ARIGI. Dentro o fuori. Grecia e Germania hanno aperto questa mattina la serie dei quarti di finale e la corsa senza appello verso l’oro dei Giochi. Da oggi, insomma, i confronti sono vitali, senza possibilità di recupero in caso di sconfitta. Con il rischio di essere smentiti a brevissimo, dopo la Germania che ha eliminato la Grecia con qualche sofferenza iniziale (76-63, dopo l’11-21 del primo tempo), punteremmo per il passaggio alle semifinali sulla Serbia che batte l’Australia, gli Stati Uniti che prevalgono sul Brasile ed anche la Francia che supera il Canada realizzando un’impresa che sembrerebbe impossibile visto il cammino delle due squadre finora, ma che potrebbe realizzarsi se Collet riuscirà a tirar fuori dai suoi qualcosa in più di quello che ha mostrato finora e cioè miglior difesa, costruzione dell’attacco più attenta, qualche protagonista in più oltre a Wembanyama che, a vent’anni, sta sostenendo praticamente da solo tutta la pressione che grava su una nazionale che deve difendere l’argento di Tokyo e che, nelle speranze dei suoi fans, avrebbe dovuto provare a scalzare dal trono le Loro Maestà, gli americani, anche in virtù di quel -5 con cui finì tre anni fa facendo tremare Durant e compagni.

A Parigi oltre a Durant ci sono LeBron James e Steph Curry a dimostrazione di quanto gli Usa tengano all’oro olimpico dopo le cocenti delusioni – e le figuracce – degli ultimi due mondiali. Finora il cammino è stato limpido, senza ostacoli, né può essere il Brasile del vecchio Huertas e del riottoso Caboclo ad impensierire una squadra che intende portare a termine il lavoro senza sbavature. Nelle tre partite di Lilla ha viaggiato alla media di 105,7 punti all’attivo e di 84,3 al passivo, con un differenziale medio di 20,6 punti a partita, sicuramente inferiore rispetto a quello dei primissimi Dream Team, da Barcellona ad Atlanta, ma i tempi sono cambiati. Vedremo fin da stasera se le stelle di Steve Kerr riusciranno a mantenere lo stesso passo e a non risentire troppo delle polemiche che lo scarso impiego di Tatum ed Embiid stanno provocando.

PLACE DE LA CONCORDE. Ieri, con il re Felipe VI e la famiglia reale olandese in tribuna, si è conclusa l’Olimpiade del 3×3 con la vittoria dell’Olanda sulla Francia tra gli uomini e della Germania sulla Spagna tra le donne, entrambe le finali concluse con un punto di differenza al termine di confronti equilibrati, combattuti ed emozionanti. Gli Usa hanno rimediato un bronzino con le ragazze, ma sono precipitati al settimo posto nel torneo maschile dopo aver perso già al secondo incontro Jimmer Fredette che, dopo una discreta carriera nella Nba (tra il 2011 e il 2019, con tre stagioni in Cina con gli Shanghai Sharks) ha vissuto un’esperienza al Panathinaikos prima di chiudere nel 2021 nuovamente a Shanghai (163 partite e 5640 punti nei quattro anni in Estremo Oriente) e riciclarsi nel 3×3 dove è diventato un punto di riferimento fisso della nazionale statunitense. Il suo infortunio – ne avrà per sei mesi – ha spezzato il sogno americano di dettar legge anche nel basket “open-air”.

A Place de la Concorde, dove da oggi il campo sarà occupato dal taekwondo, tra la mongolfiera alle Tuileries che attira migliaia di turisti e la Tour Eiffel nello sfondo, lo spettacolo è stato di prim’ordine: sold out fin dalle prime gare come peraltro per quasi tutti gli eventi di questa Olimpiade che forse tecnicamente non sta offrendo momenti memorabili (in piscina, definita lenta, spicca solo il mondiale che nei 1500 Finke ha dovuto stabilire per battere Paltrinieri), ma sicuramente molti da vivere per tensione e interesse.

