Correva l’anno 1971. Chi oggi ha più pancia che capelli non può dimenticare TV Koper-Capodistria.
Ha fatto rimbalzare (perfino a colori e in diretta) il basket europeo e non solo, ma anche i maggiori appuntamenti sportivi.
Rivive grazie a Sergio Tavčar con I pionieri (Bottega Errante Edizioni, pagine 192, euro 18) che viene presentato martedì 3 settembre alle ore 18 al Teatro Miela di Trieste.
Palazzo Tarsia, edificio rinascimentale veneto, era la sede della comunità italiana: dalla radio alla televisione con le prime dirette “artigianali” perfino per il punteggio («Si usavano cartoncini neri con lettere trasferibili da cartoleria e venivano messi in onda grazie a una doppia esposizione. Tutto a mano»).
Una straordinaria palestra giornalistica al di là del confine presidiato militarmente. La passione di un drappello di “ragazzi” diventa l’alternativa alla Rai a due canali e poi a Mediaset che non ha la diretta (“conquistata” proprio grazie a Capodistria).
Racconta Tavčar il momento più esilarante della carriera: «Telecronaca di una pessima partita di basket fino a mezzanotte. Chiudo con “Caro telespettatore, se ci sei ancora, grazie per averci seguiti e buonanotte”. Ho continuato a ridere in auto per tutta la strada da Capodistria all’Italia».
Nel 1978 TV Koper-Capodistria ha finalmente una sede: tre piani e lo “studio off” dedicato all’emissione. Uno spazio ridotto ai minimi termini: «Da quei microfoni parlò anche quasi tutta la crema dei telecronisti Fininvest: Dan Peterson, Bruno Longhi, Sandro Piccinini e Massimo Marianella compresi».
Tavčar regala anche agli italiani Olimpiadi, Europei e Mondiali di basket, interviste e servizi più che originali e sempre documentati fin nel dettaglio. Il libro testimonia i grandi eventi dell’allora Yugoslavia, come i Giochi del Mediterraneo a Spalato nel 1979 e i Giochi invernali a Sarajevo prima dell’implosione fra nazionalismi e genocidi.
Fra i tanti aneddoti eccezionali e una cronaca sportiva d’altri tempi, il libro di Tavčar si sofferma sul rapporto con Dan Peterson oggi destinato alla FIBA Hall of Fame. «Lo avevo conosciuto a Zara dove aveva guidato la sua Milano in un match di Coppa dei Campioni, e mi aveva colpito il fatto che sapesse chi fossi. Poi al torneo preolimpico di Rotterdam abbiamo fatto coppia con al seguito un giovane vulcanico di grande lignaggio cestistico: Luca Corsolini, figlio di Gianni, leggendario manager del basket canturino. Era deputato a risolvere i problemi di cui, lasciando a Dan e me il compito di fare bene il nostro lavoro. Al resto ci pensava lui».
E ancora: «A Madrid commentammo con Dan l’Open di basket, vedendo all’opera dal vivo il mio idolo assoluto (sempre rimasto tale, tanto più con il basket che si vede oggigiorno) Larry Bird».
Poi il fulmine a ciel sereno: «Agli Europei a Zagabria, in una Jugoslavia che si stava disgregando a vista d’occhio, ero convinto di continuare a fare le telecronache in coppia. Mi avvicinò la allora ancora segretaria personale di Peterson, Laura Verga: “Sai, Sergio, da Milano mi hanno appena detto che tu e Dan non farete più telecronache assieme. Ognuno farà le sue partite, ma non commenterete più in coppia”. Rimasi onestamente perplesso e ancora adesso, dopo più di trent’anni, mi chiedo quale fosse la causa vera di questa decisione».
Il libro di Tavčar palleggia fra memoria e storia, regalando un assist a chiunque voglia ancora guardare dentro il canestro. Il lavoro che combacia con il divertimento, i viaggi che permettono di imparare, i personaggi che stanno sempre dietro le quinte. Insomma, una lettura non solo… sportiva.
L’8 giugno 2019 Tavčar dopo 40 anni a TV Koper-Capodistria è andato in pensione.
Ma a Parigi c’era per i suoi commenti olimpici destinati alla stampa grazie a Primorski Dnevnik…
Ernesto Milanesi