Appunti sotto l’Albero di Natale, dopo un novembre ricco di eventi di ogni tipo. Anche tristi, come la Qscomparsa di Mabèl Bocchi: la più grande del mondo nella sua epoca, fermata troppo presto dai problemi fisici, poi figura splendida anche fuori dal campo, ora portata via troppo presto dalla vita. Mancherà a tutti. BM l’aveva intervistata non molto tempo fa: sempre lucida, diretta, mai banale. Vi lasciamo al ritratto del nostro direttore Mario Arceri, che per anni ne ha narrato le gesta sul Corriere dello Sport-Stadio. Ciao Mito.

LA NAZIONALE. La prima versione dell’Italbasket di Luca Banchi, timida e incerta con l’Islanda, ha comunque lasciato un buon sapore: la sensazione che ci sia valore in questa nuova generazione azzurra, nonostante qualche assenza per impegni di club. Nico Mannion ci sembra più convincente in maglia Italia. Gabriele Procida fa gioire e rabbia al tempo stesso, pensando che da anni è lontano dal nostro campionato dove, nell’ultima apparizione alla Fortitudo retrocessa, fu inspiegabilmente messo ai margini: la solita diffidenza italiana verso i giovani, che però quest’anno sembra aver trovato una piccola inversione di tendenza. Era anche la Nazionale dei ritorni: il più atteso Amedeo Della Valle. Ci si aspettava qualcosa in più, più aggressività: a livello internazionale soffre forse la fisicità, ma è presto per giudizi definitivi. Per continuità da top player del campionato merita tempo per riadattarsi.

L’ALLARME. Il Ct, sostenuto da Scariolo e da molti coach europei, ha denunciato ciò che è evidente: il calendario di Euroleague “uccide” il lavoro degli allenatori, limita la crescita dei giovani e aumenta gli infortuni. Nonostante questo, le squadre sono state addirittura aumentate. Se servono più gare per motivi commerciali, si creino almeno due gironi, come sembrava in passato. E anche coach e giocatori, vittime dirette del sistema, potrebbero contribuire accettando ingaggi meno faraonici pur sempre altissimi: se il giocattolo si rompe, poi non c’è più nulla per nessuno. Questi calendari rendono poco credibili le competizioni delle Nazionali: club che oppongono il “niet”, risultati imprevedibili (la nostra sconfitta con l’Islanda, poi travolta dalla Gran Bretagna; la Serbia a -25 con la Svizzera…), squadre stravolte tra qualificazioni e fase finale. Serve un punto d’incontro prima di perdere credibilità.

LA CADUTA DEGLI DEI. È difficile dare un ordine agli eventi clamorosi di novembre: le dimissioni contemporanee di Ettore Messina e Zeljko Obradovic, quasi una congiunzione astrale. Non ci è piaciuto il modo di sottrarsi a conferenze e interviste, pur capendo il momento personale: parliamo di super professionisti, e questa tendenza ricorda altri mondi, più importanti, dello sport. Speriamo non diventi moda, soprattutto per rispetto dei tifosi, motore economico ed emotivo di tutto. Obradovic resta forse il più grande dopo Asa Nikolic: non uscirà dalla scena e non sembra affatto “bollito”. Messina, il cui addio a fine stagione era noto con l’avvento di Poeta, ha anticipato la decisione dopo risultati negativi.

LA BUFERA. Quella che ha investito Trapani è ancora troppo fresca per giudizi definitivi: parleranno giustizia federale e carte. Di certo c’è che Jasmin Repesa, dimettendosi, ha lasciato sul tavolo milioni, come fece alla Fortitudo: in un Paese dove non si dimette mai nessuno, un segno di rigore morale e rispetto verso chi paga e tifa. Amar Alibegovic amerà sempre Trapani, ma certe situazioni erano insanabili. Di Valerio Antonini si può dire che la sua ambizione è pari alla sua tendenza al conflitto, anche con i propri tifosi: difficile pensare che calcio e basket abbiano ordito una congiura contro di lui. Forse l’eccesso di esposizione lo ha portato a caricarsi di troppo, con troppa fretta, e lo sport punisce la fretta come pochi altri ambienti. L’unica cosa che conta è che a rimetterci non sia la straordinaria passione dei tifosi, civili e partecipi ovunque: servirà moderazione da parte di tutti, anteponendo il bene comune, Trapani Shark e la città.

LE LUCI DI NATALE. La Virtus Campione, che Massimo Zanetti mantiene al vertice con impegno personale, resta competitiva anche in Europa contro budget molto più alti: è la Virtus di Dusko Ivanovic e del capitano Pajola, giovane e intrigante, autorevole sul campo. Poi Brescia, l’altra finalista, che sta compiendo l’impresa più difficile: confermarsi. La continuità del gruppo, grazie ai sacrifici di patron Ferrari, e la guida del giovane coach Matteo Cotelli stanno portando splendidi risultati. Bene anche la Reyer Venezia, pur con qualche calo europeo, Trieste con un progetto solido e il Derthona Tortona, in stagione di riscatto dentro una storia comunque favolosa: straordinario ciò che patron Gavio ha costruito, tra Cittadella dello Sport e Arena modernissima. Uno sguardo alla A2 per applaudire Pesaro, che sta indicando la strada in un campionato equilibrato e competitivo, con 15 partite in due mesi che hanno generato molti infortuni: la VL ha scelto la via della programmazione tecnica e finanziaria, senza scorciatoie. Forse non sarà quest’anno, ma la strada è quella giusta. Non dimentichiamo l’addio al basket di Danilo Gallinari, luce per la sua carriera, augurandogli una nuova vita felice, e un pensiero ad Achille Polonara, guerriero redivivo ed esempio per tutti.

Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutto il basket e a voi amici di BM, il nostro bene più prezioso: il vostro affetto ci dà la forza per questa romantica avventura in tempi difficilissimi. E auguri al mondo, che mai come ora ne ha bisogno.