Sorpresa della Eastern conference

Se guardate ad oggi, inizio marzo 2021, la classifica della Eastern conference, vi accorgerete di una piccola particolarità. i Knicks alla quinta posizione. Tradizionalmente la squadra della grande mela è nota per le pessime scelte al Draft ed il glorioso passato negli anni ’70, ultima volta che per altro hanno vinto. L’ultima apparizione alle Finals corrisponde al 1999 e l’ultima partecipazione ai playoff al 2013. Ma da cosa deriva questa grande sorpresa stagionale? Partiamo dalle basi. L’arrivo di coach Thibodeau ha segnato l’inizio di una rivoluzione. Un coach abituato a mandare le sue squadre a mille grazie ad un gioco molto aggressivo in difesa a cui l’allenatore dell’anno 2011 da una grande importanza. Ovviamente però serve anche qualcuno che dalla parte offensiva del campo dia il suo contributo, ed in questo coach T si affida totalmente a Julius Randle, per la prima volta in carriera All-Star e a R.J Barrett.

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Randle e Barrett, siamo già alla consacrazione?

Come detto sopra Julius Randle oltre ad essere diventato la star dei Knicks ( anche se una vera star con esperienza ai playoff a New York servirebbe) è stato convocato per la prima volta all’All Star game. Una stagione importante per l’ex Lakers che finalmente sembra aver trovato con continuità prestazione di alto livello. Il 48% dal campo, con 23 punti di media accompagnati dal 40% da tre punti e da 80% ai liberi, senza però scordarsi gli 11 rimbalzi e 5.5 assist. Insomma, una stagione a tutto tondo per il nativo di Dallas che però ancora deve abituarsi alla gestione dei possessi quando l’azione parte dalle sue mani. Infatti collezione 3.2 palle perse di medie, massimo in carriera. In grande spolvero, soprattutto nelle ultime settimane è anche il classe 2000 R.J Barrett. Il canadese ex Duke infatti sta mettendo in fila ottime prestazioni ed in generale un grande miglioramento rispetto alla stagione da rookie.  Il numero 9 arancioblu infatti ha migliorato quasi tutte le sue stats della passata stagione. Tira con il 3% in più rispetto all’anno scorso da tre punti, prende un rimbalzo in più a partita, segna due punti in più a partita, ma soprattutto perde meno palloni. Ma come detto non sono solo loro gli artefici dei successi newyorkesi. Infatti grande sorpresa dal Draft, Immanuel Quickley.

Il cast

Quickley è stato la 25esima scelta del Draft 2020 e ad ora è a tutti gli effetti la steal of the draft. Con il suo 94% ai liberi comanda la classifica dei tiri liberi della lega. Colleziona 12 punti di media su 18 minuti in campo dimostrando di poter un ottimo giocatore di squadra e di avere punti nelle mani per sostenere Randle e Barrett. Il suo approccio nel secondo quintetto è meno incisivo, l’ex Kentucky infatti ancora non ha trovato la giusta coesione con un’altra pedina fondamentale di questa squadra che è D-Rose. Un giocatore molto utile e ritrovato, che però come sappiamo molto limitato in difesa e nel playmaking, cosa che infatti va a penalizzare il rookie in quanto per caratteristiche ha bisogno di un buon gestore della palla accanto. Sotto canestro invece, fondamentali Robinson e Noel, che proprio come Noah nella Chicago di Thibodeau, sono i perni difensivi della squadra. Mitchell Robinson infatti con 2.1 stoppate di media a partita accompagnate da 8 punti e 7 rimbalzi è una delle più importanti pedine per coach T. A sostituirlo Nerlens Noel che ancora una volta si dimostra un ottimo difensore con enormi limiti offensivi. Il più atteso è sicuramente Obi Toppin che ancora non ha trovato la sua dimensione, giocando solo 11 minuti a partita. Un ruolo difficile il suo nella NBA moderna dove i giocatori tendono ad essere dei veri e propri tutto fare, ancora dovremmo aspettare per vedere realmente di cosa sia capace il nativo della grande mela, ma ne varrà la pena.

 

In conclusione

Una squadra che può dire la sua e dare noia a tutti in una partita di regular season. I Playoff? Sarebbero un’ottima esperienza per i tanti giovani della squadra, anche se con poche ambizioni. Coach Thibodeau si conferma ancora una volta un “big” nel suo lavoro, trasformando una squadra dei bassi fondi in un squadra da play-in, se non da playoff. Una stagione ancora lunga, che però non finirà prima di dare un’occhiata alla free-agency per cercare la tanto desiderata star che trascini i Knicks agli antichi splendori.

Matteo Cappelli