Pronti a vivere il prossimo weekend di Serie A2, la 23esima giornata è alle porte, abbiamo già avuto un assaggio con l’anticipo tra Urania Milano e Cantù di venerdì sera (terminata 63-57, qui il RECAP). In questa anteprima di A2 abbiamo intervistato uno dei 20 allenatori attualmente in carica sulle panchine di Serie A2, arrivato in corsa durante la scorsa stagione, ha portato la squadra ad una clamorosa promozione in A2 dalla Serie B Nazionale battendo ai playoff sia la Pielle Livorno, ribaltando lo 0-2 in un 3-2, vincendo in trasferta gara-5, e poi ha fatto lo stesso con gli Herons Montecatini in finale. Stiamo parlando ovviamente di coach Alessandro Crotti che ora, con la sua Avellino, sta regalando una stagione sorprendente ai suoi tifosi, con il club campano attualmente al 6° posto (pari punti con altre tre società), risultato che in pochi avrebbero pronosticato a inizio stagione.
Dopo una carriera vissuta principalmente in Serie B, dove ha conquistato ben quattro promozioni, tra cui Omegna e Juvi Cremona, sta vivendo la sua prima esperienza al Sud Italia, ci ha concesso così del tempo per parlare della sua avventura con Avellino, della Serie A2 in generale e del basket attuale.
–Come è iniziata la passione per il basket e quando Alessandro ha deciso di fare il coach?
“E’ iniziata da piccolo quando giocavo, ho fatto le giovanili, anche se mi piaceva tanto il calcio, poi a 14 anni l’ho abbandonato completamente e mi sono dato alla pallacanestro. La passione per fare l’allenatore è nata dopo aver fatto l’ISE, l’attuale Scienze Motorie, ho iniziato con il mini basket poi le giovanili con la chiamata da Treviglio, e dopo ho iniziato l’avventura anche con le squadre senior e ora mi sono ritrovato a fare l’allenatore, però la pallacanestro è da quando ho 6 anni che la vivo intensamente.
–Prima di Avellino ha allenato tante squadre in Serie B e non solo, ce n’è una in particolare in cui si è trovato meglio?
“In quasi tutti i posti in cui sono stato, ho trovato amicizie anche extra basket ma comunque dei buoni ricordi, non in tutti i posti si sta allo stesso modo ma le due società che mi sono rimaste più nel cuore sono Omegna, due anni strepitosi sia a livello di risultati che di ambiente che si era creato, la città viveva in modo viscerale la pallacanestro; poi dico Vado Ligure, mi porto tanti ricordi, sia il posto, vivere al mare è molto bello, sia le persone che ho incontrato, oltre al fatto che lì è nata mia figlia.
–Per quale motivo ha sposato il progetto di Avellino?
“Ad agosto ero disoccupato, avevo avuto un paio di offerte che però non mi garbavano più di tanto e quindi ho deciso di aspettare, ho seguito dall’inizio tutta la Serie B anche un pò con la consapevolezza che sarebbe stata la mia destinazione, e devo dire che Avellino, secondo me sulla carta era una buona squadra, che in prospettiva poteva fare bene. Quando ho avuto la chiamata non ci sono state tante esitazioni in più ho avuto come assistente Gianluca De Gennaro, che aveva fatto 20 anni ad Avellino e me ne aveva parlato molto bene, sia del posto che delle persone, in più c’è stata anche la prima impressione nelle chiacchierate preliminari fatte con Antonello Nevola, attuale GM, che mi ha dato l’impressione di essere una persone competente, che non dice mai una parola fuori posto, da lì ho sposato il progetto sapendo che fosse a lungo raggio, anche perchè l’anno scorso c’è stata una promozione non aspettata inizialmente.
–Come vive la città e la tifoseria, è la sua prima esperienza al Sud, che differenza vede con le precedenti avventure?
“Non ho grosse interazioni extra basket ad Avellino, sento però che il palazzetto è caldo, l’anno scorso quando sono arrivato era abbastanza deserto, adesso invece si è creato questo entusiasmo con una tifoseria molto calda e vicina, capita che ogni tanto ti fermano per strada, quando si riesce, anche perchè quest’anno è difficile avere tempo, con i tanti turni infrasettimanali si vive anche meno la città. Al palazzetto si sente che c’è questa passione e che sta ritornando il fuoco che era stato messo sotto le ceneri dopo il fallimento della Scandone in A1, infatti quando parli con le persone capisci che hanno visto il basket vero.
–La nuova formula di Serie A2 e anche il calendario, non è un po’ troppo impegnativo per alcune squadre?
