Secondo turno della quarta giornata di Regular Season di Eurolega e già potremmo trovarci davanti a bivi determinanti per la stagione.

Il primo è quello dei bicampioni in carica dell’Anadolu Efes: il successo nella gara inaugurale appariva come proemio di un’opera molto diversa da quella dell’anno scorso. Le due sconfitte incassate di misura contro Monaco e Valencia, unite all’eccesso di effervescenza mostrato da Ataman in campionato, hanno fatto sorgere nuovi dubbi sulla principale favorita, ancora priva di Larkin. Non è bastato il passo in avanti di Clyburn, che pure si è preso sul serio il compito di palliare l’assenza della stella statunitense di passaporto turco.

Di fronte c’è chi vive un momento agli antipodi di quello di Micic e compagni. L’Alba Berlino di Israel González – e di Gabriele Procida – continua a stupire con il proprio basket veloce, aperto e sfacciato che ha già ottenuto qualche scalpo di prestigio, non ultimo quello dell’Olimpia.

I berlinesi arrivano al match di Istambul con sempre maggiore consapevolezza nei loro mezzi e la ferma intenzione di proporsi come mina vagante e coltivare il sogno playoff, frutto anche dei 29 punti di scarto inflitti al Panathinaikos sul proprio parquet poi chissà…una volta in ballo si potrebbe anche ballare.

 

Incassato il KO contro il Maccabi, il Monaco prova a ripartire da Oaka. Nella gara dell’Elyahu, Mike James e compagni hanno accusato un passaggio a vuoto dal punto di vista offensivo, con il solo Jordan Loyd a trovare il fondo della retina con una certa continuità, mentre l’ex Milano e CSKA si dilettava nel discutibile sport di tirare qualsiasi cosa gli passasse dalle mani, fatturando un poco edificante 0/8 da 3; se James è croce e delizia, talvolta tocca abbracciarsi la croce.

Il Pana viene dalla pesantissima sconfitta di Berlino, 40’ in cui non è funzionato niente e che rendono necessario voltare pagina quanto prima per non buttare tutto via anzitempo, anche perchè non dovrebbe essere abitudine il 12/40 da 2 visto alla Mercedes-Benz Arena.

Resta l’impressione che il limite tra la sicurezza nei propri mezzi ed il completo scoramento degli uomini di Radonjic sia davvero troppo labile.

All’inferno di Oaka l’ultima parola.

 

L’altra ellenica affronta uno scontro al vertice nel suo tour della Spagna. Ottenuta per il rotto della cuffia la vittoria al WiZink Center contro un Real Madrid che è affogato ad un centimetro dalla riva, l’Olympiacos fa visita ad un Baskonia che, invece, vive un momento magico nella competizione europea.

Gli uomini di Peñarroya si godono il secondo trentello di fila di Markus Howard – tra l’altro fratello di Jordan Howard, playmaker della GeVi Napoli – che si è preso le chiavi della squadra insieme a Darius Thompson ed ha portato inaspettatamente i baschi nel gruppo di testa.

Coach Bartzokas si aggrappa ancora al momento di forma di Sasha Vezenkov, dominante anche contro il Real Madrid con 23 punti e 12 rimbalzi a referto.

Il bulgaro sarà ancora una volta il principale terminale degli ellenici, accoppiato a Daulton Hommes, ex di Cremona, nell’1vs1.

 

Il Clásico ha lasciato strascichi. Lo dimostra il fatto che il Real provi ad accelerare per regalare a Chus Mateo un secondo playmaker affidabile, individuato in Shannon Evans, come già segnalato su queste pagine.

Il finale di gara contro l’Olympiacos, con la gara letteralmente buttata via, non fa che accrescere i dubbi sul primo Real Madrid del dopo Pablo Laso, una squadra che ha un’apparenza solida ma che, dopo la sconfitta del Palau, ha mostrato un ventre molle inaspettato, visto anche il roster più completo rispetto alla scorsa stagione.

Prova ne sia la necessità di ricorrere ancora al talento di un Sergio Llull che, ormai, è in là con gli anni e non può garantire l’apporto che dava nel momento migliore della propria carriera.

Una squadra, quella merengue, che pare ancora troppo ancorata al proprio passato e fatica a cedere il passo ad un futuro che avrebbe tutte le carte in regole per essere presente.

La gara contro la Stella Rossa può rappresentare una boccata d’ossigeno.

I balcanici continuano ad attendere Raduljica, in panchina per onor di firma nella gara persa al Buesa Arena.

La batosta subita contro il Baskonia ha evidenziato limiti nella fase realizzativa, soprattutto quando Bentil non è in serata al tiro.

Il solo Mitrovic non può bastare, specialmente contro un reparto lunghi fornito come quello del Real Madrid.

Manca l’apporto degli esterni, sempre se si vuole avere una minima chance di cancellare lo 0 dalla casella delle vittorie.

 

Elio De Falco