Il Partizan ha trovato in Joan Peñarroya il sostituto alla panchina che è stata di Željko Obradović, che per il pubblico bianconero rappresenta una leggenda insostituibile. È con una firma annunciata e inusuale che si conclude dunque una saga durata da circa un mese, fatta di colpi di scena e situazioni anche inusuali.
Iniziata con le dimissioni di Obradović, prima accettate poi rifiutate da una dirigenza costretta al dietrofront dal sostegno eclatante che la tifoseria bianconera ha riservato al coach maggiormente vincente d’Europa, accolto da più di diecimila persone all’aeroporto Tesla di Belgrado all’indomani della dipartita, la ricerca di un nuovo allenatore si è resa necessaria dopo la conferma dell’addio che il professionista nativo di Čačak ha rilasciato in un videomessaggio.
Provata la strada che portava ad Andrea Trinchieri, il quale ha rifiutato per via della reazione della piazza, la dirigenza ha abbozzato contatti con altri profili legati alla storia del club come Sale Đorđević ed Aleksandar Džikić, per poi virare su candidature ‘esotiche’, cercando dapprima Pablo Laso, per poi ripiegare su Peñarroya, affondando nel mentre l’interim della prima squadra a Mirko Ocokoljić.
Rischi e obiettivi
La scelta dello stratega catalano è una vera e propria scommessa, dato che la filosofia cestistica dell’ex allenatore di Barcellona e Baskonia è basata su un ‘corri e tira’ mirante a segnare un punto in più degli avversari. Tale visione di gioco è non soltanto agli antipodi della pallacanestro difensiva a ritmi controllati, tipicamente ‘slava’, sulla base della quale Željko Obradović ha preparato il roster bianconero a inizio stagione, ma potrebbe anche faticare a trovare applicazione, se non addirittura approvazione, da parte di un ambiente che la pallacanestro vera, quella difensiva ed europea, la conosce e la apprezza.
Oltre a gestire un roster ed un ambiente sintonizzati su ben altro tipo di basket, Peñarroya si troverà ad affrontare una situazione caratterizzata da cospicue pressioni soprattutto in Eurolega, dove il Partizan è chiamato a migliorare una prestazione che, ad oggi, vede Belgrado occupare la parte bassa della classifica, con un roster per nulla interessato ad onorare la maglia bianconera, di un torneo che secondo le aspettative di inizio stagione i bianconeri avrebbero dovuto giocare da protagonisti.
Nella Lega adriatica, il tecnico catalano prende le redini della compagine campione in carica del torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia, nel quale il Partizan deve rincorrere un Dubai dominante nel corso della prima fase, per poi affrontare con tutta probabilità avversari agguerriti del calibro di Cedevita Olimpija, Budućnost e Stella Rossa nella seconda parte del campionato.
Gli aspetti positivi
D’altro canto, la scelta di Peñarroya può portare anche dei vantaggi legati soprattutto all’aspetto mentale, considerato in particolare un ambiente a dir poco incandescente nel quale, ad oggi, navigare è ancor più complicato che di solito. Profilo totalmente estraneo al basket ‘slavo’, alla prima esperienza al di fuori dell’ambiente iberico, il nuovo coach del Partizan non parla nemmeno serbo, e dunque risulta in qualche modo impermeabile alle forti critiche che tifosi e stampa hanno mosso a giocatori e dirigenza.
Non a caso, per comunicare con la squadra Peñarroya si avvarrà di Uroš Dragićević, ex assistente allenatore di Saša Obradović al Monaco, oltre che personalità bilingue serbo e spagnolo legata sentimentalmente al Partizan, che il coach catalano ha voluto come suo vice assieme a Mirko Ocokoljić ed Aca Matović, i quali rappresenteranno gli elementi di continuità con l’era di Željko Obradović in seno allo staff tecnico.
Inoltre, la filosofia di gioco di Peñarroya, che in carriera ha già allenato Jabari Parker e capitan Vanja Marinković, ben si adatta al roster bianconero. Per il coach catalano, cruciali sono guardie capaci sia di impostare il gioco che di realizzare, proprio come Duane Washington, Sterling Brown e il neoacquisto Cameron Payne, da schierare assieme ad ali versatili da impiegare nei ruoli di ‘due’, ‘tre’ e ‘quattro’ come Isaac Bonga, con il centro, ruolo spesso ricoperto da atleti undersized come Tyrique Jones, a possedere un’importanza marginale.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Željko Obradović (a sinistra) e Joan Peñarroya (a destra). Credits: Euroleague