Tracciare un bilancio della stagione del Partizan senza partire dagli addii che hanno contrassegnato l’annata sportiva dei bianconeri sarebbe assolutamente inappropriato. In primo luogo, da ricordare è la scomparsa di Duško Vujošević, l’allenatore più vincente nella storia del club di Belgrado, oltre che l’artefice della carriera di una serie di campioni che si sono affermati nel basket europeo partendo proprio dal Partizan.
Scomparso lo scorso aprile, Vujošević, che col Partizan ha vinto cinque titoli di Lega adriatica, oltre che un campionato di Jugoslavia ed una Coppa FIBA Korać, ha scoperto, lanciato e sviluppato talenti che proprio con la maglia bianconera si sono affermati nel basket che conta, raggiungendo traguardi importanti in Europa e, in alcuni casi, anche negli Stati Uniti.
Sale Đorđević, Vlade Divac, Žarko Paspalj, Miloš Vujanić, Dejan Milojević, Jan Vesely, Bogdan Bogdanović, Dāvis Bertāns e Joffrey Lauvergne, solo per citarne alcuni, sono i talenti che Vujošević ha avuto il coraggio e la pazienza di sviluppare durante le diverse esperienze sulla panchina del Partizan.
Cambio di panchina determinante
Sul piano solamente professionale, a caratterizzare la stagione del Partizan è stato l’addio di Željko Obradović, un’altra leggenda del club di Belgrado. Lo stratega nativo di Čačak ha rassegnato le dimissioni nel mese di novembre, dopo una serie di sconfitte ottenute da un roster senz’anima e, nel complesso, non allineato con tradizione della maglia bianconera.
Scarso impegno, nessuna applicazione difensiva e un linguaggio del corpo non all’altezza sono elementi che Joan Peñarroya, che con una decisione coraggiosa ha preso in mano l’eredità di Željko Obradović, è riuscito a correggere portando il Partizan a stabilire il record di vittorie consecutive in Eurolega, nonostante i bianconeri fossero moralmente già eliminati dalla massima competizione europea per club.
Le amare sconfitte subite nelle semifinali del campionato nazionale di Serbia e, prima ancora, della Coppa Radivoj Korać hanno però confermato una stagione non propriamente positiva. In aggiunta alla mancata qualificazione alla postseason di Eurolega, alla fine il Partizan ha perso anche la finale di Lega adriatica contro il Dubai.
Identità da ritrovare
Zero tituli, dunque, è il bilancio dal quale Belgrado deve ripartire, possibilmente facendo tesoro dei numerosi errori commessi nel corso della stagione, soprattutto in materia di identità e tradizione. Carlik Jones, Sterling Brown, Duane Washington, Isaac Bonga, Bruno Fernando formano un quintetto di livello, che tuttavia non rispecchia la storia del club bianconero.
A mancare a Belgrado sono talenti locali in grado di crescere e maturare con la casacca bianconera. A parte Aleksej Pokuševski, Arijan Lakić e gli infortunati Vanja Marinković e Mario Nakić, il Partizan, per l’ennesimo anno, ha fatto affidamento soprattutto su giocatori stranieri, senza però riuscire a raggiungere l’obiettivo postseason in Eurolega e, nel contempo, a dare spazio ad atleti che avrebbero rafforzato l’aspetto identitario.
In maniera ironica, ad avvalersi di quella tradizione che il Partizan avrebbe dovuto considerare è stato il Dubai, che ha strappato il titolo di Lega adriatica a Belgrado con un roster a forte trazione slava, formato non solo dagli ex bianconeri Aleksa Avramović, Dāvis Bertāns, Danilo Anđušić e Nemanja Dangubić, ma anche da Džanan Musa, Filip Petrušev, Klemen Prepelič e Kenan Kamenjaš, allenato prima da Jurica Golemac, e poi da Aleksander Sekulić.
Nick Calathes e Joan Peñarroya
A capire l’importanza della tradizione a Belgrado sono stati i due migliori professionisti della stagione bianconera assieme a Carlik Jones. Nick Calathes, con la sua esperienza e conoscenza del basket europeo, ha stabilizzato il gioco del Partizan cercando di conferire a Belgrado una precisa identità difensiva e ragionata. Non a caso, il veterano di passaporto greco è stato la longa manus sul terreno di gioco sia di Željko Obradović che di Joan Peñarroya.
Proprio coach Peñarroya ha adattato la propria pallacanestro ad alti ritmi al tradizionale assetto difensivo e ragionato del Partizan, finendo per proporre un basket più controllato, con una particolare applicazione difensiva che né al Barcellona, e nemmeno al Baskonia lo stratega catalano aveva messo in mostra.
Meritatamente, Joan Peñarroya è stato confermato al Partizan assieme a Carlik Jones e Tonye Jekiri, che così come Joffrey Lauvergne e Kyle Allman sono i nomi che Belgrado avrebbe sotto contratto per la prossima stagione. Molto, tuttavia, passerà dall’identikit dei prossimi acquisti bianconeri
Matteo Cazzulani
Nella foto: Joan Peñarroya. Credits: Partizan Mozzart Bet / Dragana Stjepanović