PARIGI. Seguendo un copione ideale, le finali del torneo olimpico di basket metteranno di fronte Francia e Stati Uniti, sia tra gli uomini che tra le donne. Poteva esserci un epilogo migliore e un sorteggio così fortunato da evitare che le due nazionali si affrontassero prima dell’ultimo atto? No, e l’Olimpiade già così ricca di successi per i transalpini – che potrebbero però non raggiungere la quota prefissate delle 75 medaglie – consegnerà altri due podi importanti alla Francia che li ha raggiunti soffrendo molto tra gli uomini, un po’ meno tra le donne.
Stasera Collet sfida Steve Kerr. Ha ritrovato la sua Francia quando le ha sollecitato la vocazione difensiva e quando ha fatto affidamento più che sulla regalità di Gobert sullo spirito di sacrificio e la voglia di incidere dei vari Cordinier o Yabusele, utilizzando Wembenyama più come utilissima pedina di completamento tattico che da ragazzo prodigio carico di responsabilità. Quando, cioè, ha dato fondo a tutte le risorse della sua squadra senza star troppo a guardare nomi e pedigree. Così ha battuto il Canada e poi la Germania aggiudicandosi il diritto a sfidare questa sera gli Usa, con tanta voglia – e possibilità – di fare un bello sgambetto ai più celebrati compagni di avventura (cinque i francesi che giocano nella Nba, il solo Strazel nella lega nazionale, a Monaco).
Le speranze di un clamoroso successo sull’onda anche dell’entusiasmo davvero incredibile che, a livello di massa, ha trascinato e contagiato gli atleti locali (tutti i media con patriottico ardore si occupano quasi esclusivamente di loro, rinunciando ad un’informazione completa dei Giochi), sono sostenute da quel che è riuscito a fare Svetislav Pesic, sempre più curvo e incanutito, ma sempre più ideatore di magie tattiche in grado di imbrigliare anche i più forti. Come ha fatto giovedì sera, arrivando a condurre sugli Usa perfino di 17 lunghezze.
Si è detto e sostenuto che questa squadra potesse essere ritenuta seconda solo all’Original Dream Team e a quello che lo ha immediatamente seguito ad Atlanta. Ottime squadre anche tra Pechino e Rio de Janeiro, questa fa leva sui nomi ancora più importanti della Nba attuale, LeBron James, Steph Curry, Durant, senza soffermarsi troppo sull’anagrafe. Dopo aver strapazzato la Serbia nella prima fase, l’ha sofferta e parecchio in semifinale rischiando un’eliminazione che solo le qualità offensive di Curry (con 36 punti rimasto al di sotto di solo una unità al record di Carmelo Anthony ai Giochi), il gran finale di LeBron (16 punti, 12 rimbalzi e 10 assist), costretto come Curry a restare in campo per 33 minuti, e l’apporto decisivo di Durant nei minuti conclusivi ha evitato.
A Kerr si imputa la cattiva gestione dei cambi, lo scorso impiego dei giovani (Tatum e Haliburton rimasti in panchina contro la Serbia), la reattività non certo fulminea nell’adeguare il piano partita alle reali vicende della gara. Fatto sta che gli Usa hanno rischiato una clamorosa sconfitta, un’eliminazione indubbiamente umiliante se rapportata alle ultime esibizioni della nazionale da almeno cinque anni a questa parte, ed hanno fatto scattare una sirena d’allarme piuttosto rumorosa, attirando comunque sulla finale di questa sera l’attenzione generale: continuiamo a puntare forte sugli Usa, soprattutto dopo la grande paura, ma potremmo anche scoprire che davvero il re è nudo.
