Edi Dembiski, voce di Rai Sport, telecronista del basket italiano da anni, ci ha concesso un pò del suo tempo per parlare della sua carriera, tra ricordi e amicizie, della nuova stagione di A2 e della Nazionale di Basket.
IL RITORNO DI ITALBASKET SU RAI SPORT
-Com’è andata la Nazionale ai Mondiali e cosa serve al basket per fare un salto di qualità in tv come in passato e come nel volley?
“Alla fine tiriamo una riga sulla positività di questo Mondiale, perché ci siamo andati, perché fino ad un certo punto, esattamente come all’Europeo, la squadra ha dato l’idea di poter far sognare, e credo che Pozzecco avesse ragione quando ha detto ‘abbiamo dato la sensazione a tutti di poter battere gli Stati Uniti’. Quello che è mancato è proprio quel salto per poter cercare di realizzarlo, l’altro anno è stato contro la Francia per due tiri liberi, quest’anno con gli USA per un’inferiorità tecnica che in quel momento è stata assolutamente un divario clamoroso. È innanzitutto una Nazionale che ha seguito, poi serve la continuità perché in qualche modo possa essere ad alto livello come quella della pallavolo, in questo senso davvero c’è bisogno che il basket riesca, dalle sue fondamenta, a far appassionare bambini o ragazzini, e poi magari anche adulti, con dei risultati che ad un certo punto iniziano ad arrivare. Lo step che ha fatto la pallavolo è stato quello di lasciare sempre l’impronta al pubblico, che fosse nei palazzetti o a casa, che fino in fondo ci arrivano. Noi, invece, per ora ci limitiamo a sognare di arrivare a dei quarti e sperare poi in una semifinale, però nel frattempo in questi anni la pallavolo è stata molto brava a risalire, e su questo do ragione al presidente Petrucci con cui tendenzialmente non vado d’accordissimo sulle sue dichiarazioni, ovvero che la Nazionale è e dev’essere la parte trainante di tutto il movimento. Il riciclo è molto buono perché alla base, soprattutto da quando è arrivato il Poz, c’è stato un allargamento dei giovani, però c’è bisogno che giochino nelle squadre dei club, e allora torniamo ad ampliare il discorso, per giocare nelle squadre dei club i coach devono avere fiducia nei giovani italiani e non è semplice, perché come dice Ettore Messina i giocatori devono farti vedere fin da subito di essere pronti a giocare ad alto livello e per ora questo step ai nostri giovani un po’ è mancato.
IL RITORNO DELL’A2 SU RAI SPORT
-Il ritorno di Rai Sport sull’A2, cosa può dare a Rai e a Lnp?
“Sicuramente l’appassionato, quello proprio sanguigno, viscerale, che il campionato di A2 lo ha sempre seguito, ne sarà certamente contento che il basket torni in chiaro per tutti, dando la possibilità di seguire le partite più belle. Per ora abbiamo trasmesso due derby, due partite avvincenti, che per altro hanno dato dei risultati di ascolto assolutamente inaspettati, con medie che su Rai Sport sono più alte di quelle che si vedevano con l’ultimo anno in cui abbiamo trasmesso la Serie A. Ci sono tanti italiani, giovani, e che in A2 vengono fatti giocare. Quando parliamo di giovani italiani, parliamo di veterani che comunque hanno un passato assolutamente glorioso, come l’altra sera, con Aradori da una parte e Pascoli dall’altra, i coach sono molto bravi, preparati, le squadre sono ben strutturate, il livello della comunicazione dell’Lnp è altissimo, iper preparato dai social, dalla comunicazione sul sito, quindi penso che possa essere un buon matrimonio dopo tanti anni, a me tornare sui campi di A2 mancava da una vita e devo dire di aver ritrovato le stesse emozioni, se non a tratti di più, che mancavano sui campi di Serie A.
-Parlando sempre dell’atmosfera dei palazzetti, quali sono le impressioni su telecronache in campi con storie diverse ma pieni di passione come Treviglio, anche se un po’ più recente a questi livelli ma comunque ambiziosa, o la Fortitudo?
