Scottie Pippen, leggenda dei Chicago Bulls, ha presentato la sua autobiografia “Unguarded”, queste le sue dichiarazioni a Davide Chinellato de La Gazzetta dello Sport, in cui ha anche parlato di Michael Jordan:

“Su The Last Dance, penso che sia un documentario su Michael Jordan, che mette in cattiva luce i suoi compagni. Io ora voglio raccontare la mia storia, la mia carriera. A modo mio. Sul rapporto con Jordan, adesso i giocatori si conoscono praticamente da sempre per aver giocato insieme fin da ragazzini. Negli Anni Ottanta non esistevano rapporti di quel tipo, nemmeno tra compagni di squadra. Contava solo il basket e l’obiettivo era creare un rapporto professionale e far funzionare le cose in campo. Sui Bulls, non penso che (senza Jordan) avrei vinto così tanto. Sarei comunque stato un campione però, perché è parte del mio dna, di come interpreto il gioco. Ovviamente ho passatogli anni migliori della mia carriera a giocare con lui e lui ha speso i suoi anni migliori con me, ed è una delle ragioni per il successo che abbiamo avuto. Non credo potrò mai dire cosa sarei stato senza Jordan, e sono felice di non dover rispondere a quella domanda.  Sulla miglior dinastia di sempre, guardo a quello che abbiamo fatto, non solo in campo, e sono convinto che siamo stati la miglior dinastia di sempre. I nostri 8 anni con 6 titoli battono i migliori 10 di tutti, Lakers compresi. Sulla fine della Dinastia, non ho avuto niente a che fare con quella decisione. Non ho rimpianti. Ma Jerry Krause, che quella squadra la smantellò, è stato uno dei migliori general manager di sempre”