LA SENNA. Basket a parte, l’Olimpiade non risparmia sorprese e polemiche. Dopo le critiche generalizzate, i ricoveri di atleti belgi, il ritiro degli svizzeri, questa mattina due nuotatori portoghesi sono stati ricoverati dopo aver… fatto il bagno nella Senna. Dice la dottoressa Casillas, ex triatleta e componente dello staff medico della selezione spagnola: “Gli effetti dell’intossicazione si vedono solo dopo un paio di giorni: potremmo aspettarci molti altri casi: inconcepibile come si sia voluto ad ogni costo insistere sulle gare nella Senna senza curarsi della salute degli atleti”.
LA GIORNATA DEGLI AZZURRI ieri è stata di grandi soddisfazioni, facendo raggiungere la somma di 36 podi, a un soffio dal record di Tokyo 2020. L’oro nella prova di madison nel ciclismo di Chiara Consonni e Vittoria Guazzini, l’argento clamoroso vinto da Nadia Battocletti nei 10.000, e poi il bronzo storico di Sofia Raffaeli nel concorso generale di ginnastica ritmica (prima volta assoluta a livello individuale nella storia della ginnastica azzurra, così come lo erano state nei giorni passati le medaglie della ginnastica artistica), il bronzo di Antonino Pizzolato che conferma il piazzamento di Tokyo, quello nel salto triplo di Andy Diaz, atleta cubano naturalizzato italiano appena dal 1° agosto, giusto in tempo per partecipare ai Giochi, e infine quello di Simone Alessio nel taekwondo, categoria 80 kg, rappresentano, soprattutto per la non scontatezza di molti risultati, una nuova conferma del buon valore espresso in questa Olimpiade con tanto rammarico per i venti quarti posti ottenuti e per talune nefandezze delle giurie nei nostri riguardi.
PROTESTE E POLITICA. La protesta dei pallanuotisti di Sandro Campagna è stata clamorosa, e sostenuta dagli avversari in piscina (gli spagnoli) e dal pubblico in tribuna. Il commento di Stefano Tempesti, portiere del Settebello dei grandi successi, è stato esplicito: “Protesta sacrosanta: quell’arbitro e poi il Jury e il Tas respingendo il ricorso, hanno privato questi ragazzi del sogno di una vita, rubato quattro anni di duro lavoro” e, soprattutto, macchiato l’immagine della lealtà e della correttezza nello sport.
Sport che ai Giochi è stato messo seriamente in difficoltà dai… giochi politici. Manizha Talash, breakdancer che fa parte del team dei rifugiati, è stata squalificata per aver indossato una maglia su cui era scritto “Free Afghan Women”. Lei è fuggita da Kabul tre anni fa, al ritorno dei talebani che avevano messo al bando musica, ballo e frequenza di scuola e palestre.
Imane Khelif, la discussa pugile algerina, ha concluso la sua Olimpiade con la medaglia d’oro, vincendo contro avversarie che hanno accettato il confronto: è più forte delle altre, così come Wembanyama è alto sessanta centimetri più del play giapponese Yuk Togashi, incontrato, rischiando di perdere, nella prima fase, o il judoka Teddy Riner, ultimo tedoforo, emblema della Francia con le cinque medaglie d’oro (più due bronzi) vinte in cinque edizioni dei Giochi, che rende 40 chili ai suoi avversari, per non parlare di un certo MIke Tyson… La Khelif è diventata l’icona dello sport algerino, difesa in tutto il mondo: solo in… Russia e in parte dell’Italia è stata messa all’indice.
ARRIVEDERCI. Domani, con la cerimonia di chiusura allo Stade de France di St. Denis, diremo addio questi Giochi e arrivederci tra quattro anni a Los Angeles. Portabandiera per l’Italia, una coppia anche nella vita: Gabriele Paltrinieri e Rossella Fiamingo. Intanto aspettiamo di conoscere il colore della medaglia che le ragazze del volley guidate da Julio Velasco al suo ennesimo miracolo porteranno a casa, confidando nelle “farfalle” della ritmica, nelle azzurre del pentathlon, Elena Micheli e Alice Sobrero, e nel ciclismo su pista per mettere in cassa gli ultimi tesori.
Nell’immagine Vincent Collet, foto FIBA
Mario Arceri