Superata ormai la metà del mese di luglio, si può fare un primo bilancio su quanto accaduto alla Segafredo, sia per quanto concerne le operazioni in uscita che in entrata, salvo provare a formulare alcune ipotesi su quali potranno essere le eventuali mosse atte a chiudere il mercato estivo.
Partendo dalle uscite, diversi sono i giocatori che hanno concluso la loro avventura in maglia bianconera, di alcuni si sapeva da diverso tempo come Kyle Weems, elemento che a Bologna ha lasciato dolci ricordi fra compagni e tifosi, per il suo essere sempre al servizio della squadra senza mai una polemica e per l’impegno profuso senza risparmio quando impiegato, diventando il beniamino di tanti tifosi. Il suo saluto, è stato davvero un momento di grande umanità, apprezzatissimo da tutto il mondo bianconero, nessuno si sarebbe aspettato un qualcosa di diverso, il Batman bianconero (cit.Dario Ronzulli) rimarrà sempre nei cuori della gente Virtussina.
Totalmente diverso l’addio di Nico Mannion, sul suo “non impiego” durante i playoff si è discusso tantissimo, fors’anche troppo, magari un dubbio sul perché, di fatto non sia stato messo in campo, qualcuno avrebbe anche potuto porselo, prima di addossare totalmente la responsabilità ad un tecnico che spesso, si comporta in modo anche troppo signorile, verso chi, non sempre lo meriterebbe. Il fatto stesso che il messaggio ai tifosi da parte del giocatore, sia arrivato a distanza di parecchi giorni dall’addio, avrebbe dovuto far riflettere, probabilmente un’azione indotta più da qualcuno che ha voluto proteggere il ragazzo da ulteriori critiche che altro.
L’addio di Mou Jaiteh non è certo stato un fulmine a ciel sereno, da diverso tempo si era saputo di un suo accordo con il Monaco francese, il ragazzo torna in patria, francese in una formazione francese, a fare il secondo o terzo lungo, opzione che può essergli molto utile perché al ragazzo non manca certo la tecnica, quello di cui difetta è il carattere, fare parte di un roster dove sarà la seconda o terza opzione può essere per lui un modo per avvertire meno la pressione e di conseguenza, rendere meglio sul parquet.
L’addio che ha suscitato più sorpresa è invece stato quello di Semi Ojeleye. Inatteso perché il giocatore era arrivato alla Virtus accettando una scommessa sul rendimento che avrebbe offerto, e che in caso positivo, gli avrebbe portato un aumento corposo d’ingaggio nell’anno successivo. Peccato che proprio nella fase di definizione del contratto, si sia inserito il Valencia che ha fatto un’ottima offerta al ragazzo, oltre ad accettare di pagare il buy out alla Virtus. Sacrificio importante, ma nell’anno in cui la società ha deciso di ridurre il budget, perché la situazione oggi è oggettivamente chiara, mantenere nelle casse societarie l’ingaggio del nigeriano, con l’aggiunta del buyout ricevuto, ha avuto il suo peso nella decisione finale.
Ai saluti, seppur in prestito, anche Gora Camara, che a Treviso si spera possa giocare minuti importanti, maturando esperienza per capire se in futuro potrà tornare utile alla Segafredo. Quello visto quest’anno, in una squadra di vertice in campionato,ed impegnata nel torneo più prestigioso del continente, era un elemento troppo inesperto per poter contribuire con minuti a supporto del reparto lunghi.
