Chiudere una carriera durata ben quarantaquattro anni in casa della compagine, il Barcellona, con la quale si è vinto uno dei tanti titoli europei conseguiti nel corso della propria esperienza da allenatore in giro per l’Europa è stata la maniera, pienamente meritata, in cui Svetislav Pešić ha dato l’addio alla pallacanestro nel ruolo di head coach. Una cerimonia di ringraziamento molto partecipata, corredata dall’applauso che la Blaugrana Arena ha tributato all’allenatore nativo di Novi Sad, ha fatto da cornice all’iniziativa che, tuttavia, per Pešić non ha significa l’uscita dal mondo della pallacanestro per sempre.
A partire dalla prossima stagione, il professionista nativo di Novi Sad continuerà infatti a occuparsi di basket nella veste di consulente della federabasket di Serbia, il cui presidente, Nebojša Čović, ha inteso ingaggiare l’esperto allenatore per attuare una revisione complessiva dell’assetto della pallacanestro serba, che oltre alle rappresentative nazionali di diversa categoria dovrebbe riguardare anche una riorganizzazione dei campionati del Paese.
Coi catalani in Europa
Proprio al Barcellona, nel 2003, alla guida di una compagine composta da Dejan Bodiroga, Šarūnas Jasikevičius e Gregor Fučka, Pešić ha portato la compagine catalana alla vittoria della prima Eurolega della storia dei blaugrana sconfiggendo la Benetton Treviso di coach Ettore Messina in una delle finali maggiormente avvincenti della storia della massima competizione europea per club.
“Non sono una persona che ama vivere di ricordi, ma posso confidare che vincere in Europa col Barcellona è stato uno degli episodi della mia carriera da capoallenatore dei quali vado più fiero” ha dichiarato Pešić, venuto al Pala Blaugrana in veste di allenatore del Bayern Monaco.
Continuatore e innovatore
Nell’ambito della pallacanestro europea, Pešić si è posto come continuatore dei principi del basket ex jugoslavo, che il professionista nativo di Novi Sad ha adattato ai cambiamenti che hanno modificato la disciplina cestistica nel corso degli ultimi decenni. Rimanendo legato ai postulati della pallacanestro slava, Pešić ha posto difesa disciplinata e controllo dei tempi di gioco, assieme a un basket collegiale nel quale il gruppo è decisamente più importante delle individualità, alla base della propria proposta.
Restando aperto all’adozione di strategie adattabili a seconda delle caratteristiche dell’avversario, Pešić, nella sua idea di pallacanestro, deve molto a Krešimir Ćosić, che proprio per mezzo della compresenza di difesa disciplinata e maggiore libertà in fase realizzativa ha adattato il basket slavo ai cambiamenti imposti dall’introduzione del tiro da tre punti e dalla regola dei ventiquattro secondi.
Protagonista in Germania
Diventato allenatore dopo aver militato, da giocatore, nella Bosna di coach Boša Tanjević campione d’Europa nel 1979, Pešić è stato tra gli esponenti della scuola di allenatori della ex Jugoslavia a esportare la tradizione cestistica ‘slava’ in Europa occidentale, segnatamente in Germania, dove il professionista classe 1949 nativo di Novi Sad ha guidato l’Alba Berlino alla storica vittoria di una Coppa FIBA Korać nel 1995.
Oltre all’impresa compiuta al timone di un roster composto, tra gli altri, da Saša Obradović e Teoman Alibegović, Pešić, in Germania, ha gettato le basi per la crescita del movimento cestistico tedesco, portando la rappresentativa teutonica a conseguire una medaglia d’oro nei campionati europei di pallacanestro del 1993 dinanzi al proprio pubblico.
I successi con la nazionale jugoslava
“Assieme all’Eurolega col Barcellona, la coppa del mondo vinta a Indianapolis con la Jugoslavia è l’altro grande evento della mia carriera che non potrò mai dimenticare. Del resto, mi ritengo un cittadino jugoslavo, anche se la Jugoslavia oggi non esiste più” ha aggiunto Pešić a margine della cerimonia del Pala Blaugrana, facendo riferimento a uno dei due episodi più importanti della sua carriera da selezionatore della nazionale del proprio Paese.
La vittoria dei mondiali juniores del 1987, a Bormio, ha infatti permesso al coach nativo di Novi Sad di scrivere una pagina importante della storia della pallacanestro ex jugoslava ed europea. Al timone di una rappresentativa composta, tra gli altri, da Sale Đorđević, Vlade Divac, Toni Kukoč, Dino Rađa e Teoman Alibegović, la Jugoslavia, laureatasi poi medaglia d’oro, è riuscita nell’impresa di sconfiggere gli Stati Uniti d’America in ben due occasioni.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Svetislav Pešić durante la cerimonia a Barcellona. Credits: Euroleague