Il movimento di pallacanestro italiano non produce utili, ma essenzialmente soltanto costi, quando si fa il passo più lungo della gamba purtroppo si rischia di cadere.

Carlo, detto Charlie, Recalcati, una vita su un campo da basket, prima da giocatore, a Cantù, e poi da allenatore in molte città d’Italia, tra cui Bergamo, Cantù, Varese, Fortitudo Bologna, Siena, con 3 scudetti conquistati e poi anche da CT, dove ha condotto alle Olimpiadi di Atene 2004 l’Italia alla medaglia d’argento. Conoscendo la città, coach Recalcati ha detto la sua sulla situazione di Bergamo, esclusa dal campionato di A2: “Non è una bel segnale per il nostro sport. Anche se è una forzatura dire che quella era la squadra di Bergamo

Tanti i temi affrontati, dall’equilibrio in A2, con una classifica cambiata drasticamente dopo l’esclusione di Bergamo, e dalla funzione che dovrebbe avere il campionato: “Nel sentimento popolare dovrebbe essere di formazione per i giovani, ma non sembra che sia così“. La questione instant replay e infortuni, ma anche sull’approdo della NBA in Europa.

Ci sono stati due episodi di esclusione, uno in A1 e l’altro in A2, cosa significa per il nostro basket e quali possono essere le conseguenze in un momento in cui si stava cercando di crescere.
“Non sono sicuramente episodi edificanti, avremmo bisogno di dare un’immagine di maggiore stabilità, cercando di controllare di più chi partecipa ai nostri campionati. Le colpe principali sono delle società, ma dovremmo trovare un sistema che possa evitare situazioni di questo genere con qualche controllo preventivo più efficace. Sicuramente per l’immagine del nostro sport non è un bel segnale.”

Ha vissuto a Bergamo da allenatore e giocatore, secondo lei c’era spazio per un progetto di questo tipo e cosa non ha funzionato?
“A Bergamo gli appassionati hanno tanta passione e attaccamento nei confronti di questo sport. Ci sono alcune realtà che stanno facendo ancora bene seppur in serie minori proprio perchè hanno tanta passione e competenza. Dire che questa era la squadra di Bergamo mi sembra un pò una forzatura, perchè non è vero. I giocatori non hanno avuto neppure la possibilità di vivere la città di Bergamo, giocando altrove sia la partita, a Monza, che gli allenamenti, a Carugate. Avremmo potuto capire se questa potesse diventare la squadra effettiva di Bergamo solo in un prosieguo, se il progetto fosse andato avanti ed entrato in pianta stabile sicuramente gli appassionati di basket di Bergamo avrebbero accolto con grande piacere una realtà del genere.”

Ha un messaggio da mandare a tutti gli appassionati di basket a Bergamo?
“So che a Bergamo e nella zona bergamasca ci sono tante realtà sane che comunque stanno facendo l’attività con passione e competenza, quindi non credo che questo possa essere un fattore che vada ad incrinare la passione per il basket che c’è lì, che credo resti intatta. E’ chiaro che Bergamo meriterebbe, soprattutto adesso che ha un palazzetto meraviglioso, una realtà che possa stare quantomeno nel campionato di A2. I bergamaschi però sono capaci di fare i conti e di sapere qual è il passo necessario per poter avere un futuro, la loro concretezza è una garanzia.”

L’esclusione di Bergamo ha cambiato drasticamente la classifica con molte squadre che sono state penalizzate, in particolare la capolista Pesaro e Livorno, in vista del futuro si potrebbe trovare un’alternativa per evitare questi cambiamenti in classifica?
“Con le regole attuali no, in automatico ci sono squadre che vengono penalizzate, è successo anche in A1 quest’anno e qualche anno fa quando scomparì Roma. Non so neanche quale modifica potrebbe essere fatta, credo che bisogna concentrarsi di più sulla ricerca di regole che non facciano accadere nuovamente situazioni di questo genere.”