L’ultimo addio, quello che lascerà il segno più marcato sulla pietra della storia di questa Virtus è stato sicuramente quello di Milos Teodosic. Anche solo pensare di non poter più rivedere le giocate del mago di Valjevo, mette tristezza infinita a chiunque. Sostituire un giocatore come lui è impossibile, anche disponendo di un budget infinito, semplicemente perché uno come Milos non esiste. La Virtus che dovrà affrontare la prossima stagione, sarà giocoforza diversa da quella che ha concluso la precedente, tutti gli equilibri andranno rivisti, e sarà compito di coach Sergio Scariolo costruire un nuovo gruppo, che tenga conto di non avere più un genio del basket fra le proprie fila. Milos è un grande campione, indiscutibile, però alla soglia dei trentasette anni, con problemi fisici che non possono essere trascurati quando si deve discutere dell’ingaggio richiesto. La scorsa stagione è stato uno dei giocatori più positivi del roster, ma il problema è contare quante gare ha saltato per motivi di varia natura, con una piccola finestrella sulle ultime due di finale scudetto, in cui il serbo avrebbe voluto fare la differenza, ma il fisico ormai troppo stanco non lo ha aiutato. La Virtus sul suo addio ha probabilmente ragionato anche su questo fattore, mettendoci dentro anche il fatto che in roster, sono rimasti il capitano Marco Belinelli e Daniel Hackett, altri due che hanno già superato abbondantemente i trenta. Avere troppi elementi in quella fascia d’età, giocando due competizioni di alto livello, e non potendo attrezzare un roster con troppi giocatori per non alzare il budget, poteva diventare pericoloso, situazione già vista quest’anno in alcuni momenti della stagione in cui Scariolo aveva elementi contati con impegni ravvicinati.
Dagli addii eccoci ora agli arrivi.
Bruno Mascolo, italiano, arriva da Brindisi dove ha giocato una discreta stagione, sostanzialmente preso per sostituire la partenza di Nico Mannion. Sulla carta il campano ha meno talento e meno capacità di realizzazione soprattutto da fuori, anche se poi in realtà, il suo impiego in Virtus dovrà essere limitato al terzo play, giocando prevalentemente in campionato come secondo, dando il vantaggio alla società di avere un ingaggio molto più basso rispetto al suo predecessore. Chi lo conosce bene, parla di un ragazzo molto disponibile al lavoro, al sacrificio e sempre molto concentrato sul da farsi, un elemento che potrebbe rivelarsi utile per l’impiego che se ne vorrà fare, quello di far respirare in campionato ad esempio, uno come Daniel Hackett.
Dalla Stella Rossa è arrivato Ognjen Dobrić, ala piccola classe 94. E’ alla sua prima esperienza in un club al di fuori della Serbia, giocatore che proprio contro la Virtus fece realizzare lo scorso anno il suo massimo score in fatto di punti (20). Sicuramente un giocatore esperto, non un nome altisonante, ma alla Segafredo della prossima stagione, servono elementi che possano contribuire a creare un buon sistema di gioco, dove tutti portano il loro mattoncino alla causa, perfettamente intercambiabili. Dobrić garantisce punti nel ruolo, esperienza in Eurolega e buona attitudine alla difesa, elemento imprescindibile per qualunque coach. E fattore non trascurabile, giocatore indicato da Teodosic come ottimo elemento.
Dal CSKA arriva invece Devontae Calvin Cacok, americano con cittadinanza giamaicana, centro classe 1996. A differenza di quanti si aspettassero il classico “centrone” che occupasse l’area col suo corpaccione ed incutesse timore a chiunque si avvicinasse al pitturato virtussino, lo staff tecnico ha optato per questo giocatore che non ha sicuramente un’altezza da pivot conclamato, solo 201 cm, ma porta con se grande dinamismo e senso del rimbalzo, che spesso lo hanno visto nel passato, catturare più carambole di tanti avversari più alti di lui. A Mosca è arrivato a stagione inoltrata, ha disputato poche gare, sarà quindi tutta da verificare la sua predisposizione al gioco europeo, come lo è stata lo scorso anno per Semi Ojeleye. Il ragazzo, per l’impostazione fisica e per come si muove in campo, ricorda per certi versi Kyle Hines di Milano, anch’egli non certo dotato di un’altezza da pivot, ma capace di essere determinante nel ruolo ad altissimo livello. Hines però, gode anche di un’intelligenza cestistica fuori dal comune, se il nuovo giocatore della Virtus ne fosse altrettanto provvisto, sarebbe davvero un ottimo innesto per la squadra di coach Sergio Scariolo.
