La Finale scudetto tra EA7 Olimpia Milano e Virtus Segafredo Bologna è arrivata alla pivotal game, ovvero la fondamentale gara 5. Una vittoria in questa partita può indirizzare in maniera decisiva la serie, a maggior ragione per i bolognesi se dovessero riuscire ad espugnare il Mediolanum Forum. Per il momento però, il fattore campo è stato rispettato. In vista del prossimo incontro, abbiamo intervistato coach Stefano Michelini, che ha portato delle sue riflessioni al dibattito su questa finalissima.
La serie è sul 2-2, con la Virtus che ai punti sembrerebbe aver meritato qualcosa in più?
«L’avvocato Porelli diceva che a Bologna, se apri una bottiglia di champagne, c’è già qualcuno che dice che sa di tappo. Se si analizzano bene i numeri, nel dettaglio, questi confermano questa situazione. La Virtus nei quattro confronti è stata largamente in testa – ha dichiarato Michelini –, ma è la somma che fa il totale. Pensiamo ai liberi sbagliati di gara 2, oppure il +18 di gara 4. Questi sono dati palesemente a favore di Bologna. Dall’altra parte però, c’è una squadra che anche se a tratti può sembrare deludente, è capace di cambiare le partite in cinque minuti con parziali pazzeschi. Lo dimostrano proprio i supplementari dell’ultima partita, che potevano far pendere l’inerzia a favore di Milano se li avesse vinti, dopo che aveva raggiunto il pareggio solo nel finale dei regolamentari».
Adesso potrebbe cambiare qualcosa nelle rotazioni di Milano, con l’ingresso di Davies per l’infortunato Hines?
«Può essere di certo una chiave, ma non si è certi che l’infortunio occorso ad Hines faccia sì che Davies giocherà. Davies ha fatto sempre male alla Virtus – ha continuato il coach – perché è il tipico lungo con tiro dai cinque metri e creatività tecnica che può mettere in difficoltà Bologna. Questo non fa altro che poter rendere sempre più appassionante questa Finale scudetto».
Per quanto riguarda le rotazioni di Bologna, invece, pensa a qualche possibilità per Weems?
«Ritengo che Scariolo abbia fatto le sue scelte, e abbia riflettuto sulla crescita di Abass. Vederlo ritornare dopo gli infortuni può dare solo gioia agli appassionati. L’allenatore virtussino ha dunque confidato nel suo atletismo a sostegno di Cordinier e Ojeleye nel ruolo di ‘3’ o ‘4’ tattico».
È tutto pronto per gara 5: cosa si aspetta?
«Quando si giocano queste serie non c’è mai un domani. Non si pensa mai a ciò che può succedere dopo. Quello sta agli addetti, ed è giusto che lo facciano. Gara 5 è una partita fondamentale. L’Olimpia ha una sua fisionomia precisa e arriva a questo match con la consapevolezza di giocarlo in casa, davanti al suo pubblico, ma contro una squadra che a sua volta ha una fisionomia definita – ha avvertito Michelini – e con in più fiducia in virtù delle due vittorie. Se Hackett e Pajola continueranno a fare la differenza in difesa su Napier, è chiaro che Milano dovrà trovare alternative in cabina di regia per la gestione del gioco. Oltre a quella interna di Melli che è un giocatore straordinario».
Se le chiedessi un pronostico secco?
«Non sono in grado di farlo perché lo stanno vedendo tutti, sono i piccoli particolari che fanno la differenza. A questo punto l’auspicio è che si arrivi a gara 7».
Parlando a livello personale, cosa ha provato per il riconoscimento dell’Hall of Fame della Dinamo Sassari?
«Sono venuto a saperlo tramite un post della Dinamo perché non ne ero a conoscenza. Oltretutto nel giorno del mio compleanno. Se dopo tanti anni, visto che sono stato a Sassari dal 1995 al 2000, in un periodo nel quale c’erano tante problematiche, mi è stata riconosciuta la Hall of Fame della Dinamo, qualche significato ce lo avrà. Sono quelle cose che – ha riflettuto l’allenatore –, insieme a tante altre, rappresentano quello che si fa per una realtà al di là del mero risultato sportivo. E questa è una cosa davvero consolante».
Dinamo che cerca ogni anno di inserirsi nella lotta tra le potenze Bologna e Milano?
«La Dinamo con il triplete della stagione 2014-15 ha già fatto qualcosa di incredibile per tutta la Sardegna. Bisogna solo augurarsi che non sia come il Cagliari, che vinse il famoso scudetto di Gigi Riva. Però la dirigenza sta ottimizzando le risorse. Ogni anno tira fuori giocatori nuovi, entusiasmo del pubblico elevatissimo, lo staff tecnico sta facendo un lavoro straordinario, e questo permette a Sassari di essere la mina vagante. Un abito cucito a misura che è giusto continui ad indossare».
Per lei una nuova esperienza, questa volta dirigenziale, con l’obiettivo di far ripartire Ferrara?
«A Ferrara ho allenato in gioventù, e mi è stata data l’opportunità di lavorare, crescere e creare le famigerate plusvalenze, quando si aveva ancora la proprietà dei giocatori. Si allestì e si preparò così la squadra che poi arrivò in serie A. Il mondo oggi è cambiato, ma i valori no. L’obiettivo è costruire una società sostenibile economicamente. Nella pallacanestro attuale è difficile. Ma se ci radichiamo nel territorio senza pretendere che i tanti club di settore giovanile si allineino al nostro pensiero, bensì che abbiano un’idea comune – ha concluso Michelini – mettendoci noi per primi al loro servizio, allora possiamo creare le opportunità di rinascita».
Giovanni Bocciero