“E’ probabilmente il più bel campionato di A2 da non so quanti anni, quando ci sono passato con due esperienze precedenti non c’era questo livello, poi il girone unico è bellissimo, ogni partita è una battaglia. Diciamo che sul calendario qualche piccolo miglioramento si può fare, tipo non mettere il turno infrasettimanale alla seconda giornata, noi facemmo domenica e poi subito mercoledì in uscita dalla preparazione atletica e quello porta sempre problemi, poi è chiaro che bisogna essere bravi a giostrare i carichi di lavoro con gli impegni, è sì molto impegnativo ma anche molto bello, non mi sento di criticare la formula, magari diluire in maniera più uniforme i turni infrasettimanali allungando anche di 15 giorni il tutto. Noi alla fine del campionato arriveremo forse a 12 turni infrasettimanali e, calcolando anche la geografia che non ci premia, considerando che il nucleo grosso è tutto al Nord e al Sud ci siamo noi, Brindisi, Nardò e anche Rieti, è un ulteriore impegno. Le squadre del Nord stanno sentendo meno gli impegni perchè i viaggi per loro sono meno logoranti.
–La scalata verso l’A2 era nei programmi ma è arrivata prima del previsto, qual è stato il momento più bello della scorsa stagione?
“Penso sia Gara-5 con Livorno che ci ha regalato una bella finale, sapendo che forse Livorno sarebbe stato l’ostacolo più duro da superare, arrivavano da una striscia di vittorie incredibili, poi pronti via subito 2-0 con Imola, idem con noi, fare quella rimonta è stata una bella soddisfazione. Poi ovviamente anche Gara-5 con Montecatini è stato l’apice della stagione.
–Anche quest’anno il campionato sta andando bene, com’è stata costruita la squadra, quali sono state le linee guida nella scelta dei giocatori?
“C’è stata molta sinergia questa estate con Antonello Nevola e Gaetano De Paola, il DS, dove ci siamo confrontati più e più volte, condividendo la costruzione della squadra. Volevamo un 3 della tipologia di Lewis, che potesse anche spostarsi come 4, un progetto tattico che avevamo in mente. Abbiamo puntato su due playmaker giovani ma con la consapevolezza che Mussini li avrebbe aiutati molto, dato che lui nasce da play e poi si è spostato in guardia. Jurkatamm è un signor trattatore di palla, e da lì abbiamo chiuso le quattro riconferme, Verazzo, Chinellato, Nikolic e Bortolin e abbiamo costruito il nostro mosaico, ma senza grossi affanni, ragionando di volta in volta, tant’è che noi forse siamo stati tra gli ultimi a prendere il secondo americano. E’ stato un lavoro certosino, di confronto quotidiano, c’è da dire anche che è stato un mercato abbastanza complicato perchè da neo promossi molti giocatori non avevano piacere di venire, un pò per la logistica, un pò per essere nuovi nella categoria.
–Come descriverebbe la sua squadra e il modo in cui gioca?
“Siamo una squadra di sistema, dove tutti sanno cosa fare per far rendere al meglio tutti, penso anche che poi una formazione forte è composta da giocatori che producono. E’ una squadra che, finora, ha sempre giocato facendo un gradino alla volta e crescendo man mano, a inizio anno non avevamo il piglio e la consapevolezza che abbiamo adesso, di contro c’è da dire però che quando non entriamo in campo con lo spirito operaio che ci ha contraddistinto fino ad oggi diventiamo una squadra normale, se non di basso livello, c’è la dimostrazione: delle ultime 13 partite, ne abbiamo vinte 10 e due le abbiamo perse contro squadre che stanno sotto di noi in classifica, Cremona e Nardò, addirittura i pugliesi senza la loro stella Woodson. Forse perchè in quel momento abbiamo pensato di essere troppo bravi ma in realtà lo diventiamo quando riusciamo a produrre la nostra pallacanestro, di sistema ed operaia, che riesce però anche ad esaltare le doti individuali di tutti i giocatori.
–A questo punto i playoff sono un sogno possibile o un obiettivo?
“Il campionato è ancora lungo, 17 partite corrispondono a più di un girone degli anni scorsi, è chiaro che adesso siamo in ballo e vogliamo ballare, cercando di arrivare il più in alto possibile. Ci proveremo con tutte le energie che avremo, ma anche con la consapevolezza che alcune squadre che hanno avuto un inizio un pò in difficoltà potrebbero crescere, anche perchè l’equilibrio del campionato viene anche dettato dagli innesti fatti. Ci vogliamo provare, adesso siamo nel gruppone tra playoff e playin, vorremmo restare in questa zona se non provare a fare qualcosa in più, con la giusta consapevolezza che bisogna ancora lavorare tanto e fare bene.
–Per la promozione diretta in A1, il discorso è tra Rimini, Udine e Cantù, o le altre squadre in ritardo come Pesaro e Fortitudo Bologna possono inserirsi?
“Il divario che c’è tra le prime e le altre squadre mi fermerei a Rimini, Udine e Cantù, più che altro perchè sono già abbastanza lontane. Almeno che la Fortitudo Bologna, andando avanti con questa costanza, non possa inserirsi, stiamo parlando sempre di 8 punti di distacco che in 17 partite è un gap che lascia ancora tutto aperto, devono fare quasi un percorso netto anche perchè le prime tre hanno dimostrato di perdere molto poco. Se Fortitudo, Pesaro e le altre squadre si scontrano nei playoff, non saprei dire chi è la favorita, per il primo posto invece si è creata una differenza abbastanza ampia a questo punto della stagione, poi non si sa mai ma è difficile che riescano a colmarlo.
