Nella serata di ieri, con Spagna-Grecia e Polonia-Belgio, si è ufficialmente conclusa la fase a gironi di EuroBasket 2025. Abbiamo le sedici squadre che si sono qualificate agli ottavi e che a partire da domani mattina si troveranno a Riga, in Lettonia, per la fase ad eliminazione diretta. È la fase più calda, più interessante e dove la tensione non mancherà di certo. Questo perché – proprio essendo partite ad eliminazione diretta – gli errori si pagano e gli esiti dei match sfuggono a pronostici e qualsiasi discorso tecnico.
Ma prima di buttarci a capofitto su quello che avverrà a Riga nei prossimi giorni, non possiamo fare altro che guardare indietro e analizzare quello che è successo nei quattro gironi dell’EuroBasket “itinerante” che stiamo vivendo in queste settimane. Oltre a Riga, a Katowice (Polonia), a Tampere (Finlandia) e a Limassol (Cipro), abbiamo avuto modo di vedere le nazionali all’opera regalarci diversi spunti di riflessione.
Possiamo dire che questo è più che mai l’EuroBasket dei cosiddetti “bomber”, degli scorer: quei giocatori in grado di catalizzare le attenzioni delle difese e reggere ugualmente il peso dell’attacco della propria squadra da soli.
E allora, per questo motivo, ci interroghiamo su quanto questo fattore possa incidere – nel bene o nel male – nelle economie delle diverse nazionali.
Come in ogni ambito, ci sono casi diversi a seconda delle situazioni. Quel che è certo è che tra i primi dieci top scorer della fase a gironi di EuroBasket 2025, ci sono nove giocatori NBA. L’unica eccezione è Jordan Loyd (naturalizzato) che sta facendo le fortune della Polonia ed è uno dei perni del Monaco di Vassilis Spanoulis. Gli altri sono tutti giocatori NBA di prim’ordine. Ci sono stelle, MVP di regular season (Luka Doncic) e persino due MVP delle Finals (Giannis Antetokounmpo e Nikola Jokic).
In questo momento ci sono tre squadre che spiccano su tutte le altre. In primis le due imbattute, Germania e Turchia, e poi la completa Serbia. In comune queste squadre hanno il fatto di avere nel proprio roster sia superstar NBA che giocatori di prima fascia di EuroLeague. Sono nazionali ben allenate (Alex Mumbru, Ergin Ataman e Svetislav Pesic) con un’eccellente produzione offensiva, fatta di condivisione dei possessi e letture. Il caso più eclatante è senza dubbio quello della Germania che sta viaggiando a 105.8 punti di media a partita con cinque giocatori in doppia cifra (Dennis Schroder, Franz Wagner, Daniel Theis, Tristan Da Silva e Andreas Obst) e Maodo Lo a 9. In generale la premiata coppia Schroder-Wagner è il fiore all’occhiello del sistema offensivo tedesco, il primo grazie al suo estro e alla sua imprevedibilità, il secondo grazie alla sua naturale consistenza a precisione.
Discorso simile si può fare per la Turchia. La star è Alperen Sengun, ala grande degli Houston Rockets. Fenomeno assoluto oltreoceano, figuriamoci qua. Leader in campo, trascinatore assoluto che necessita di tanta palla in mano ma che Ataman l’ha convinto a condividere con altri grandi interprete di questo sport. Parliamo dei campionissimi come Cedi Osman e soprattutto Shane Larkin che in queste settimane sembra essere tornato quella della “golden age”. In generale la Turchia produce 91.8 punti di media.
La Serbia fa un po’ peggio e contro la squadra di Ataman ha perso l’ultimo match al cardiopalma con 86.8 a gara.
La nazionale di Pesic è un po’ più altalenante e ha dovuto subire qualche intoppo legato ad infortuni, in particolare gli acciacchi di Vasilije Micic (ancora lontano dalla sua miglior versione) e Aleksa Avramovic, molto utile nella produzione del gioco offensivo. 
Inutile dire che il fulcro sia Nikola Jokic. L’asso dei Denver Nuggets però non è uno scorer puro, tanto che si rende protagonista anche nei rimbalzi e negli assist.
E questa totalità di gioco la vediamo forse solamente in altri due elementi, completamente diversi per caratteristiche e ruoli all’interno della propria nazionale.
