Si chiude con un carico pesante di rimpianti, ma anche con la consapevolezza di aver lottato fino all’ultimo possesso, la stagione 2025-26 della Valtur Brindisi. Un’annata lunga, complicata, spesso contraddittoria, terminata ancora una volta ai quarti di finale playoff di Serie A2. A spegnere il sogno della “Stella del Sud” è stata la Tezenis Verona, squadra solida, cinica e più pronta nei momenti decisivi della serie.

Per Brindisi resta l’amarezza di un’altra occasione sfumata. La piazza biancoazzurra, reduce da anni vissuti stabilmente ai vertici del basket italiano, sperava di poter recitare un ruolo da protagonista nella corsa alla promozione. Invece il campionato ha raccontato una squadra capace di alternare prestazioni di grande spessore a improvvisi blackout tecnici e mentali che, alla lunga, hanno pesato enormemente sul bilancio finale.

Sotto la guida di coach Piero Bucchi, tornato a Brindisi due anni fa per riaccendere entusiasmo e ambizioni, la Valtur ha chiuso la regular season al settimo posto con 44 punti, frutto di 22 vittorie e 14 sconfitte. Numeri che fotografano una squadra competitiva ma mai realmente dominante. Il dato più significativo riguarda probabilmente la difesa: 73.6 punti subiti di media, la terza migliore del campionato, marchio di fabbrica di Bucchi. Meno brillante invece la produzione offensiva, con 77.6 punti segnati a gara e appena il dodicesimo attacco della Serie A2. Ed è proprio qui che si nasconde una delle principali chiavi della stagione brindisina. La Valtur ha spesso dato l’impressione di avere un’identità chiara nella propria metà campo, senza però riuscire a costruire continuità offensiva. La vera “Kryptonite” della squadra si è rivelato il tiro da tre punti: 34% in regular season, precipitato al 30% nei playoff. Una lacuna pesantissima per una squadra che, almeno sulla carta, aveva costruito il proprio roster anche attorno a specialisti perimetrali come Francis e Copeland.

Proprio la gestione degli esterni ha rappresentato uno dei nodi più complessi dell’intera annata. L’infortunio di Francis a inizio stagione e l’arrivo di Cinciarini per tamponare l’emergenza hanno alterato gli equilibri della squadra. Al rientro dello statunitense, Brindisi non è mai riuscita a trovare una convivenza realmente efficace tra Cinciarini, Copeland e lo stesso Francis. Troppi palleggiatori, troppe gerarchie offensive incerte e, soprattutto, poca complementarità. Francis, che avrebbe dovuto essere il terminale offensivo principale, si è ritrovato ad essere l’unico americano che in A2 partiva dalla panchina ed entrava in campo dopo circa otto minuti di gioco, perdendo progressivamente fiducia e continuità. Nemmeno i correttivi di mercato con gli innesti di Ahmad e Jones sono riusciti a cambiare davvero l’inerzia durante i playoff. La sensazione, osservando il percorso biancoazzurro, è che Brindisi non abbia mai trovato una vera identità definitiva. Forte al PalaPentassuglia, fragile lontano da casa. Capace di battere chiunque, ma anche di inciampare contro avversari abbordabili. Una discontinuità che ha impedito alla Valtur di conquistare una posizione migliore in classifica e soprattutto il vantaggio del fattore campo nei playoff.

La serie playoff contro Verona ne è stata la perfetta sintesi. Gara 1, persa 80-78 dopo aver accarezzato l’impresa in trasferta, ha immediatamente indirizzato il confronto. Gara 2 ha visto invece il dominio della Tezenis, vittoriosa 86-71. Con le spalle al muro, la Valtur ha reagito davanti al proprio pubblico vincendo Gara 3 per 77-70 grazie a una prova di cuore e orgoglio. Ma in Gara 4 è riaffiorato tutto ciò che aveva limitato la squadra durante l’anno: tensione offensiva, scarsa precisione dall’arco e poca lucidità nei momenti chiave. Il terribile 3/20 da tre punti ha condannato i pugliesi, sconfitti 69-77 e costretti a salutare i playoff davanti al proprio pubblico. Nonostante la delusione, il PalaPentassuglia ha tributato un applauso sincero alla squadra. Perché, tra errori, limiti e occasioni sprecate, questo gruppo non ha mai smesso di lottare. E il pubblico brindisino, tra i più caldi e competenti d’Italia, ha accompagnato la squadra per tutta la stagione, alternando sostegno e critiche, passione e amarezza.

Adesso però è il momento delle riflessioni profonde. Per il secondo anno consecutivo l’avventura della Valtur Brindisi si interrompe ai quarti di finale. Un segnale che impone valutazioni importanti sia sul piano tecnico sia su quello societario. La Serie A2 si conferma un campionato durissimo, dove blasone e storia non bastano per vincere. A rendere ancora più delicata la prossima estate c’è l’addio annunciato di coach Bucchi, che non guiderà la squadra per una terza stagione consecutiva. La dirigenza sarà dunque chiamata a ripartire da zero o quasi: scegliere il nuovo allenatore, individuare un direttore sportivo esperto del mercato e costruire un roster finalmente equilibrato, profondo e funzionale agli obiettivi.

Brindisi dovrà ricostruire senza perdere la propria identità. Perché la “Stella del Sud”, nonostante tutto, continua a brillare. Ma ora serve molto più di una semplice speranza: serviranno idee chiare, scelte coraggiose e una programmazione all’altezza di una piazza che merita di tornare presto nel basket che conta.