La pallacanestro è sicuramente lo sport più bello del mondo anche per via della sua imprevedibilità, ma la vittoria del Partizan sull’Hapoel Tel Aviv (104:101) ottenuta al supplementare in occasione della ventiquattresima giornata di Eurolega rischia di classificarsi tra le partite decisamente più ‘pazze’ della storia recente della pallacanestro europea.

Il successo dei bianconeri contro la capolista nella massima competizione europea per club è stato infatti una dimostrazione di cuore, carattere e determinazione, grazie al quale una compagine con oramai poco da dire nella propria stagione europea ha dato un forte segnale di vita, ed una dimostrazione.

Sotto di ventiquattro lunghezze ad inizio secondo tempo, con 56 punti subiti nel corso dei primi venti minuti di gioco, il Partizan ha recuperato con pazienza e costanza nel corso della seconda metà del tempo regolamentare, tornando dagli spogliatoi in maniera decisamente più concentrata.

Al supplementare, il Partizan ha poi reagito ad una fischiata molto dubbia che oltre a regalare a Tel Aviv ben cinque tiri liberi ha decretato l’espulsione di coach Joan Peñarroya per somma di tecnici. Con la squadra affidata ad Aca Matović, il Partizan non si è scomposto, ha preso il sopravvento nel punteggio, ed ha resistito agli assalti dell’Hapoel in un finale punto a punto.

Pragmatismo tattico

Oltre al ‘cuore’, a permettere a Belgrado la seconda rimonta più impattante della storia di Eurolega è stata una buona dose di pragmatismo tattico che ha portato coach Joan Peñarroya a passare dal basket ad alti ritmi tipico del proprio credo cestistico ad una pallacanestro decisamente più controllata e disciplinata.

Pur lasciando libertà di azione in fase realizzativa, il coach catalano, a partire dal terzo periodo, ha ricevuto una maggiore attenzione in difesa. Non a caso, oltre ai canestri di Cameron Payne, Sterling Brown ed Arijan Lakić, ed alla regia di Nick Calathes, a suggellare il recupero del Partizan sono state le giocate difensive di Isaac Bonga e Bruno Fernando.

La stoppata di Fernando data all’ultimo secondo del tempo regolamentare, e la palla rubata da parte di Bonga che ha favorito la tripla del pareggio di capitan Vanja Marinković che è valso il supplementare (88:88) sono quanto meglio dimostra il cambio di atteggiamento della compagine bianconera.

Due grattacapi

Ottenuta la seconda vittoria consecutiva in un’Eurolega nella quale il Partizan ha finalmente lasciato l’ultimo posto, con un bilancio incrementato ad otto successi in ventiquattro incontri disputati, resta da capire quali sono, ora, gli obiettivi che Belgrado può realisticamente raggiungere in Europa.

Senza Duane Washington e Jabari Parker, il cui apporto difensivo ha lasciato molto a desiderare, il Partizan sembra avere finalmente trovato equilibri sul terreno di gioco capaci di permettere ai bianconeri di affrontare alla pari qualsiasi avversario, dal Bayern Monaco di metà classifica all’Hapoel capolista. Tuttavia, tale situazione ha originato due incognite non di poco conto.

Se per Parker la cessione di mercato potrebbe essere una possibilità, la situazione di Washington è più difficile da gestire, avendo la guardia statunitense, poco incline a farsi da parte, declinato una serie di offerte per perseguire nella propria volontà di restare in bianconero fino a fine stagione.

Le ambizioni realistiche

Gli infortuni rappresentano un’altra incognita nel cammino europeo del Partizan, che ad inizio supplementare ha perso nientemeno che Vanja Marinković, il quale va ad aggiungersi alla lista degli indisponibili al convalescente Carlik Jones. Cruciale, dunque, sarà quanto Arijan Lakić, il cui minutaggio sarà sicuramente incrementato, riuscirà a dimostrare al posto del capitano bianconero.

Per il Partizan, puntare ad una fase play-in di Eurolega il cui raggiungimento avrebbe del miracoloso è dunque un obiettivo forse troppo lontano dal poter essere considerato con serietà, anche e soprattutto considerando l’efferata rivalità che interessa la lotta la postseason.

Tuttavia, la dimostrazione di carattere ed equilibrio messa in mostra contro l’Hapoel non fa che confermare le ambizioni di Belgrado in Lega adriatica, nella quale i bianconeri hanno tutte le carte in regola per difendere il titolo di campione del torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia vinto la scorsa stagione con coach Željko Obradović.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Il Partizan in festa dopo la vittoria sull’Hapoel. Credits: BC Partizan