“C’è uno zoccolo duro e un vissuto molto differente: a Treviglio, per quanto la gente abbia fatto il tifo e sia stata vicino alla squadra per rimontare addirittura da -23 e andare a supplementare (vs Urania Milano, ndr), è chiaro che se poi l’altro esempio è il Paladozza con la Fortitudo, la fossa, che è l’istituzione del tifo organizzato più antica che c’è in Italia, il paragone è un po’ illegale, però quello che vedi è che comunque la gente riempie i palazzetti, ha voglia di andare a vedere quanto Treviglio con le sue ambizioni, quanto la Fortitudo con l’idea di avere sempre il diritto di stare là in alto, di giocarsela, e anche in un momento di difficoltà come l’altra sera nel primo tempo di non mollare mai il tifo verso la squadra, vedere la sciarpata dei tifosi della Effe è qualcosa che emoziona a prescindere dal fatto che uno al palazzetto possa tifare per l’uno o per l’altra, non è il caso nostro perché non tifiamo per nessuno, però ti da un’atmosfera particolare, però questo lo vedi un po’ in tutti i campi. Noi il 5 di novembre daremo Trieste-Udine e sono sicuro che anche da quelle parti ci sarà un calore pazzesco, per cui non conta la grandezza del palazzetto ma la passione della gente, ed è quello che in A2 non è mai mancato.
-Com’è stato possibile questo ritorno della Rai con l’A2 che per molti anni non è stata più trasmessa in chiaro?
“Io credo che ci sia stato in qualche modo, anche se a ridosso della stagione, un’unità d’intenti, perché in un anno in cui ci sono tantissime squadre, che ambiscono alla promozione e ad essere protagoniste, di avere una visibilità forse un po’ superiore agli ultimi anni, mentre dall’altra parte penso ci fosse anche la voglia di Rai di dare un seguito al discorso della Nazionale, per non mollare il basket che purtroppo era stato interrotto l’anno scorso con la Serie A, lo spazio in palinsesto magari non dava la possibilità di poterlo dare tutte le domeniche, tanto è che l’accordo prevede una partita circa ogni due settimane, che poi a volte saranno 10 giorni con la diretta del venerdì, e quindi le due parti si sono incontrate. Non era possibile far vedere tutte le partite, però per essere l’inizio direi che tra prendere e lasciare entrambe abbiano deciso che per ripartire andasse bene così, poi ci sarà la coppa Italia, i playoff, per cui c’è comunque un impegno di tante partite che faremo vedere.
-Che ne pensa del ritorno delle dirette del venerdì che diedero ottimi risultati ai tempi di Legadue con Marco Bonamico?
“Sì, ci sarà. Il turno dell’altra sera era un infrasettimanale su cui l’Lnp puntava e bene ha fatto perché, lo ripeto, l’ascolto è stato ottimo come quello della prima giornata. E poi sì, torneranno i venerdì, ci sarà un andar dal venerdì alla domenica che sarà itinerante durante il campionato, però insomma, tornando indietro con la memoria il venerdì è un po’ il giorno che si pensava per il binomio Rai-A2, e tornerà ad essere fortemente presente, abbiamo pochi dubbi che sarà una scelta vincente perché lo è già stata queste prime partite, e quindi da parte nostra c’è assolutamente gioia di essere tornati.
IL RICORDO DI FRANCO LAURO
-Sempre con un occhio al passato… qual è il ricordo di Franco Lauro, che all’A2 teneva tantissimo e l’ha raccontata per anni?
“Franco ha un posto speciale nel mio cuore, perché Franco fu talmente tanto speciale che al mondiale di calcio in Sudafrica nel 2010 disse alla sua ultima partita, la semifinale, prima di lasciare la telecronaca, che nella finale sarei subentrato io al suo posto. Io ero entrato in Rai da 3 anni, non glielo aveva chiesto nessuno, un gesto assolutamente spontaneo che lui fece in apertura e poi in chiusura di telecronaca. Mi colpì molto perché io ero un giovane collega ‘alle prime armi’ di Rai mentre lui era già il veterano e il mitico Franco Lauro, fu molto significativo per me, poi per una serie di vicissitudini non fui io a commentare quella finale però questo non tolse la genuinità, la spontaneità del grande Franco, quello per me fu un gesto clamoroso, ebbi poi modo di ringraziarlo personalmente. Ho condiviso con lui le Olimpiadi di Rio nel 2016 e ricordo che facemmo insieme il trasferimento dall’aeroporto all’albergo che condividevo con lui. Lavoravamo in due sedi differenti, Franco a Roma, io a Milano, quindi non avevamo molti punti di contatto, però era sempre un punto di riferimento, lui me l’aveva detto dal primo giorno che ci sarebbe sempre stato e non me lo sono mai dimenticato. Franco era speciale, era umile perché c’era sempre e io sapevo che potevo contare su di lui, e quando se n’è andato è stato veramente un colpo al cuore.

DIFFERENZA TRA RACCONTARE SERIE A E A2
-Serie A e A2 sono due campionati diversi, cosa cambia tra raccontare uno e l’altro?
