Nel secondo giorno di raduno della BC Roma che si è tenuto presso il Centro Sportivo Giulio Onesti ha preso la parola anche il Senior Advisor e Presidente Onorario del club Valerio Bianchini. Il Vate ha spiegato come sia rimasto colpito dal progetto di Donnie Nelson e come questo possa rilanciare la Capitale dopo anni bui per il basket a Roma ad alto vertice. Inoltre ha spiegato che l’obiettivo è coinvolgere la città ed i giovani sin dal minibasket per creare nuovi talenti romani che da troppo tempo mancano nel basket che conta. Queste le sue parole:
“Io ho vissuto anni strepitosi a Roma in cui la Virtus ha fatto grandi squadre. Sono arrivato nella Capitale nel 1972 ma dopo la rinuncia al campionato della Virtus Roma, gli ultimi sei anni sono stati dolorosi perché avevo a cuore il basket romano. E’ stato triste vederlo sparire dai giornali e televisioni. Quando Nelson mi ha chiamato e chiesto di essere testimone dell’arrivo a Roma è stato un momento meraviglioso perché vedevo la possibilità che il grande basket tornasse nella Capitale. Una buona notizia per la pallacanestro italiana che ha avuto la sua massima espansione nell’anno della lotta scudetto tra Milano e Roma. Avevamo due grandi palazzetti, Roma aveva l’impianto dell’Eur, Milano il Palazzo dello Sport. E’ stato un momento grandioso, ha dato l’inizio a cose positive che si sono andate a spegnersi ma che hanno trovato grande impeto nelle Olimpiadi di Atene 2004 dove l’Italbasket ha vinto la medaglia d’argento.
L’idea di questo progetto mi ha convinto, affascinato da Donnie Nelson, un grande uomo di sport. Io avevo seguito il padre quando ero stato allenatore della Nazionale e volevo studiare i colleghi americani, ricevendo un’ottima accoglienza da Don Nelson. Erano gli anni in cui era da poco stato introdotto il tiro da tre punti, un’idea rivoluzionaria al tempo ma tragica in seguito, per questa ragione cercavo informazioni su come utilizzarlo e come difenderlo. Altra caratteristica di Don Nelson fu che per primo portò un giocatore europeo in America il lituano Marciunonis, che il figlio Donnie Jr aveva conosciuto nelle sue avventure europee. Così Donnie Nelson Jr ha deciso di aprirsi al basket europeo con l’obiettivo di una partecipazione all’NBA Europe. Quello che mi ha convinto di Nelson è la voglia di portare un contributo alla città, guardando all’NBA Europe ma anche alla situazione del basket romano. Roma ha 4 milioni di abitanti ma esce poco, tanta attività giovanile ma manca riferimento. Non c’è nessun giocatore nativo nel Lazio che è al momento in Nazionale, abbiamo possibilità di averlo in futuro attraverso l’attività di Nelson, di scavare in questa maniera e trovare una pepita d’oro e questo è una cosa bellissima”.
Sul coinvolgimento della città di Roma: “Bisogna iniziare e noi lo stiamo facendo, Gianluca Marchetti (Team manager) sta preparando un programma per coinvolgere la città, a cominciare dai giovani, aiutarli all’origine quando escono dal minibasket. Ha un significato particolare. In passato con il cartellino i soldi che venivano da società andavano ad altre società, poi è cessato il discorso del cartellino perché era contrario ai principi dell’Europa unità. Queste società erano impoverite ed hanno iniziato a fare attività di minibasket con le quote, così però le scelte arrivano per censo e non qualità. Vogliamo dare aiuti alle società e dare aiuto ai genitori che non hanno possibilità”.