–Quali sono le squadre e i giocatori che le sono piaciuti di più dal punto di vista del gioco?
“Udine come squadra è quella che mi ha sorpreso di più, poi la Fortitudo quando sanno esserlo veramente è molto forte. Tra i giocatori Ahmad (Pesaro), pazzesco, un giocatore da categoria superiore, non cito mio perchè sarebbe ingeneroso citarne solo qualcuno, ma anche qualche giocatore di Avellino potrebbe essere una nomination. A me strapiace Hickey (Udine), un giocatore dal carisma e dal piglio super. Ce ne sono tanti di giocatori forti ma in ambito stranieri ti dico Woodson, Hickey e Ahmad. Per quanto riguarda gli italiani ce ne sono tanti che potrebbero stare in Serie A, vanno molto a gusto perchè c’è chi preferisce il lungo perimetrale, chi quello d’area, il playmaker tiratore o passatore, è un livello altissimo quest’anno.
–La Serie A2 quindi riesce a mettere in pratica uno degli scopi per cui esiste, ovvero far giocare i giovani italiani?
“Neanche tanto, perchè è talmente competitiva come categoria che di giovani pronti a giocare ce ne sono pochi, se andiamo a vedere le squadre sono zeppe di senatori. L’unico che mi viene in mente che si sta dimostrando essere un giocatore dalla prospettiva clamorosa è Ferrari di Cividale, che ha trovato spazio, bravissimi a scoprirlo perchè uno che passa dall’Interregionale alla Serie A2, nessuno si sarebbe immaginato un impatto del genere, ma penso anche che sia l’unico giovane di prospettiva altissima. Si può dire anche Marangon ma lui è al terzo anno che si trova in queste categorie, poi in Italia di under parliamo per i 2005.
–Negli ultimi mesi si è parlato molto del tema tiro da tre, il quale, a detta di molti, viene troppo abusato come soluzione d’attacco, soprattutto in NBA, che ne pensa?
“Ho avuto una chiacchierata con un mio carissimo amico sull’algoritmo e le analisi riguardo questo tema, a parte che noi siamo una delle squadre che tirano di meno da tre in A2 (Avellino è penultima per tiri da tre tentati, ndr), quindi vado un pò in controtendenza. A me non fanno impazzire i numeri fini a sè stessi, è chiaro che il tiro da tre va in funzione al tipo di squadra che si costruisce, non penso che nessuno ne abusi, la verità è che è aumentato a dismisura il talento, alcuni giocatori hanno fatto scuola, prima c’era Magic Johnson e tutti lo imitavano, poi Michael Jordan, poi è arrivato Steph Curry e dopo la finale olimpica cosa si può dire. Penso che vada molto a gusto, dipende dal tipo di squadra che si ha e come si vuole farla giocare, è chiaro che se una squadra ha cinque tiratori pazzeschi li sfrutta. Mi astengo dal dire che è meglio o peggio, per ora in Italia non se ne sta abusando, si vede ancora della pallacanestro.
–Domenica 26 gennaio Avellino affronta Vigevano, che partita si aspetta?
“Mi aspetto una bella battaglia, Vigevano viene da una brutta sconfitta nello pseudo derby con la Juvi Cremona, dove non c’è grande empatia tra le due società e quindi saranno abbastanza carichi, anche perchè hanno un pubblico di altissimo profilo che li spinge sempre, quindi mi aspetto che faranno il possibile per elevare la loro qualità di gioco. Spero che non si giochi un pò troppo borghesi, come ho detto dopo la partita con Nardò, perchè non sarebbe la nostra pallacanestro, Vigevano è una squadra che sa soffrire, che gioca un basket anche abbastanza ruvido, noi dobbiamo giocare in modo simile. Mi aspetto una partita difficile, hanno recuperato Stefanini e appena cambiato Oduro con Smith, quindi credo sarà una bella prova da parte loro ma allo stesso tempo anche noi faremo il nostro.
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INDISPONIBILI SERIE A2
Gabriel (Bologna), Sabatini (Bologna), Allen (Brindisi), McGee (Cantù), Delfino (Cento), Sperduto (Cento), Tamani (Cento), Miani (Cividale), Fratto (Livorno), Mouaha (Nardò), Woodson (Nardò), Parrillo (Pesaro), Querci (Piacenza), Lupusor (Rieti), Gallo (Torino), Landi (Torino), Pini (Udine), Stefanelli (Udine), Gazzotti (Verona), Raspino (Vigevano), Strautmanis (Vigevano)
In foto Coach Crotti, alla guida della straripante Avellino che sta sorprendendo in questa Serie A2, di Ciamillo Castoria