Quello che ha acceso la luce quando la partita stava prendendo la strada giusta per la Serbia. Non è stata una gara perfetta, tutt’altro: 20 punti con 8/20 dal campo e 4/13 da tre raccontano anche una serata nella quale ha dovuto prendersi parecchie responsabilità, a volte forzando. Ma le partite, soprattutto quelle equilibrate per tre quarti, non si giudicano soltanto con le percentuali. E allora bisogna guardare soprattutto a quando sono arrivati quei canestri. Avramovic ha aspettato il momento giusto e nel quarto periodo ha messo la firma sulla vittoria serba, trovando punti pesantissimi proprio quando l’Italia provava a rimanere aggrappata alla partita.
Il suo tabellino è comunque ricco: 20 punti, 5 rimbalzi, 3 assist e una palla recuperata in 33’53”. È stato il giocatore serbo più utilizzato insieme a Guduric, segnale evidente della fiducia che Alimpijevic ha riposto nel suo esterno. E la risposta è arrivata nel momento che contava.
La Serbia aveva trovato difficoltà a far pesare fino in fondo la presenza di Nikola Jokic, ottimamente contenuto da Nicola Akele, e aveva visto anche Nikola Jovic uscire presto dai giochi dopo una partita nervosa. Nonostante questo, la squadra ospite non ha perso la bussola. E quando il pallone ha iniziato a pesare, sono stati Guduric e Avramovic a prenderselo. Il primo ha chiuso a quota 19, il secondo a 20: una coppia capace di garantire alla Serbia la produzione necessaria per allungare definitivamente.
Avramovic, però, ha qualcosa in più. È lui l’uomo che trasforma la buona partita della Serbia nella vittoria. L’Italia, dopo aver resistito e aver avuto in Mannion il suo principale protagonista offensivo — 23 punti, con 14 arrivati nel solo terzo periodo — arriva all’ultimo quarto ancora in corsa. Poi la Serbia alza il livello e Avramovic risponde presente.
Non è soltanto una questione di punti. Avramovic porta anche rimbalzi, assist e pressione difensiva, dentro una gara giocata per quasi 34 minuti. E soprattutto non si nasconde quando la sfida entra nella sua fase decisiva. Quattro triple segnate su sette tentativi complessivi dall’arco: una produzione che, nonostante il 4/13 totale, testimonia quanto abbia saputo essere pericoloso dalla distanza.
Dall’altra parte, l’Italia paga anche la netta inferiorità a rimbalzo: 30 contro 42. Un dato che fotografa bene una delle chiavi della serata e che permette alla Serbia di avere più possessi e seconde opportunità. Ma alla fine, nel momento in cui serve un giocatore capace di trasformare quei possessi in punti, la risposta arriva dal numero 4 serbo.
Avramovic non è stato il più preciso. È stato il più decisivo. E in una partita finita 76-64, con la Serbia capace di prendere il controllo nell’ultimo quarto, è una differenza che vale il premio di MVP.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Avramovic, foto FIBA