In A2 molte squadre hanno investito dei budget importanti per degli obiettivi ambiziosi, ma questo non potrebbe essere un ulteriore rischio perchè economicamente non sostenibili?
“La concretezza dei bergamaschi di cui parlavo prima andrebbe estesa a tutti, aldilà delle legittime aspirazioni che ogni società ha, credo che la cosa più importante sia avere delle realtà che si siano consolidate economicamente. Ogni società dovrebbe restare ai limiti delle proprie possibilità e non andare oltre, quando si fa il passo più lungo della gamba purtroppo si rischia di cadere. E’ un campionato bellissimo e molto competitivo, dove ci sono spazi e tempi per tutte le squadre per ovviare i momenti negativi o gli errori di mercato. Purtroppo il nostro movimento non produce utili, secondo me l’errore che molti imprenditori e appassionati fanno è che entrando nel mondo della pallacanestro si pensa di poter produrre utili, ma in realtà ci sono essenzialmente solo costi. E quindi bisogna avere una grande oculatezza nella gestione dei propri bilanci.”

Questi budget importanti hanno portato in A2 dei giocatori di alto livello, questo però non rischia di compromettere la funzione del campionato, ovvero una culla per far crescere i giovani?
“Evidentemente lo scopo del campionato non è questo. Bisogna capire se nel momento in cui è stata congeniata una formula di questo tipo, si pensava che dovesse essere un campionato di formazione, nel sentimento popolare dovrebbe essere così, ma non sembra. Fortunatamente ci sono ancora delle società che investono nei giovani, Cividale mi sembra sia l’esempio perfetto, è una realtà che ha sposato questa linea. Non è un campionato che è stato studiato per dare la possibilità ai giovani italiani di poter maturare, è un campionato professionistico dove legittimamente ogni squadra e società ha la possibilità di fare la propria programmazione. Se si punta a fare dei programmi pluriennali puntando alla crescita dei propri giovani non si può pensare di avere un risultato immediato bensì a lungo termine, andando avanti anche nei momenti difficili.”

A tal proposito, a Bologna la Fortitudo ha scelto la strada del tutto o subito 3 anni fa, c’è che chi dice che la Effe debba tornare in A1 al più presto, e chi invece pensa che si siano persi tre anni senza programmare nulla ma con investimenti che poi ogni anno pesano sul bilancio della società, secondo lei tra le due strade, anche per la piazza che c’è a Bologna, quale andrebbe seguita nei prossimi anni?
“Sicuramente la Fortitudo è una piazza che ha competenza, passione, storia e tradizione, ma questo discorso vale anche per tantissime altre piazze in A2. Per ciò che vale il basket a Bologna e per la passione che ci mettono tutti è chiaro che la società meriterebbe di stare al di sopra, ma poi io la realtà societaria non la conosco, e quelle sono cose in cui non posso e non voglio entrare. Non so se dal punto di vista societario sono pronti a salire subito o fanno meglio a fare le cose per gradi, quel che è fuori di dubbio è che piazze di quel tipo lì, e io l’ho vissuto a Cantù negli ultimi anni, per le abitudini e le competenze, vorrebbero salire immediatamente. Dopo però devi fare i conti con la realtà del campionato, perchè ormai in A2 ci siamo abituati che a inizio stagione è difficile individuare due favorite in particolare. Ci sono 8/10 società che partono con il dichiarato intento di salire, quindi poi per forza di cose dopo ci saranno 8 deluse.”

Pesaro resta al primo posto, che secondo molti non avrebbe retto per tutta la stagione e invece è ancora lì, a questo punto può essere la favorita per salire?
“Siamo ancora abbastanza lontani dalla conclusione del campionato. Pesaro l’ho vista giocare dal vivo a Verona, e mi ha subito fatto un’ottima impressione proprio per la sua solidità, e credo che questa sia una garanzia per arrivare fino in fondo. Nel momento in cui giochi tante partite sei legato agli infortuni, al calendario e ad altri fattori, quindi bisogna aspettarsi che chi sarà prima in classifica difficilmente farà un percorso netto.”

Forlì è probabilmente la delusione del campionato che non è riuscita a trovare gli equilibri giusti e si trova in una posizione di classifica delicata in piena zona play-out, cosa ne pensa della situazione?
“Questo è il classico esempio di una squadra partita con un certo tipo di ambizione e che si trova invece a lottare per qualcosa di diverso e più rischioso. La garanzia per Forlì è avere Antimo Martino, che è un allenatore che sin dai tempi in cui allenava a Ravenna mi è sempre piaciuto e se avessi una società affiderei a lui la guida della squadra. Credo che Forlì abbia i mezzi per salvarsi, soprattutto ora che ha metabolizzato che il suo obiettivo è lottare per non retrocedere.”

