il 48.9% da due e il 35.9% dall’arco, oltre a un solido 84.4% ai liberi. Produce 3.8 assist a partita e un OER di 0.967. È l’uomo a cui Bologna si affida nei possessi decisivi, quello capace di accendersi in serie e cambiare ritmo alla gara in pochi minuti. Quando entra in ritmo, diventa un’arma letale sia in uscita dai blocchi sia dal palleggio.
Dall’altra parte c’è Naz Mitrou-Long, il pretoriano di coach Magro. Leader tecnico ed emotivo, dentro e fuori dal campo. Viaggia a 13.9 punti in oltre 30 minuti di utilizzo medio, con un eccellente 57.8% da due e 4.4 assist di media. È lui il riferimento offensivo dei partenopei, il giocatore da cui passano le fortune dell’attacco. Anche nei momenti complicati è quello che si prende responsabilità, che prova a dare ordine e intensità.
Due modi diversi di essere leader: Edwards più esplosivo e verticale, Mitrou-Long più strutturato nella gestione e nel coinvolgimento dei compagni. Molto passerà dalla loro capacità di imporsi.
La Virtus dovrà imporre il proprio ritmo e far valere la maggiore profondità del roster. Se Bologna riesce a controllare il ritmo e ad attaccare con pazienza la difesa napoletana, il divario tecnico può emergere con chiarezza.
Napoli invece deve alzare l’intensità difensiva, sporcare le linee di passaggio e provare a restare in partita il più a lungo possibile. In una gara secca, restare a contatto fino agli ultimi cinque minuti può cambiare completamente la percezione della sfida.
La Virtus parte nettamente avanti nei pronostici. Classifica, roster, momento, esperienza: tutto sembra pendere dalla parte bianconera.
Ma la Coppa Italia è imprevedibile per definizione. E nelle partite da dentro o fuori basta una serata storta, una mano calda dall’arco o un episodio per ribaltare le gerarchie.
Alle 20:45 si chiude il quadro dei quarti. Bologna vuole confermare il proprio status. Napoli cerca la scossa. E nelle notti di Coppa, a volte, succede quello che non ti aspetti.

Eugenio Petrillo 

Iconografica di Stefano Arciero