Da un lato il go to guy per antonomasia, Luka Doncic, dall’altro un cyborg come Giannis Antetokounmpo.
Il tuttofare della Slovenia è probabilmente l’unica vera punta di diamante della propria squadra. L’uomo numero uno, e probabilmente anche contemporaneamente secondo e terzo violino. Miglior realizzatore della fase a gironi, ma anche autore di una tripla doppia (quarto uomo a riuscirci nella storia di EuroBasket) contro il Belgio.
In questo caso però non sempre la presenza di un giocatore così ingombrante ha pagato dividenti positivi. La Slovenia ha avuto un cammino non semplice e Luka Doncic non è sempre stato un fattore positivo. Per le avversarie (e l’Italia sarà la prossima) probabilmente è più semplice preparare le partite contro un’avversaria di cui sai già quale sarà l’unico vero punto di riferimento e soluzione.
L’altro che vi abbiamo citato è Giannis Antetokounmpo. Abbiamo avuto la fortuna di vederlo da vicino a Limassol, sede del girone C dell’Italia e appunto anche della Grecia.
La stella dei Milwaukee Bucks è l’esempio di quanto un giocatore possa essere determinante per una nazionale. Ha giocato tre partite su cinque, saltando quella (che non fa testo) contro Cipro e quella contro la Bosnia Erzegovina. Proprio in quest’ultima senza Giannis, la Grecia (seppur ricca di talento) è riuscita a perdere complicandosi il cammino. Anche Antetokounmpo – come Doncic e Jokic – è un giocatore a tutto tondo. Fortissimo fisicamente, statuario e giocatore formidabile. In uno contro uno verso il ferro è impossibile da marcare per chiunque.
Seppur sia arrivata la sconfitta contro la Bosnia, però, la Grecia di coach Spanoulis può contare su importanti giocatori di “alta” EuroLeague come Kostas Sloukas, Dino Mitouglou, Kostas Papanikolaou e Tyler Dorsey. Quindi rispetto alla Slovenia si può dire non essere “star-dipendente”.
Poi c’è Lauri Markkanen che è il fulcro di tutta la Finlandia. Il pubblico di Tampere ha potuto finalmente vedere dal vivo e da vicino una delle stelle dello sport nazionale. Il lungo degli Utah Jazz è il trascinatore assoluto di una squadra che non può contare su tante altre individualità e quindi quasi naturalmente è il grande scorer designato.
Discorso un po’ diverso invece per la guardia di Israele Deni Avdija in forza ai Portland Trail Blazers che attorno a lui ha role players che militano in EuroLeague e hanno importanti esperienze internazionali.
E l’Italbasket? Il bomber azzurro è chiaramente Simone Fontecchio, fresco di firma con i Miami Heat. L’abruzzese però non sta vivendo un EuroBasket di grandi numeri, se non la mega prestazione contro la Bosnia in cui ha fatto registrare il record assoluto di punti (39) di un giocatore azzurro in una rassegna continentale.
In conclusione, dunque, la domanda rimane: paga dividenti avere in squadra un grande realizzatore? La risposta che ci sentiamo di dare, per quanto possa essere banale, è che può pagare fino ad un certo punto.
Nella pallacanestro europea o FIBA quel che conta è il contesto di squadra. Un solo giocatore – seppur fuori categoria rispetto agli standard medi della competizione – non paga mai. Per questo le grandi favorite sono quelle squadre come Germania e Turchia che hanno si elementi di grande spicco, ma sono affiancati da compagni di valore ed in grado loro stessi di fare la differenza. 

I 10 migliori realizzatori della fase a gironi (punti di media): 

  1. Luka Doncic (Slovenia): 32.4 
  2. Giannis Antetokounmpo (Grecia): 27.7
  3. Lauri Markkanen (Finlandia): 25.4
  4. Deni Avdija (Israele): 24.4 
  5. Jordan Loyd (Polonia): 22
  6. Franz Wagner (Germania): 21.6 
  7. Alperen Sengun (Turchia): 21.6
  8. Dennis Schroder (Germania): 21
  9. Nikola Vucevic (Montenegro): 20.8 
  10. Nikola Jokic (Serbia): 20.2 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Sengun e Jokic, foto FIBA