Un’altra delusione è Pistoia, che coach Sacripanti sta cercando di togliere dalla zona play-out anche se con qualche difficoltà, riuscirà nell’intento?
“Non lo so, da quando è arrivato Pino (Sacripanti) seguo i risultati ogni domenica. La squadra è cambiata, con l’arrivo di due nuovi stranieri e con la competenza di Pino, che non si discute. E’ in una posizione critica, non sarà facile.”

Senza entrare nel merito della vicenda, Verona ha esonerato Demis Cavina in settimana, è tornato Ale Ramagli, nonostante una larga vittoria a Ruvo di Puglia, che senso ha farlo dopo un successo del genere anche se era da un pò che la notizia era nell’aria?
“Non mi permetto di giudicare delle cose che non conosco, bisognerebbe essere all’interno e sapere le problematiche e i rapporti che ci sono. Non ho la conoscenza necessaria per dare un giudizio su questa situazione.”

Una sorpresa del campionato è invece Livorno, potrebbe essere la mina vagante di questo finale di stagione?
“Potrebbe essere, è una squadra che ha grande entusiasmo e che si è affidata a giocatori che hanno esperienza in fatto di promozioni, tanti gli innesti arrivati da Cantù, e sicuramente è una formazione competitiva nel gruppo di quelle che aspirano a salire.”

Tanti gli infortuni che si stanno susseguendo in A2, tante squadre ne sono martoriate, secondo lei le cause si possono imputare alle tante partite?
“Se si vuole avere un campionato con così tante squadre credo sia inevitabile che ci siano dei turni infrasettimanali. L’Eurolega insegna, anche se è un tipo di basket diverso, molto più intenso e fisico, e le squadre che la giocano partono con roster di almeno 16 giocatori. L’incidenza degli infortuni va messa in preventivo, anche in A2. E’ necessario avere roster più ampi ed equilibrati al loro interno. Non voglio scendere nelle metodiche di allenamento perchè poi ogni squadra o allenatore ha i propri metodi, ma io penso che fare un solo allenamento al giorno, per le mie abitudini, è poco. E’ una mio opinione, di carattere generale, che metto tra le possibili cause. Inoltre, credo che principalmente l’intensità del gioco attuale porta ad avere un’incidenza di infortuni superiore rispetto al passato.”

Sembra che all’interno della Lega di A2 si stia parlando dell’inserimento in ogni partita dell’uso dell’instant replay, che ne pensa?
“La strada che si è intrapresa è questa, quindi è giusto che anche l’A2 si adegui all’uso della tecnologia attuale. Quello che non mi piace dell’instant replay, in assoluto, è il troppo tempo che l’arbitro sta al monitor. L’unica variante che gradirei è avere un tempo massimo di revisione, perchè soprattutto per il pubblico è uno stillicidio, non dico che rovina le partite ma la troppa frammentazione è sicuramente un problema.”

Cosa ne pensa dell’arrivo dell’NBA in Europa dal 2027 e quindi di tutta questa situazione che sta portando i club a decidere se restare in Eurolega o andare a giocare nella futura NBA Europe.
“Premetto che non sono un amante dell’NBA, per la tipologia di gioco più che altro. Se dovesse sbarcare in Europa ritengo che dal punto di vista del gioco sarebbe comunque una NBA più vicina all’Eurolega, e questo mi consola. La mia preoccupazione è che i vari campionati vengano indeboliti dall’arrivo dell’NBA. Mi dispiacerebbe per la nostra LBA che già a livello europeo è scaduta, basti vedere i risultati delle nostre squadre in Eurolega per capire che stiamo facendo dei passi indietro, e non vorrei che con l’arrivo dell’NBA si andasse a peggiorare e che il nostro campionato perdesse di valore. Questo è l’unico pericolo che vedo e non vorrei che si verificasse.”

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Foto di Ciamillo Castoria