CARO PREZZI. Poi l’Olimpiade si “gioca” anche al di fuori dei campi, delle piscine e dei… fiumi (quinto rinvio degli allenamenti nella Senna, stavolta per fondisti del nuoto, causa livello di inquinamento troppo alto), tra sguardi affascinati alle meraviglie architettoniche e storiche della Ville Lumiere, spesso teatro di eventi – pensate al beach volley al Trocadero -, e autentiche maratone a piedi per l’insostenibile costo del mezzi pubblici: per due mesi, da metà luglio al 10 settembre, il costo di una tratta del treno per Versailles è di 6 euro al posto dei 2,56 precedenti, una corsa in bus o metro da 1,90 è salita a 4 euro. Uno sfacciato lucro sui turisti, ma anche sui cittadini, che – sarà perché agosto – lascia i mezzi pubblici vuoti. Per non parlare dei prezzi proibitivi fissati per gli eventi.

CAMPAGNA DI ODIO. Sono due i temi che più appassionano i media e l’opinione pubblica in questi giorni: la Senna, anche dopo il ritiro della squadra belga a seguito del malore di una sua triatleta, e la vicenda della pugile algerina, Khelif, strumentalizzata da una certa parte politica travisando completamente la realtà. Imane Khelif è stata presentata come transgender, “un uomo che combatte contro una donna” da personaggi politici italiani e perfino da Donald Trump. Nulla di più falso. La Khelif è una ragazza normale che soffre di un tasso di testosterone più alto e, dopo essere stata vittima di una campagna di disinformazione mondiale, ha denunciato il bullismo di cui è stata oggetto ricordando come con la Carini si fossero allenate e affrontate più volte in passato. Credibile che l’ondata di odio nei confronti della Khelif (che ha travolto suo malgrado la nostra atleta, pedina forse inconsapevole di un gioco mediatico più grande di lei) così come le molte critiche all’organizzazione e le accuse alla cerimonia di apertura, su cui alla fine è dovuto intervenire anche il Vaticano, siano parti di una strategia volta a screditare e delegittimare un’Olimpiade che la Francia sta vivendo con grande entusiasmo e che non tradisce lo spettacolo e le magie spettacolari promesse.

MEDAGLIE STORICHE. Ieri, per l’Italia, una giornata di grandi soddisfazioni, con l’inatteso oro di Alice D’Amato nella prova alla trave, dove Manila Esposito ha conquistato il bronzo: le prime medaglie individuali della ginnastica artistica femminile dopo il fantastico secondo posto nel concorso generale a squadre, e il successo della coppia Diana Bakosi-Gabriele Rossetti nello skeet misto, e il bronzo sfiorato (e per qualche minuto conquistato: il tempo per la giuria di accettare il ricorso del Kenya) della Battocletti, comunque felice per il primato italiano migliorato.

Ma anche giornata di polemiche, dalla Biles fuori dal podio alla trave e furibonda con il pubblico per poi chiudere al secondo posto l’esercizio al suolo, alle proteste della Andrade per l’eccessiva famigliarità della giudice cinese con il clan della Zhou Yaqin, argento, con una valutazione un po’ troppo larga della sua prova, al contrario della severità con cui era stata giudicata la brasiliana, fermata ai piedi del podio. E poi la nuotatrice paraguaiana espulsa dal Villaggio per una gita non autorizzata a Disneyland, o il botta e risposta a distanza tra il collega Cazzullo (“Schermidori italiani perché bravi ragazzi, laureati e di sinistra”) e il fiorettista Daniele Garozzo, laureato in medicina, assente a Parigi per un problema di cuore ma oro a Rio e argento a Tokyo (“Basta con la retorica del guerriero”).

Venticinque medaglie finora e ottavo posto nella classifica per nazioni guidata dalla Cina, con gli Usa a un oro di distanza davanti ad Australia e Francia. Poi Gran Bretagna, il Giappone e la Corea del sud che hanno fatto l’abituale bottino tra judo, scherma e tiro con l’arco, prima di trovare appunto l’Italia. La speranza è che tra ginnastica ritmica, nuoto artistico, atletica e le discipline di squadra, il bilancio azzurro possa ancora migliorare.

 

Nell’immagine Victor Wembanyama, foto FIBA

 

 

Mario Arceri