Un derby avvincente, una partita mozzafiato, un match che Varese porta a casa con il risultato di 91-82, torna a respirare in classifica e si regala 2 punti pesantissimi di fronte ai suoi tifosi. I 25 di Iroegbu, la grinta di un popolo che non ha mai smesso di sostenere i suoi beniamini, il paradiso dopo l’inferno: Varese risorge, Cantù crolla.
IL PARADISO DOPO L’INFERNO
Il paradiso dopo l’inferno, nel match più importante dell’anno, nel derby con Cantù, il 149esimo, quello che può veramente svoltare una stagione. Varese vince, lo fa dopo aver giocato una partita importante sotto tutti i punti di vista, dopo aver sofferto inizialmente, probabilmente con un quintetto iniziale che non si aspettava la velocità e la foga di Cantù.
Poi, cambia tutto. Con Varese che dà il gioco in mano ad Iroegbu. 25 punti, un mistero come questo ragazzo fosse free agent fino a qualche mese fa. Trascina Varese e l’icona della sua forza sta in quell’istantanea prima dell’intervallo lungo, con il canestro del 43-40. Lì, Varese, ha capito che poteva vincerla. Ha creato lo strappo giusto, si è affidata anche ad uno straordinario Assui, classe 2006, MVP assoluto di oggi, al suo primo derby in carriera con Cantù, mette a referto 12 punti, ma soprattutto un’incredibile prova per dinamismo, corsa, palle recuperare e foga. 9 rimbalzi, un armadio a sei ante lì sotto per garantire a Varese 2 punti cruciali per il morale e per la classifica.
Una squadra che si è unita: Kastritis aveva detto in conferenza qualche giorno fa che Varese era entusiasta di giocare queste partite, e lo ha dimostrato in campo. Ha saputo soffrire, ha riordinato le idee, non ha forzato troppo da 3 quando si è accorta che Cantù dava poco spazio, si è buttata dentro, con Nkamhoua e Renfro che hanno dominato l’area e contribuito ai 31 rimbalzi totali di squadra. Cantù ha sbagliato troppo, il solo Gilyard, con 17 punti, non è bastato. Sneed non era al meglio e sembrava spento, sotto Ballo e Okeke hanno sofferto tantissimo l’atletismo dei padroni di casa.
Varese rinasce. Il paradiso dopo l’inferno è realtà vera, sulle ali di due ragazzi che hanno dimostrato che a basket non contano i centimetri ma la voglia. Iroegbu e Assui: a volte per toccare il cielo basta semplicemente saper andare oltre i propri limiti.
Qui le statistiche della partita.
CREDIT FOTO: Ciamillo-Castoria
di Antonio Catalano