Sull’avere due squadre di Roma in serie A: “Roma é abituata a due realtà nel calcio, Roma e Lazio, che hanno saputo infiammare la passione del tifoso raggiungendo tutti i quartieri della città. Questa co-presenza è un fatto positivo anche nel basket. Alcuni tifosi sceglieranno di supportare la nostra squadra, altri sosteranno la Maxima Roma. Qualunque società possa fare l’NBA Europe, l’altra potrà fare l’Euroleague e rimarrà comunque rilevante nello scenario italiano e romano”.
Su Mannion: “Ha personalità, tecnica, fisicità ed è un giocatore con premesse straordinarie. E’ abile anche nel passare la palla ma essere un leader dipenderà da due fattori. Il leader nasce dalla squadra e non è sempre il più forte ma quello che ha un impatto sui compagni ed il più positivo. Al momento lo conosco come giocatore e mi piace tantissimo. Non puoi mai assegnare dei titoli a qualcuno. Devono essere conquistati con la fiducia degli altri. Phil Jackson diceva che un gruppo di giocatori comincia a diventare squadra quando ciascuno di loro inizia ad avere fiducia nei compagni. La chiave di volta è quella, la stiamo già vivendo adesso in modo positivo”.
Sulla concorrenza dell’NCAA sui giovani: “Sono sempre stato favorevole che un giocatore andasse al College, dato che riceve istruzione tecnica di alto livello. Gli Allenatori in Europa lavorano ogni giorno ed hanno un un numero limitate di partite. Fondamentale che un ragazzo non giochi solo a basket, ma ad esso accompagni anche lo studio. Impari una lingua che è fondamentale per qualsiasi cosa che debba fare. Ora l’investimento del College sui ragazzi diventa un problema, perché te li sottrae ed i ragazzi torneranno nella nostra realtà dopo aver preso contratti molto ricchi e bisognerà vedere la loro motivazione. I migliori sicuramente vorranno performare al meglio anche dopo questo. Esempio della Luiss Roma che sono stati straordinari per questa idea, ma in tutti questi anni sono stati gli unici. Abbiamo ragazzi che arrivano a diciott’anni che sono interessanti e preparati ma il salto nel professionismo è troppo forte per loro
Sul pubblico: “I nostri “avversari” hanno ottenuto il PalaEur ma con pochissime date giocheranno infatti 6 partite di campionato 6 partite di Eurocup al palazzetto. Per noi riempire il palazzetto sarà più facile. Stiamo pensando alle società giovanili, nel 1973 la Stella Azzurra era in serie B e giocava al palazzetto. Intervenì Buitoni, c’era interesse verso i giovani e loro imposero di ampliare questo progetto, di punto in bianco andammo all’Eur. Non era riaperto dalle Olimpiadi del 1960 tranne per gli spareggi. Andammo all’Eur ed i ragazzi più esperti erano negli spogliatoi ed avevo alcuni ragazzi che completavano l’allenamento, li portai facendogli che c’erano ancora le impronte di Jerry West ed Oscar Robertson ed un ragazzino disse “Ti credo non hanno mai spazzato”. Iniziammo con un palazzetto vuoto, ma Luciano Acciari (al tempo alla Stella Azzurra) inizio a mettere residui di minibasket ed in quel modo i ragazzi venivano e portavano i genitori. Noi ad un certo punto avevamo 7 mila spettatori, con la Stella Azzurra che fece fino al quarto posto in serie A. Non dobbiamo dimenticare che la grande popolazione che ebbe Banco di Roma, Messaggero, Corbelli ed infine i Toti ha avuto figli ed hanno trasmesso i ricordi che hanno vissuto. Siamo fiduciosi in questo senso”.
Il messaggio che voglio dare alla città è che il basket torni a riconquistare Roma ed il Lazio. La speranza è che nella Capitale si torni a comunicare di basket a 5 milioni di abitanti, si torni a parlare di pallacanestro nei telegiornali come ad esempio il TG3 regionale, tutto questo torna a favore di tutto il basket”.
Nell’immagine Valerio Bianchini, Photo Courtesy BC Roma
Valerio Laurenti