Si è chiuso un grande capitolo della storia del basket italiano, uno dei capitoli più luminosi e importanti di sempre. Marco Belinelli attorno alle 18 del 18 agosto ha annunciato quello che era nell’aria (per non dire certo) da settimane. A 39 anni, il ragazzo di San Giovanni in Persiceto, attraverso un post sui propri canali social, ha reso pubblica la sua decisione di appenare le scarpe al chiodo e quindi di ritirarsi dalla pallacanestro giocata.
La notizia era nota, nell’aria, tanto che a più riprese il patron della Virtus Bologna, Massimo Zanetti, aveva dichiarato che al capitano avrebbe ritagliato un ruolo in società e nei giorni scorsi era uscita la notizia che sarebbe diventato ambassador del club felsineo.
Oggi però Beli ha squarciato il pomeriggio con un video sui social correlato da un post bilingue in italiano ed in inglese.

 

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Un post condiviso da Marco Belinelli (@mbeli21)

Quella di Marco Belinelli è stata una carriera incredibile, fatta di grandi successi, ma anche delusioni e sofferenza. Successi arrivati con il lavoro, il sacrificio e una forza di volontà senza eguali. 
Partito da San Giovanni in Persiceto approdò nel 1997 nelle giovanili della Virtus Bologna. Erano le V Nere dei grandi successi, della Kinder quasi invincibile e bi-campione d’Europa. Nonostante la giovane età bagna il naso con i grandissimi della Virtus nel 2001 e da lì cominciò l’incredibile storia di Marco Belinelli. 
Storia che lo portò a cambiare sponda bolognese, alla Fortitudo Bologna, e dargli il primo slancio nella carriera, quello che gli fu necessario per diventare il Marco Belinelli che noi tutti conosciamo. Sulla sua strada all’aquila biancoblu ebbe la fortuna di trovare Jasmin Repesa. L’allora giovane coach croato ebbe il coraggio di lanciarlo con un ruolo da protagonista e sin da subito la scelta diede i suoi frutti. Era un Beli esile, atletico e sempre tiratore ma con una meccanica di tiro ancora grezza. Alla Effe iniziò a conoscere il suo grande potenziale tanto che nel 2005 vinse il suo primo scudetto da protagonista e partecipò, nel 2004, alla sua prima (e unica) finale di EuroLeague. 
Quello che ha ricevuto dalla Fortitudo e da Jasmin Repesa gli hanno permesso nel 2007 di essere chiamato dai Golden State Warriors alla diciottesima scelta assoluta. 
Ed ecco che da li ebbe inizio il suo cammino in NBA. Inizialmente tortuoso e difficile. Tanta panchina e quella vocina che gli ronzava attorno per anni: “Non sei pronto”, “La NBA non fa per te”. Ma lui con tenacia e dedizioni non ci hai dato peso e non ha mai mollato la presa e da li iniziò una graduale crescita. Dagli anni a New Orleans al fianco di un grandissimo (che ne ha riconosciuto il potenziale) come Chris Paul, poi la stagione con maggiori minuti ai Chicago Bulls fino ad arrivare al suo grande amore NBA: i San Antonio Spurs. 
Vi abbiamo detto dell’incontro con Jasmin Repesa, ma in Texas ci fu il secondo grande incontro di Beli: quello con coach Gregg Popovich. Il decano delle panchine NBA l’ha inserito nel sistema Spurs che era un meccanismo quasi perfetto. Beli ha avuto l’intelligenza e la capacità di inserirsi alla perfezione fino a diventare un punto di riferimento della squadra che ha partecipato a due finali NBA, vincendone una. Nel 2014, per la prima volta nella storia un giocatore italiano si è messo al dito l’annello più prestigioso nel mondo del basket. Un prima assoluto che fa seguito a quello del febbraio dello stesso anno, in cui Beli vinse all’All Star Game la gara del tiro da tre punti.

Ormai Marco Belinelli si era fatto un nome, ha raggiunto uno status che gli ha permesso di stare oltreoceano con un ruolo di prim’ordine per tredici stagioni. 
Poi nel 2020, dopo il lockdown per la pandemia del Coronavirus, è tornato dove tutto ebbe inizio. Quello che fu il suo più grande amore e che gli ha permesso di ritornare ad avere un ruolo di assoluto protagonista nel basket europeo: la Virtus Bologna. 
Alla V Nere con Sasha Djordjevic, Sergio Scariolo, Luca Banchi ed infine Dusko Ivanovic si è tolto le ultime grandi soddisfazioni della carriera: due scudetti, una EuroCup e tre supercoppe. 
Marco Belinelli saluta il basket giocato con lo scudetto cucito al petto, quello che mancava alla Virtus da tre lunghe stagioni. Fatte di delusioni e cocenti sconfitte contro l’Olimpia Milano di Ettore Messina che lo vedi crescere i primi anni in Virtus e poi anche in Nazionale in una delle più grandi debacle di sempre: quel maledetto Pre-Olimpico del 2016 Sun cui gli azzurri dalle enormi potenzialità si fecero sconfiggere in casa (a Torino) dalla Croazia. 
Beli deve molto anche alla maglia azzurra, in particolare quei mondiali del 2006 furono il vero viatico della carriera. I 25 punti segnati contro gli Stati Uniti gli misero addosso le attenzioni degli scout NBA, tanto che un anno dopo approdò nella Baia, ad Oakland con i Warriors.

Marco Belinelli ha cambiato la storia del basket. È, giustamente, considerato uno dei giocatori italiani migliori della storia. Sicuramente l’unicità dei successi personali lo pongono di diritto nell’Olimpo dei più grandi, ma Beli è senza dubbio anche a livello di talento e di longevità ad altissimi standard uno dei più migliori di sempre. 
L’arte del tiro da tre punti, dello smarcarsi e di uscire dai blocchi e tirare con un killer instinct. 
Il suo tiro è veramente arte. Il sapere trovare la posizione ed il canestro nonostante il precario equilibrio. Ma soprattutto la capacità di andare in striscia piegando di fatto le gambe a qualsiasi avversario. 
Mancherà al basket Marco Belinelli, uno dei più grandi di sempre. Il suo basket e la sua personalità. Capitano, uomo spogliatoio. 
Ora appende le scarpe al chiodo, ma resterà nel nostro mondo. Potrà però dedicarsi maggiormente alla famiglia, ovvero la cosa che gli sta più a cuore di tutti. A sua moglie e le sue due splendide bambine. Perché Marco oltre ad essere un grande professionista, un eccellente cestistica, è anche un padre fantastico. 
Grazie di tutto Marco, il tuo viaggio ci ha accompagnato per anni e ci ha fatto crescere assieme a te. Ed è stato tutto bellissimo!

Eugenio Petrillo

Nell’immagine Marco Belinelli, foto Ciamillo-Castoria