La ribellione di un figlio nei confronti del padre, ma anche una storia familiare travagliata, e una carriera costellata da episodi agrodolci sono le tematiche di un’intervista fiume che Sale Đorđević ha rilasciato all’autorevole media spagnolo Gigantes del Basket. Basata sul commento di una serie di fotografie proposte dall’intervistatore, la conversazione ha avuto come punto apicale la spiegazione della fede cestistica del professionista serbo classe 1967.

Una scelta di campo

“Mio nonno era un partigiano montenegrino, è stato ucciso nel 1944, prima che nascesse mia mamma. Mia nonna non aveva vestiti da scegliere, così mi ha spinto ad andare a giocare per strada vestendomi con quello che aveva, ossia abiti di colore bianco e nero. È così che mi sono messo a giocare assieme ai bambini abbigliati anch’essi in bianconero” ha dichiarato l’ex giocatore di Olimpia Milano, Fortitudo Bologna e Victoria Libertas Pesaro, ma anche allenatore di Virtus Bologna, Benetton Treviso e Fenerbahçe.

Per Đorđević, la fede cestistica è entrata in palese contrasto col lavoro del papà, Bratislav Đorđević, che quando Sale era giovane allenava gli arcirivali della Stella Rossa. “Questa foto – ha commentato Đorđević in merito a un’immagine pubblicata sul settimanale ‘Tempo’ – mi ritrae con la bandiera del Partizan, quando avevo sei anni. È stata intitolata ‘padre contro figlio’”.

È stato dunque questo il fatto che ha portato Đorđević a tifare per la squadra per la quale si è affermato da giocatore, mettendosi in mostra per mezzo di una solida visione di gioco, oltre che per una forte precisione dalla lunga distanza, che gli ha permesso di trascinare il Partizan al successo nella Coppa dei campioni d’Europa del 1992.

La tripla di Istanbul

Playmaker titolare di un roster composto, tra gli altri, da Predrag Danilović, Željko Rebrača, Ivo Nakić, Slaviša Koprivica e Nikola Lončar, allenato da Željko Obradović, costretto a disputare le proprie partite casalinghe a Fuenlabrada, nei sobborghi di Madrid, per via delle sanzioni internazionali imposte alla Jugoslavia, Đorđević è stato l’autore della tripla che, a fil di sirena, ha deciso la finale di Istanbul con la Joventut di Badalona.

“La Jugoslavia è stata oggetto di un embargo totale, che ci ha tenuto fuori dalla competizioni europee anche a livello di rappresentative nazionali. Ci dicevano che era contro il regime, ma oggi sappiamo che vi era molto di più dietro a tale spiegazione” ha argomentato Đorđević, al tempo regista titolare anche della nazionale jugoslava.

“Ricordo molto bene il momento in cui abbiamo appreso delle sanzioni. Era il 1992, tre giorni prima di andare a Barcellona [per le Olimpiadi, M.C.], Zoran Savić mi ha mostrato la notizia dell’embargo alla CNN. Siamo scesi alla reception, e ci hanno detto di andare a casa” ha dichiarato Đorđević in merito all’esclusione della Jugoslavia.

Il dominio ad Atene

Dopo l’amarezza, per Đorđević è arrivata tuttavia la gioia in occasione dei campionati europei di basket del 1995, che, in quel di Atene, hanno visto la Jugoslavia trionfare con un roster molto ‘italiano’, composto, oltre che dal play di Belgrado, allora in forze alla Fortitudo Bologna, anche da Predrag Danilović della Virtus Bologna, Dejan Bodiroga dell’Olimpia Milano, e Željko Rebrača allora in forze alla Benetton Treviso.

Con una prestazione da 41 punti, frutto di un 9/15 dalla lunga distanza, in occasione della finale vinta contro la Lituania (96:90), Đorđević si è affermato come il protagonista assoluto di un successo che ha consentito alla compagine allenata da Duško Ivković, assistito da Željko Obradović, di riscattare l’assenza triennale dalla pallacanestro mondiale ‘che conta’.

“Agli europei siamo tornati vincendo le qualificazioni con la Bulgaria, che abbiamo superato grazie a un libero segnato da Žarko Paspalj al supplementare” ha spiegato Đorđević. “Per via dell’embargo, non abbiamo disputato partite ufficiali per tre anni. Duško Ivković, per farci stare assieme, ci raggruppava ogni estate per disputare delle partite amichevoli”.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Sale Đorđević durante la finale degli Europei del 1995. Credits: FIBA