Quando subisci un parziale di 2-12, diventato poi di 10-24, dopo che, in apertura di quarta frazione, avevi rimesso a posto le cose ed eri arrivato a +7 e ti trovi in pochi minuti sotto di otto (proprio come contro l’Australia), o ti casca il mondo in testa e ti lasci andare alla deriva presa dalla gara rinunciando ai sogni di gloria, o ti metti a remare con tutte le tue forze controcorrente per invertire la rotta e riportarti sotto vento. L’Italia ha nuovamente scelto la seconda opzione e, a differenza di martedì scorso quando il risultato è stato solo parziale visto che la Nazionale si è fermata a tre punti dal traguardo, questa mattina è andata molto meglio, ribaltando una Nigeria che, dopo una partenza falsa, aveva cominciato a bersagliarci dalla distanza con Metu e Nwora traendo evidente vantaggio dalle polveri bagnate della nostra santabarbara. L’avete visto: dopo il punto in apertura di quarta frazione per il fallo tecnico ingenuamente preso da Vitali, la Nigeria è tornata a segnare solo dopo 7’15”, mentre il punteggio era passato da 56-64 a 70-64. In tutto, nel tempo conclusivo, alla Nigeria sono stati concessi appena 8 punti contro i nostri 24. 

Ogni partita fa storia a sè, anche nel rendimento dei singoli, soprattutto a questo livello, eppure c’è una singolare corrispondenza delle tre partite: la flessione più o meno evidente nella terza frazione, le risorse morali, di carattere, ma anche tecniche e di lucidità, che invece riusciamo a mettere in campo nella frazione conclusiva (24-10 con la Germania, 21-21 con l’Australia, 24-8 con la Nigeria, il parziale dell’ultimo quarto). Un passo avanti invece nella gestione dell’avvìo di gara: dal 22-32 della prima, al 25-25 della seconda, al 29-17 di parziale nel quarto iniziale. Quasi un marchio di fabbrica. Poi è chiaro che le vicende del match raccontano storie ogni volta diverse. 

Questa, contro la Nigeria, è la storia di una grande e importante vittoria strappata con le unghie nei confronti di un’avversaria che non ha ancora fatto il salto di qualità che le dovrebbe garantire la quantità di giovani talenti che ha in formazione, ben otto Nba oltre all’Udoh appena acquisito dalla Virtus Bologna ma questa mattina rimasto pigramente in panchina, giocatori emergenti nelle loro franchigie e non come l’Australia che ne ha un numero più o meno analogo ma con un tasso di esperienza, ad esempio Mills, assai più elevato. Però la Nigeria ha fatto capire che è a un solo passo dall’entrare nel giro che conta del basket mondiale, appena si sarà scrollata via quella patina di ingenuità che l’ha fatta subìre parecchio ad inizio partita prima che Mike Brown registrasse opportunamente la difesa, e poi crollare quando la difesa italiana, con il quintetto più operaio (Mannion, Moraschini, Vitali, Ricci e Melli e poi ancora con Pajola) ha cominciato a sporcarle le linee di passaggio, a portar via dalle posizioni di tiro più abituali i suoi tiratori, a far funzionare i tagliafuori conquistando rimbalzi, aprendo contropiede, tracciando spazi preziosi sotto il canestro avversario anche grazie alla circolazione più rapida della palla. E senza che il buon Brown trovasse nei suoi appunti la chiave per metter fine o attenuare la devastazione delle barriere che tanto bene avevano funzionato tra l’11’ e il 30’.

Questa vittoria porta la firma delle due guardie: Mannion, uno che ha il coraggio di osare (spesso anche troppo, ma determinante la sua tripla a 30” dalla fine che ha chiuso l’incontro) cambiando ritmo alla partita, e Pajola che cresce di gara in gara in maniera esponenziale: due garanzie per il futuro azzurro. Ma c’è la firma soprattutto del capitano, di Melli che alla partita di grande concretezza difensiva, come nelle due prove precedenti, stavolta ha aggiunto anche punti pesanti e nei momenti in cui servivano rispondendo nel migliore dei modi alle critiche ingiustificate dei giorni precedenti. Poi naturalmente c’è stato il. contributo di chiunque ha visto il campo, anche di Tessitori nei pochi minuti in cui è stato impiegato per dare respiro a Melli, di Fontecchio, Tonut e Polonara con i loro canestri, delle seconde linee, decisive nel gettare le basi dei travolgenti ultimi dieci minuti.

Buone notizie, dunque, in vista dei quarti di finale, ai quali arriviamo dopo esserci guadagnati un bel po’ di considerazione in più: l’avversaria sarà sorteggiata, non potrà comunque essere l’Australia, o la Germania, tra le due migliori terze insieme all’Argentina, a meno che domani non perda anche contro il Giappone che in questo caso ne prenderebbe il posto. Lo sapremo domani al termine della fase preliminare che riserva, come chicca conclusiva, la sfida tra Spagna e Slovenia: per quello che si è visto finora, potremmo considerarla l’anticipo di una possibile finale. Intanto si giocano il primo posto nel girone, già conquistato da Francia e Australia, mentre migliore delle seconde dovrebbero essere gli Usa a concludere le quattro teste di serie vista la larghissima differenza canestri che si è garantita. Francia, Usa, Spagna o Slovenia: tra queste la nostra futura avversaria sulla strada di una semifinale che sembra un sogno. E non costa nulla sognare, anche perché i sogni ogni tanto si realizzano.

 

Mario Arceri