Tredici vittorie e nessuna sconfitta, un solo precedente in un campionato europeo: a Tel Aviv, otto anni fa, finì 71-69, una partita dunque di pura sofferenza vinta con i canestri di Marco Belinelli. Torniamo a trovarci di fronte la Georgia: sarà la quattordicesima volta e, mai come in questa occasione, sarà fondamentale mantenere l’imbattibilità nei confronti della squadra di Tiblisi, e non per un fatto puramente statistico, ma perché i georgiani nel match d’apertura hanno subito infranto l’equilibrio idealizzato per questo girone (Grecia da primo posto e Italia e Spagna a giocarsi la seconda piazza) travolgendo gli iberici e ricavando una profonda iniezione di autostima. Bastava vederli giovedì sera, racconta chi li ha incrociati al ritorno in albergo: allegri sì, ma soprattutto gonfi di orgoglio e di convinzione per il futuro in un torneo che forse non si aspettavano potesse iniziare in modo così clamoroso.

I risultati della prima giornata sono sempre da prendersi con le molle, oggi la prima verifica della loro attendibilità. Italia-Georgia, certo, ma anche e soprattutto Spagna-Bosnia perché, pur privi di Dzanan Musa, ala dei Nets, di Luka Garza, centro di Boston, e dell’americano naturalizzato Xavier Castaneda, il play del Malaga, i bosniaci hanno espresso un buon livello di gioco e un’eccellente personalità in Jusuf Nurkic, il 2.13 di Utah Jazz, da undici anni nella NBA. Anche se l’avversaria di giovedì si chiamava Cipro, la prova di forza, all’inizio e poi a conclusione di partita per ricacciare indietro i volenterosi avversari che si erano avvicinati un po’ troppo, è stata notevole. Scariolo si troverà quindi di fronte una squadra con il morale alto, per niente disposta a cedere il passo, l’avversaria giusta per capire esattamente dimensione e prospettive della sua Spagna che, non dimentichiamo, è campione d’Europa uscente.

Stessa situazione per l’Italia di Pozzecco. Da avversaria da rispettare, la Georgia si è trasformata in avversaria da temere. Per la forte spinta emotiva della prima vittoria, per l’obiettivo valore di alcuni dei suoi protagonisti: la coppia Nba fornata da SancdroMamukelashvili (Toronto) e Goga Bitadze (Orlando), l’americano naturalizzato Kamar Baldwin play del Bayern Monaco, ma anche e soprattutto Toko Shengelia che, a rischio fino a qualche gioco fa per un’aritmia cardiaca, è invece presente con tutto il valore e la personalità che quest’anno ha dimostrato nel campionato italiano, trascinando la Virtus Bologna allo scudetto.

Eppure la Georgia veniva da un precampionato disastroso, con sei sconfitte (e zero vittorie) contro Israele, Estonia, Lituania, Polonia e Cechia. Forse è bastato il recupero di Shengelia per ristabilire equilibrio e ritrovare qualità. Assistente del coach Aleksandar Dzkic è Marco Esposito, già a Milano e a Brindisi con Piero Bucchi, italiano anche il fisioterapista, Biagio Di Giorgio Giannitto, che con Pozzecco aveva lavorato a Capo d’Orlando: il mondo è piccolo, anche quello del basket… Proprio Esposito aveva ammonito di non farsi trarre in inganno da quello che era successo in preparazione; la vera Georgia si sarebbe vista a Limassol.

Per il momento se n’è accorto Scariolo, questo pomeriggio, quando in Italia saranno le 14, toccherà a Pozzecco prendere le misure della Georgia e trovare le soluzioni adatte per rilanciare da subito l’Europeo dell’Italia. Della partita con la Grecia, scrivevamo ieri, ci sono molti dettagli promettenti: l’esplosiva freschezza di Niang, la sicurezza di Matteo Spagnolo nel prendere in mano la squadra, a 22 anni playmaker titolare della Nazionale, la garanzia di Pajola, la generosità di Melli. Questo per quanto riguarda i singoli, mentre a livello di squadra apprezzabile il lavoro contro un totem come Antetoukonmpo nonostante i 31 punti concessi, ma soprattutto le doti di resilienza, i recuperi ripetuti sui break dei greci, la capacità di essere ancora in corsa a 100 secondi dalla fine sprecando per scarsa lucidità le occasioni per completare il recupero e chiudere positivamente la partita.

Molte peraltro anche le note negative: la giornataccia di Fontecchio su cui la Grecia ha comunque difeso con grande pressione, l’aver dimenticato in panchina Procida, la sterilità delle guardie: appena 19 punti in quattro, Thompson che stenta ad inserirsi in una squadra in cui è stato catapultato troppo tardi (davvero non sarebbe stato più utile Mannion? Non è che il naturalizzato sia obbligatorio…).

Il problema di fondo dell’Italia resta insomma quello dell’attacco. 66 punti con il 35% (il 28% da tre) è francamente poco, così il 68% dalla lunetta con ben sei errori. I meccanismi in difesa funzionano, la palla gira, il ritmo è buono, ma il pallone deve entrare nella retina. Contro la Georgia sono indispensabili percentuali migliori e un Fontecchio in fiducia al tiro, anche per aprire la difesa avversaria e consentire alternative efficaci, evitando di doverci affidare soltanto alla generosità di Melli e di Gallinari, con i suoi 37 anni il più anziano dell’Eurobasket.

Chi sicuramente non litiga con il canestro è Lauri Markkanen, il centro della Finlandia che contro la Gran Bretagna ha infilato ben 43 punti in. 23′ (6/9 e 7/23, 10/11 nei liberi): 2.13, ala forte di Utah Jazz, è indicato come tra i protagonisti assoluti dell’Eurobasket e leader di una Finlandia che, nei quarti di finale già tre anni fa a Berlino, non nasconde velleità ancora più ambiziose con il suo gigante nato a Vantaa nel 1997, considerato a suo tempo “il miglior tiratore alto 7 piedi mai visto nei college”. Fama che ha conservato nella Nba: 8200 punti in 450 partite. Intanto la Finlandia vola a punteggio pieno, insieme a Lituania e Germania nel suo girone confermando le previsioni, a Riga invece, oltre alla scontata vittoria della Serbia sul Portogallo e della Turchia sulla Cechia, la Lettonia ha evitato l’umiliazione della sconfitta nel derby baltico con l’Estonia prevalendo di soli due punti. Per Banchi, all’ultima esperienza sulla panchina lettone, un’altra serata di sofferenza.