“Il problema della Lega adriatica è che si può giocare con quanti stranieri si desidera, persino dodici”. La critica che Svetislav Pešić ha mosso al torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’ultima partita in Eurolega da allenatore, che lo stratega serbo ha disputato col suo Bayern Monaco a Barcellona, rende bene l’idea di che cosa abbia reso la stagione dello Zadar in Lega adriatica nel complesso positiva.

In un torneo nel quale la presenza di ben tre compagini di Eurolega e altrettante impegnate in EuroCup ha comportato un afflusso considerevole di atleti da oltreoceano, molti dei quali con esperienza e ambizioni in NBA, lo Zadar è stata l’unica compagine del torneo ad avere affrontato l’intera stagione con atleti provenienti unicamente dalla Croazia e dal mondo ex jugoslavo (eccezion fatta per un cestista di nazionalità ucraina).

L’amaro in bocca

La terza qualificazione alla postseason ottenuta nelle ultime quattro stagioni, maturata grazie a una rimonta realizzata nelle ultime giornate della seconda fase, con lo Zadar capace di superare l’FMP in volata per mezzo di tre successi consecutivi con una media di 65 punti concessi, è stato frutto di una pallacanestro di transizione, con una difesa situazionale disciplinata, dominio sotto le plance e soluzioni realizzative prevalentemente dalla lunga distanza.

Certo, la stagione nel torneo ex jugoslavo dello Zadar avrebbe potuto essere addirittura migliore qualora la compagine dalmata avesse vinto almeno una delle sette partite perse all’ultimo tiro, una costante che, ad esempio, ha vanificato l’importante vittoria che Zara ha ottenuto in trasferta contro la Stella Rossa alla prima giornata di campionato.

Penalizzato dal calendario

A complicare la situazione per Zara ci è messo il calendario, che meno di ventidue ore prima della partita dei play-in a Subotica contro lo Spartak ha obbligato i dalmati ad affrontare a Zagabria il Samobor per la terzultima giornata della Premijer Liga croata, per poi raggiungere la località serba in pullman durante la notte.

Tale corsa contro il tempo, per le strade dell’ex Jugoslavia, ha penalizzato lo Zadar, che nonostante aver provato a vincere buttando il cuore oltre l’ostacolo ha dovuto arrendersi allo Spartak dopo aver finito la benzina a fine terzo periodo. Il fatto ha inevitabilmente riaperto l’aspro dibattito sul conflitto tra la Lega adriatica e i campionati nazionali, che soprattutto in Croazia sta creando più di un problema.

Domande aperte

Al netto del risultato stagionale, per lo Zadar restano una serie di questioni aperte. In primis, la qualità di un gioco che, al netto dell’efficienza, spesso ha lasciato a desiderare in termini di qualità. Affiancare all’ottimo Vladimir Mihailović (che non a caso abbiamo votato come MVP della stagione regolare) altri giocatori altamente qualitativi per aggiungere talento a un roster che è stato trainato anche da capitan Marko Ramljak avrebbe forse permesso a Zara di inserirsi in zona playoff.

Per compiere tale passo, lo Zadar ha bisogno di sponsorizzazioni provenienti dal settore privato, senza le quali una compagine che ha fatto la storia della pallacanestro europea rischia di rimanere nella fascia bassa di un mondo ex jugoslavo dominato dalle compagini serbe. Le quali, per via della non appartenenza della Serbia all’Unione Europea, possono godere di lauti finanziamenti statali che, in Croazia, sono invece vietati.

La collocazione europea

Tale riflessione è strettamente collegata al tema della strategia del club in materia di collocazione internazionale. Zara, la basket city d’Europa per eccellenza, merita di tornare nella pallacanestro che conta a livello continentale, sia essa nell’ambito delle competizioni organizzate da Euroleague, oppure, più realisticamente, nel solco dei tornei organizzati dalla FIBA.

Per compiere tale passo, lo Zadar da un lato necessita di risorse più ampie per aggiungere qualità al proprio roster, oltre che, dall’altro, di una minore miopia politica da parte di Lega adriatica e federabasket croata: la questione del calendario, che ha influito sulla stagione zaratina, andava gestita in maniera decisamente meno miope.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Vladimir Mihailović dello Zadar (in maglia bianca numero 1). Credits: Spartak Office Shoes/ Mirijam Jegić Patarčić