“Nulla. Dal punto di vista personale, dall’emotività, dalla preparazione che ci metto, assolutamente nulla, anzi ti dirò, la genuinità e la passione o l’italianità che trovi in A2 non c’è in A1 dove probabilmente la gente fa un po’ più fatica ad affezionarsi ai giocatori proprio perché c’è un ricambio più frequente. In A2 può succedere che gli ultimi della panchina mettono una tripla e la gente esulta come se avesse segnato Aradori, mentre in Serie A fai un po’ più fatica a vederlo, perché giocano sempre gli stessi e la maggior parte sono stranieri. Ti assicuro che per preparare la telecronaca non cambia nulla, quando sono tornato da Treviglio avevo le stesse emozioni di quando ho commentato Gara 7 al Forum dove Milano vinceva lo scudetto contro Bologna.
-Cosa danno in più le voci di Michelini e De Pol alla telecronaca?
“Dopo molti anni passati assieme ti dico tanto. Innanzitutto perché chiaramente nasce un rapporto anche personale che poi uno si porta dietro nella quotidianità, con loro due c’è un bellissimo scambio non solo nel pre-partita ma anche nel post per capire cosa si può migliorare. Se pensi a coach Michelini che è stato addirittura vice in Nazionale, che ha allenato in grandi piazze, è un onore perché è una persona di una preparazione imbarazzante che non ho mai trovato in nessun altro nel mondo del basket. Sandro è tutt’altro profilo, è un ex giocatore, e il primo giorno gli ho raccontato che ero al Forum da piccolo nel 1996 e vinse lo scudetto in maglia Stefanel contro la Fortitudo e oggi io commento le partite con lui, fai fatica ad esprimere a parole un sogno che diventa realtà, quando poi vedi dall’altra parte una persona di un’umiltà impressionante, diventa tutto molto bello. Quando si diventa amici, poi, è un rapporto che va oltre la scrivania che si condivide e diventa fantastico, perché ritrovi nei racconti un arricchimento personale e professionale che poi puoi portare sui campi, e ad ogni telecronaca sai che possono tirarti fuori una chicca, che è quello che chiedo a entrambi dal primo giorno, ovvero di essere spontanei, di mettere la loro storia al servizio di chi sta dall’altra parte, e in questo il pubblico si è riconosciuto fin da subito e infatti quando arrivano nei palazzetti richiamano molta empatia da parte della gente nei loro confronti.”
LA STAGIONE DI SERIE A2
-Con la nuova formula delle 6 retrocessioni cosa cambia per giocatori e allenatori?
“Tutto molto più complicato, credo che non sia semplicissimo per gli allenatori dover programmare una stagione con questa formula. Secondo me in questo inizio di stagione non cambia tantissimo, tutti hanno l’ambizione di mettere più punti possibili in classifica, per poi arrivare alla fase che conterrà e a quel punto iniziare a fare i calcoli. Conosco tanti allenatori molto bene perché sono stati in Serie A, e fanno fatica all’inizio dell’anno a pensare così in basso, ragionano molto sul presente, sul logico, per costruire la chimica di una squadra per andare in campo e prendere i 2 punti. È chiaro che chi è consapevole di avere una squadra non da primi posti inizierà fin da subito a ragionare sul budget e il potenziale, per farsi trovare pronti in qualsiasi momento particolare della stagione.
-I giocatori interessanti che saranno da seguire questa stagione?
“Io, personalmente non lo conoscevo, ho letto la sua storia e il potenziale: Zampini di Forlì, non è più giovanissimo perché ha 24 anni, l’altra sera l’ho visto e fisicamente è un giocatore impressionante che però deve ritrovare la fiducia e togliersi la ruggine della sfortuna che ha avuto con i tanti infortuni alle ginocchia. Miaschi di Treviglio è un altro giocatore che ho visto in campo, a 23 anni con quella responsabilità a martellare di triple è impressionante. Penso ci siano tanti giocatori interessanti, non giovanissimi, e che sono pronti per giocare in A2 e che possono far vedere che sono pronti per un livello più alto, inoltre il Poz e tutto il suo staff guardano molto all’A2 e all’inizio dei raduni ci sono tanti giocatori che vengono presi da lì, e che ci aspettiamo poco ma che se avranno la fiducia potranno far vedere di essere pronti già per un livello superiore. Io ho visto la prima partita di Mian che avevo seguito in Supercoppa, e a fine partita ho chiesto a Sandro De pol ‘perché non gioca almeno 20/25 minuti in A1?’.
-Le squadre favorite di questa A2 e quali possono essere le sorprese?
