All’indomani della domenica di Pasqua, la Fortitudo è tornata in palestra con il peso di una sconfitta che lascia strascichi più profondi del semplice risultato. Non è tanto il ko in sé a far discutere, quanto le modalità con cui è maturato e il delicato momento della stagione: inevitabile, quindi, tornare sul tema del ballottaggio tra gli stranieri.
Dopo due settimane di stop per scelta tecnica, nella gara di sabato è stato rilanciato Toni Perkovic al posto di Lee Moore. Il croato ha offerto una prestazione al tiro tutt’altro che memorabile e, più in generale, una partita segnata da diverse forzature e da una produzione offensiva discontinua. Il tabellino finale recitava 15 punti, ma i numeri, in questo caso, non restituiscono appieno l’andamento della sua prova.
L’ex Forlì ha faticato a inserirsi nei meccanismi di squadra, anche se va riconosciuto come quegli stessi meccanismi siano apparsi poco fluidi contro Cividale. Del resto, l’intera formazione felsinea — con poche eccezioni — è andata in difficoltà. Merito anche della Gesteco, capace di imporre un’intensità elevata su entrambi i lati del campo e una particolare attenzione difensiva.
Pur considerando tutte le attenuanti del caso, è evidente che in questo momento la Fortitudo abbia bisogno di un secondo straniero realmente pericoloso accanto a Sorokas. Innanzitutto perché, se fino a un mese fa l’eventuale assenza di Matteo Imbrò non avrebbe inciso in maniera determinante, oggi — con l’ex Pesaro diventato una pedina nello scacchiere di coach Caja — serve qualcuno capace di prendersi responsabilità nei momenti caldi. Inoltre, nelle (finora poche) serate storte di Sorokas, la Flats Service fatica a trovare riferimenti offensivi solidi: capitan Fantinelli non riesce a esserlo, Sarto soffre quando le attenzioni e le difese si concentrano su di lui, e il resto del gruppo prova a sopperire senza però garantire continuità.
Si apre così il capitolo Moore. L’americano è rientrato in una gara dal peso specifico enorme, quella di Pesaro, senza sfigurare: si è messo al servizio della squadra in difesa e ha gestito con ordine i possessi offensivi. Un copione simile si è visto anche al PalaDozza contro Avellino, dove si è assunto qualche responsabilità in più, pur restando su un piano ancora marginale, lontano da ciò che ci si aspetta da un giocatore del suo status. Nelle ultime due uscite ha prodotto complessivamente 9 punti, 8 rimbalzi e 2 assist: numeri che dovranno necessariamente crescere per renderlo davvero incisivo. Va però sottolineato come non abbia forzato soluzioni per mettersi in ritmo né abbia accentrato il gioco; al contrario, si è proposto come collante e facilitatore, un atteggiamento tutt’altro che scontato alla luce delle gerarchie della squadra.
Il bilancio complessivo dei due stranieri, dunque, non è particolarmente esaltante, ma entrambi hanno lasciato intravedere margini per poter incidere. Perkovic, dal canto suo, sarà chiamato ad adattarsi a un ruolo atipico, che lo porterà a trovare spazio in maniera discontinua, dovendo però farsi trovare pronto ogni volta che verrà chiamato in causa. Moore invece dovrà ritrovare la condizione migliore il prima possibile, visto che ormai la stagione regolare è agli sgoccioli.
Alessandro di Bari
In foto Moore e Perkovic (Fortitudo Bologna)