Una sola squadra padrona della serie, anche se il fattore campo, soprattutto nei Balcani, segnatamente nella ex Jugoslavia, può fare la differenza. È con un chiaro dominio di una delle due contendenti che la serie di finale della Lega adriatica col Partizan è stata caratterizzata nelle prime due partite di una contesa che contrappone le prime due squadre del torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia al termine della stagione regolare.

Nonostante le due compagini abbiano chiuso la prima parte del campionato adriatico con un bilancio condiviso di ventuno vittorie in ventiquattro partite, le prime due gare della finale sono state controllate dal Dubai, che dopo mesi di esilio tra Sarajevo e Zenica ha potuto fare ritorno negli Emirati Arabi Uniti malgrado la situazione internazionale non si sia ancora stabilizzata.

Transizioni decisive

La compagine allenata da Aleksander Sekulić ha prevalso con un gioco in transizione favorito da una difesa aggressiva che ha permesso al Dubai di giocare un numero di possessi ben più alto rispetto al Partizan. Da parte sua, i serbi campioni di Lega adriatica in carica non hanno saputo capitalizzare le proprie occasioni, tirando con percentuali non sufficienti per poter vincere partite di finale.

La compagine di coach Joan Peñarroya ha in particolare faticato nella difesa sul pick and roll, oltre a soffrire sia la fisicità dei lunghi del Dubai nel pitturato, soprattutto di Mfioundu Kabengele, che la dinamicità delle guardie della compagine degli Emirati, a partire da Džanan Musa e Aleksa Avramović.

I problemi del Partizan

Tra le prime due partite, Belgrado ha comunque messo in mostra un certo miglioramento. Se, in gara 1, i bianconeri sono caduti nella trappola di giocare al ‘corri e tira’ voluto dal Dubai (99:93), nel secondo incontro il Partizan ha controllato meglio i ritmi, finendo tuttavia per mascherare le proprie lacune in difesa solamente per trenta minuti (86:81).

A livello individuale, positivi per il Partizan sono stati Carlik Jones in entrambe le partite e, nel secondo incontro, un Bruno Fernando che è riuscito ad andare oltre i suoi limiti nell’interpretare il ruolo di centro titolare con particolare generosità e lodevole determinazione.

Le contraddizioni del Dubai

Per Belgrado, le prossime due partite davanti al proprio pubblico saranno una vera e propria battaglia ‘dentro o fuori’, che il Partizan potrà affrontare forte di un elemento che gli avversari non solo non posseggono ora, ma non avranno mai, ossia il caloroso pubblico di una ‘piazza storica’ della pallacanestro d’Europa.

Per il Dubai, d’altro canto, il successo significherebbe il primo titolo di una breve storia che, nel giro di soli due anni, ha già visto il club degli Emirati ottenere una licenza pluriennale in Eurolega che ha posto più di un quesito in merito alla modalità di distribuzione delle wild card da parte di quella che dovrebbe essere la massima competizione europea per squadre.

 

Riepilogo della serie

Dubai vs. Partizan 99:93

Dubai vs. Partizan 86:81

Partizan vs. Dubai – da disputare

Partizan vs. Dubai – da disputare (se necessario)

Dubai vs. Partizan – da disputare (se necessario)

 

Matteo Cazzulani

Nella foto: Carlik Jones del Partizan (in maglia nera numero 1) e Džanan Musa del Dubai (in maglia bianca numero 13). Credits: Dubai Basketball