L’ennesimo tonfo pesante in casa contro una diretta concorrente. Varese crolla in maniera inspiegabile in casa contro Reggio Emilia 76-61, 6 giorni dopo aver battuto nel derby Milano. 2-0 totale negli scontri diretti contro una squadra modesta, che non sta brillando in campionato e che, tuttavia, ha mezzi migliori della Openjobmetis. La differenza sta anche lì, perché poi le motivazioni contano il giusto. Con il penultimo budget della lega, la squadra di Kastritis a sprazzi sta anche facendo miracoli. Ma certi tonfi sono quasi ingiustificabili.

AFTERMATH: L’ENNESIMO TONFO PESANTE

Aftermath: il periodo dopo il disastro. Varese lo vive sempre in maniera difficile. Kastritis si presenta di fronte alla stampa dopo l’ennesimo tonfo pesante. Non può che prendere atto della situazione del roster, con Freeman ormai totalmente ai margini, Assui che è uscito dalle rotazioni, la mancanza di fisicità e di un centro di riserva. Si possono vincere anche così le partite, con la motivazione e con le imprese. Ma non è sempre possibile fare miracoli. Ieri Reggio Emilia ha fatto una partita ordinata e semplice, senza esprimere chissà che livello di pallacanestro. Eppure, la maggiore fisicità, la determinazione, la profondità del roster e la voglia dei singoli ha determinato la partita.

Si può perdere. Ma poi c’è modo e modo. Varese ha toccato anche il -24 ieri e lo ha fatto con scelte scellerate al tiro dettate dalla mancanza di un’idea di gioco e dalla possibilità di avere sbocchi ulteriori sotto canestro. La Unahotels ha eretto un muro, niente di esagerato. Ma con più muscoli e più centimetri, che nel basket fanno tutta la differenza del mondo. Non hanno nomi altisonanti o super fenomeni, tanto che la classifica parla chiaro per ambo le squadre. 12 punti. Eppure, si è vista una differenza che sembrava essere di 2 categorie.

“Non eravamo da Eurolega dopo la vittoria con Milano e non siamo una squadra pessima dopo la sconfitta di stasera.” Così Kastritis in conferenza stampa, quasi a provare a stemperare una prestazione horror dei suoi. 4/24 al tiro da 3 e 15 palle perse. Numeri che fanno rabbrividire ma che danno anche una chiara immagine di quello che è Varese. Che quando in fiducia, trova anche canestri e giocate incredibili che le permettono di non avere timore di nessuna squadra. Ma quando quella vena realizzativa si chiude, allora cala il buio più totale. L’equilibrio non c’è e questo pesa incredibilmente nell’economia di una partita. I motivi sono molteplici, dalla mancanza di leadership nelle partite che si fanno dure e complicate, all’assenza totale di fisicità e centimetri per potersela giocare dove conta, nell’area piccola. Ad un roster che è cortissimo e che permette rotazioni limitate e che portano pochissimo svantaggio.

Dopo certe vittorie si sono fatti voli pindarici che non sono permessi in una realtà come quella di Varese. Oggi è fondamentale riorganizzare tutte le idee, trovare vere motivazioni e chiudere la pratica salvezza il prima possibile. Dietro, ad oggi, non corrono. Ma hanno tutte cambiato più di qualcosa e hanno più equilibrio. Sbagliare uno scontro diretto, ancora, potrebbe essere fatale. Nel basket basta poco per trovarsi inguaiati. Le parole di ieri di Kastritis sono state lapidarie: “Forse il problema è porsi traguardi futuri.” Ossia: bisogna pensare all’oggi, all’allenamento di domani e non alle prossime partite o a dove si potrebbe arrivare irrealisticamente dopo una grande vittoria e una grande prestazione.

Aftermath è quella critica condizione che Varese lascia spesso dietro sé stessa dopo una sconfitta. Quel disastro e i suoi strascichi, che non saranno pochi. Il calendario non aiuta, le prossime due saranno contro Trento e Brescia. Due formazioni che hanno roster profondissimi, fisicità e talento e stanno volando sulle ali dell’entusiasmo. Ha ragione Kastritis, oggi più che mai è meglio non porsi traguardi futuri. Guardarsi dietro è meglio che guardare davanti.