Dopo una telenovela durata praticamente un anno intero, l’approdo in maglia bianconera di Achille Polonara è diventata realtà. Inutile disquisire ancora sui due precedenti, come in tutte le belle favole, alla fine il lieto fine è arrivato, il nativo di Ancona potrà finalmente vestire il bianconero. Achille è l’elemento che sostanzialmente è mancato alla Segafredo lo scorso anno, il lungo italiano che ha reso il reparto squilibrato come più volte evidenziato da coach Scariolo. Con il suo arrivo, si è finalmente chiusa la falla, soprattutto pensando al fatto che la Virtus avrà un “indigeno” nel ruolo che potrà utilizzare anche in LBA, fatto non trascurabile.
Per alcuni è stato solo un rinnovo, ma di fatto, la conferma nel roster di Awudu Abass è di per sè un nuovo acquisto per la Segafredo. Il ragazzo, per i noti due infortuni, ha giocato pochissimo la scorsa stagione, quindi considerarlo come un nuovo acquisto è di fatto naturale. Il fatto poi, che si parli di un altro italiano, che può giocare minuti anche in Eurolega (come Polonara), garantisce davvero più versatilità al gruppo, potendo così alternare i vari elementi fra campionato ed Eurolega, soprattutto nelle settimane dei back to back. Fattore non trascurabile, la versatilità del ragazzo nativo di Como, dote importantissima da sfruttare in molteplici occasioni.
Oltre alle partenze ed agli arrivi, non bisogna dimenticare l’importante firma di prolungamento per Isaia Cordinier, elemento su cui ci si aspetta un ulteriore salto di qualità nella Virtus 2024, che il francese potesse rimanere non era del tutto scontato, quindi la notizia è di quelle positive.
Ed ora si guarda al futuro e a quello che potrebbe uscire nei prossimi giorni per capire come inquadrare questo nuovo gruppo. E’ notizia ormai risaputa che il caso Lundberg stia tenendo sulle corde un pò tutti. Iffe a Bologna ha indubbiamente deluso le aspettative, a sua parziale discolpa l’infortunio al dito della mano che non gli ha mai consentito di mostrare la parte migliore di sè. Il ragazzo ha capito benissimo che l’ambiente al momento non è particolarmente entusiasta di una sua riconferma, contratto oneroso in essere per il nuovo corso bianconero. Che il DG Paolo Ronci stia lavorando per trovare una soluzione che possa soddisfare sia il giocatore (che non vorrebbe rinunciare al denaro, ne alla possibilità di giocare l’Eurolega), che la Virtus (dalla partenza di Lundberg, si potrebbe aprire la possibilità di far entrare due innesti) è affare arcinoto, che tale operazione possa giungere in porto, non è così scontato, perché le cifre sono alte per l’Eurolega di questa stagione (tolte le big e le serbe), e le quotazioni sul mercato del danese, non sono certo ai massimi storici. Un bel rebus da risolvere, anche perché il rischio di finire ai margini delle rotazioni, conoscendo Sergio Scariolo, per la guardia nativa di Copenaghen, sono tutt’altro che remote, prova ne è il suo finale di stagione nei playoff, relegato fisso in tribuna. Comprensibile la volontà del giocatore di esigere il rispetto del contratto, vista la somma in gioco, però esiste anche il rischio che, non vedendo il campo in modo continuativo, gli tolga la possibilità di fare vetrina per il prossimo contratto, ritrovandosi ai margini il prossimo anno. Saranno giorni caldi i prossimi, le trattative serrate per trovare una soluzione che possa soddisfare entrambe le parti, e per la Segafredo, muovere nuovamente il mercato degli esterni, per completare un roster che al momento sembra interessante, ma tutto da verificare sul campo. Concludendo, il rischio attuale per la Segafredo, è che possa arrivare un’offerta molto importante per Toko Shengelia, l’altro elemento del roster che percepisce un ingaggio nettamente al di sopra della media della squadra, se tale offerta fosse davvero importante, potrebbe anche costringere la società a sedersi al tavolo e fare le valutazioni del caso, pur dovendo poi fare i conti col futuro, quello di cercare sul mercato un giocatore altrettanto valido, con esperienza d’Eurolega, che possa non far rimpiangere il georgiano.
Alessandro Stagni