“L’altra sera nel post partita quando ti ritrovi poi a cena con coach Caja è bello proprio sentirli parlare a ruota libera di come tante squadre possano ambire ad essere delle sorprese, e credo che davvero mai come quest’anno negli ultimi 6/7 anni, ci sono dalle sei alle potenziali 10 squadre, di cui 6 ambiscono a salire, e le altre quattro sono sorprese assolute o che ora non sanno di ambire a salire ma che poi si ritroveranno lì: ci sono le solite note Trieste, appena retrocessa, Forlì e Udine che sono arrivate quasi fino in fondo, Verona che avrà voglia di ripresentarsi, Cantù che manca da un paio d’anni, la Fortitudo, Trapani e Treviglio hanno voglia, Torino, sono veramente tante quelle di quest’anno ma lo spazio non c’è per tutte e questo renderà ancora più avvincente la fine della stagione dove dovranno lottare all’ultimo possesso di ogni partita.
-Come vede la nuova Fortitudo, che ha risanato l’ambiente dopo gli ultimi anni, la squadra, l’allenatore?
“La vedo molto bene, hanno tirato una riga tra vecchia e nuova proprietà e ora lavorano benissimo. Si vede quasi un blocco unico tra la squadra, il tifo, la voglia di affermarsi, e poi la scelta di Attilio Caja è clamorosa, avere il lusso di un coach come lui in A2 alla Fortitudo è qualcosa di bellissimo perché dà un’impronta tutta sua, molto difensiva, che punta a prendere pochi punti, e si è vista, l’altra sera la Fortitudo sembrava un blocco unico con il pubblico, non puoi non considerare la Effe tra le squadre che vogliono risalire, poi vedere il Paladozza così è uno spettacolo.
-Un commento su queste prime tre giornate, quali sono le partite o le squadre che hanno stupito di più?
“Questa è una bella domanda, perché ci sono state vittorie e sconfitte inaspettate, Treviglio contro l’Urania era sotto di 23 e l’ha portata al supplementare, poi ha vinto di 1 a Cantù e mercoledì. Cantù era scivolata però poi ha vinto in trasferta, Trapani pur non avendo vinto di tanto è ancora a punteggio pieno, la Fortitudo anche, Udine tra le favorite e perde l’altra sera. La sorpresa per ora è l’equilibrio tra quelle che ti potevi aspettare ad un livello medio, e la forte che magari perde contro una squadra inaspettata.
QUARTA GIORNATA DI A2: I BIG MATCH
-Parliamo della quarta giornata, iniziamo da quello Rosso: Piacenza – Cividale entrambe a 4 punti, come vede questa partita?
“Io torno a dirti equilibrata, oggi molto difficile immaginare come possa finire. Credo che, senza dati statistici in mano, vado a sensazione, se prendi le prime tre giornate ci sono state tantissime vittorie in trasferta, quindi è veramente ‘aperta a una tripla’. Se stessimo parlando di calcio e di antichità con la schedina di una volta direi che è da tripla, sono partite che provare ad analizzare oggi è complicato, perché anche se sembrano scontate vedrai che a fine giornata sarà andata diversamente.
-Rimini-Verona, altra sfida molto interessante, con Rimini che è ancora a caccia della prima vittoria.
“Questa, ad esempio, è un po’ inaspettata, e quindi darà voglia a Rimini di provare a fare uno sforzo in più, però Verona ha, da parte del coach e della società, idealmente e mentalmente il sangue negli occhi perché quella Serie A scivolata tra le dita, un po’ all’ultimo ha fatto male, e secondo me sarà una squadra che poche volte si girerà per vedere quanto sia vicina l’avversaria, per cui in questo momento, Verona sulla carta è favorita, però non possiamo immaginare che Rimini resti sempre a zero, e magari la prima vittoria arriverà proprio con i veneti e diremo ‘hai visto? Guarda che colpo!’.
-Passiamo al girone verde: Torino – Treviglio, i lombardi se la stanno giocando con tutte le squadre fino all’ultimo.
“Secondo me bellissima, perché Treviglio è una di quelle squadre che già dalla prima giornata non molla mai, la punta di diamante è italiano ed è bellissimo che sia lui, però è un gruppo di veterani e il coach Finelli che sa come navigare nelle acque dell’A2, per cui anche questa sarà all’ultimo possesso, bella ed equilibrata.
-Arriviamo all’ultima domanda: Vigevano Milano, derby lombardo, entrambe a quota 2 punti, con Vigevano che arriva dalla prima vittoria e Milano da una sconfitta con il Trapani.
“La Milano forse vista la prima giornata ha un po’ smosso le acque in senso molto positivo, nel senso che la squadra tiene la partita e arriva la vittoria, maturata, al supplementare, molto galvanizzata. Credo che in casa contasse a far vedere una faccia migliore dopo aver vinto la prima anche se rimontati da +23, l’altra sera ha fatto comunque bene nonostante tutto, quindi in questo momento direi un po’ più Milano.
